Renzi promette di restituire 68 miliardi di debiti della p.a. alle imprese? Bene. Ma ne mancano ancora 32 all’appello

Lo stock finora restituito ammonta a 23 miliardi di euro che, sommati ai 68 che il premier ha promesso, fanno 91 in totale. Ovvero la stima di Bankitalia del 2011. Ma l’ammontare complessivo è cresciuto ancora

Qualcosa si muove nei pagamenti dei debiti dello Stato verso le imprese. Debiti che l’Europa ci ha più volte invitato a saldare subito e che costituiscono una seria minaccia per le imprese che a volte, per i ritardi, rischiano persino di fallire. Il presidente della Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini ha dichiarato, a margine di un convegno, che il premier Matteo Renzi approverà un decreto legge per liquidare entro il 21 settembre 2014 tutti i debiti commerciali della pubblica amministrazione. Il decreto, ha spiegato Bassanini, sarà pronto non appena il governo avrà approvato il Documento di economia e finanza che contiene la revisione degli obiettivi di finanza pubblica per l’anno in corso. Renzi, del resto, ha più volte ribadito di voler «sbloccare» ulteriori 68 miliardi di euro, oltre i circa 23 già liquidati alle imprese nel 2013.
Eppure, senza voler dubitare dell’impegno del governo per far finalmente avere alle imprese i loro soldi che aspettano da anni, qualche precisazione sulle cifre finora restituite, le tempistiche e le modalità di pagamento che lo Stato ha adottato è quanto mai opportuno farla.

CENTO MILIARDI DI DEBITI. Anzitutto i conti non tornano. La stima dello stock totale dei debiti della pubblica amministrazione cui Renzi fa riferimento, che ammonta a 91 miliardi di euro (di cui 68 ancora da pagare e 23 già pagati), è stata operata dalla Banca d’Italia ormai più di due anni fa. Gli importi, infatti, sono aggiornati al 31 dicembre 2011 ed è facile immaginare come nel frattempo lo stock totale dei debiti della pubblica amministrazione sia aumentato. Secondo la Cgia di Mestre, i debiti dello Stato verso le imprese ancora da pagare, tenendo conto di quelli accumulati tra il 2012, il 2013 e i primi mesi del 2014, sarebbero pari almeno a 90-100 miliardi di euro. Altro che 68 miliardi come dice Renzi. Oltretutto, di tutti gli enti della pubblica amministrazione che avrebbero dovuto trasmettere i dati sui debiti in essere all’amministrazione centrale entro il 15 settembre 2013, finora, «solo il 40 per cento li ha trasmessi: una percentuale da paese poco civile», spiega a tempi.it Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre.

LE IMPRESE PAGANO ANCORA. Ciò che più di tutto preoccupa le imprese, però, prosegue Bortolussi, è il «metodo» con cui sono fatti i pagamenti, da cui il segretario della Cgia di Mestre dissente, pur guardando con fiducia il fatto che il governo si sia impegnato sul tema. Lo Stato, infatti, anticipa un po’ alla volta alle banche i soldi che spettano alle imprese, che devono presentarsi allo sportello con i crediti certificati ed esigibili. Soltanto che, sbotta Bortolussi, «se all’impresa spettano, per esempio, 100 mila euro, la banca gliene dà soltanto 98, perché si tiene il 2 per cento di commissioni e così l’imprenditore deve pagare per avere i suoi soldi. Sia chiaro, per molti di loro poter finalmente avere i loro soldi è già una grande svolta, ma che debbano pagare per averli non è giusto».

AUTOGOL. Oltretutto, lo Stato, ha tutto l’interesse a restituire i debiti della pubblica amministrazione alle imprese. Perché, calcola sempre la Cgia di Mestre, il ritorno in termini di Iva, qualora l’intero stock dovesse essere restituito, potrebbe generare un maggior gettito Iva pari a 5 miliardi di euro. Un importo con cui Renzi potrebbe anche finanziare parte dell’abbattimento dell’Irpef che finora ha annunciato senza dire dove prenderà i soldi.