Responsabilità civile. Il “dissidente” Pd Giachetti: «Non è una legge contro i magistrati, ma per la gente come Salim: dieci anni di processo e non era lui»

Intervista al vicepresidente della Camera che ha votato sì all’emendamento Pini: «Tutti i professionisti rispondono dei propri errori, tranne i magistrati»

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«Anche i magistrati che sbagliano devono pagare. Per questo, anche se sono del Pd, ho votato “sì” alla proposta del leghista Pini». Lo dice a tempi.it il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti. Ex radicale, renziano della prima ora, Giachetti è uno dei tanti deputati del Pd che l’altro ieri hanno votato contro il parere del governo e a favore della responsabilità civile diretta dei magistrati (la norma è passata per 7 voti). Giachetti non si è nascosto dietro al voto segreto: «Da anni sostengo questa battaglia, e tutti i miei colleghi ne sono a conoscenza. Ho partecipato alla raccolta firme per la responsabilità civile diretta dei magistrati nel 1987, ho assistito al modo con cui è stato truffata la volontà degli italiani, ho firmato i referendum dei radicali dell’anno scorso: la mia posizione è nota».

Giachetti, perché ha votato a favore di questa norma senza aspettare le annunciate riforme della giustizia del governo?
Da quanto tempo stiamo aspettando? Non si può attendere in eterno. Sull’emendamento di Pini ho sentito i responsabili Pd e mi hanno dato una risposta che era la fotocopia di quella di due anni prima: “È una questione che va discussa all’interno di una riforma organica”. Io mi chiedo quanto bisogna ancora aspettare. Sappiamo tutti che la responsabilità civile indiretta non funziona. Mi auguro che il ministro Orlando prenda in considerazione questa inefficienza quando proporrà alle Camere la riforma della giustizia civile e penale che ha anticipato. Penso che un equilibrio si possa raggiungere.

Se ogni cittadino imputato può chiamare il magistrato che lo inquisisce o lo giudica a rispondere dei propri errori, non si rischia di minare l’indipendenza e l’autonomia del terzo potere, come sostiene l’Anm?
Nell’emendamento non è prevista una responsabilità diretta per errore. Si parla invece di una fattispecie specifica: di magistrati che sbagliano solo per dolo e per colpa grave. E poi i magistrati sarebbero giudicati da altri magistrati. Evidentemente ho più fiducia io nella terzietà dei giudici che non loro stessi.

È così necessaria questa legge?
Tutti i professionisti rispondono civilmente dei propri errori, anche i medici. I funzionari della pubblica amministrazione rispondono personalmente alla Corte dei Conti. Solo i magistrati sono esenti. È mai possibile? Se dovessimo credere a quello che dicono i numeri dei provvedimenti disciplinari del Csm, i magistrati che sbagliano si contano sulla punta delle dita. Ma è così? Prendiamo un esempio recente: un cittadino bengalese, Mohamed Salim, è finito in carcere nel 2004, si è fatto un anno di domiciliari e dieci di processo. Era accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nonostante fosse dializzato e impossibilitato a trasportare immigrati con i barconi dall’Albania all’Italia. Nel 2014 il tribunale ha stabilito che quel cittadino è innocente, e che è andato a processo per sbaglio, per un caso di omonimia. Mi chiedo: ma il pm che lo ha fatto arrestare, in questo caso Antonio Ingroia, non dovrebbe risponderne civilmente e in maniera diretta?

Qualcuno sostiene che la legge sia punitiva. I magistrati sono vittime di un ricatto della politica?
Bisogna smettere di promuovere o opporsi alle leggi in base a questi ragionamenti. Non importa se una legge va a discapito di qualcuno o a favore di qualcun altro. Le leggi devono essere fatte per i cittadini. E questa è una legge per i cittadini, non contro i magistrati.

Il presidente della Repubblica ha ripetuto giusto l’altro ieri che l’indipendenza dei magistrati non è un privilegio.
Non mi permetto di commentare quello che dice il capo dello Stato. Ma ricordo che cosa ha detto correttamente: «L’affermazione e il riconoscimento del prestigio, dell’autorevolezza, della credibilità della magistratura su cui poggia la fiducia dei cittadini e quella degli Stati, non possono prescindere dal rispetto dei princìpi, delle qualità, dei limiti che il ruolo del magistrato impone». Ecco, e se un magistrato infrange quei limiti, non dovrebbe forse risponderne?

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