Renzi dà il via alle consultazioni. Il totoministri del giorno tra new entry e smentite

Le ipotesi: alla Giustizia Livia Pomodoro, alla Cultura Roberto Saviano, allo Sviluppo economico uno tra i due “rivali” Vittorio Colao o Franco Bernabé. Rifiuti da Lucrezia Reichlin, Barca e Prodi

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È arrivato intorno alle 10 a Montecitorio, Matteo Renzi. Si è perso tra i corridoi ma ha velocemente ritrovato la strada, è riuscito a superare indenne un viaggio in ascensore con i giornalisti («very dangerous»), anche sentendo la mancanza del suo braccio destro, Graziano Delrio («ci siamo persi Graziano» ha ripetuto tra un corridoio e l’altro del Palazzo, ma i commessi lo hanno subito rassicurato: «No, Delrio è già arrivato e la sta aspettando»). Poi si è messo subito al lavoro il neo presidente del consiglio incaricato, e ha incontrato la prima delegazione, il Maie (il movimento politico degli italiani all’estero).

QUELLI CHE HANNO DETTO DI NO. Dopo la telefonata scherzo della Zanzara, in cui l’ex ministro Fabrizio Barca ha rivelato pubblicamente di aver ricevuto pressioni anche dal patron dell’Espresso-Repubblica Carlo De Benedetti per accettare un incarico nel governo Renzi, ma di aver nettamente rifiutato, adesso è folto il gruppo dei papabili che hanno detto no. Oltre a Barca, ci sono renziani della prima ora, come Alessandro Baricco (ipotetico ministro della Cultura), che ha rifiutato domenica, proprio come il patron di Eataly Oscar Farinetti (Agricoltura) e l’amministratore delegato di Luxottica, Andrea Guerra (Sviluppo economico), o personaggi “nuovi”, come Luca Cordero di Montezemolo (Sviluppo economico o Made in Italy). Ma anche i “totem” storici della sinistra, Romano Prodi (Economia, ma lui ha risposto con un «No a caratteri cubitali» testuale) e Lucrezia Reichlin (Economia), che oggi all’Unità però ha dichiarato di non essere stata mai contattata in effetti, ma di non condividere comunque ciò che conosce del programma economico di Renzi.

QUELLI CHE FORSE. Il “totoministri” di oggi dà in aumento le quotazioni del fedelissimo Graziano Delrio all’Economia, dicastero per cui si fa il nome anche dell’ex rettore della Bocconi l’economista Guido Tabellini. Torna anche in lizza, ma con meno possibilità, l’ex vicedirettore dell’Ocse Gian Carlo Padoan. Alla Difesa si è parlato di un cambio di poltrone, ad esempio con il sottosegretario Pinotti (Pd) promossa a ministro, ma oggi sembra possibile che Mario Mauro resti al suo posto. Alla Giustizia prende quota, in alternativa al nome del vicepresidente del Csm Michele Vietti, quello del presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro. Se Beatrice Lorenzin (Sanità), Maurizio Lupi (Infrastrutture e Trasporti) e Andrea Orlando (Ambiente) quasi certamente rimarrebbero al loro posto, tra i nuovi nomi c’è la medaglia d’oro di tiro al piattello Niccolò Capriani. Alla Cultura arriva una new entry nel totonomine: lo scrittore Roberto Saviano, anche se per la stessa poltrona circola il nome della renziana doc Maria Elena Boschi. All’Istruzione dovrebbe andare la glottologa segretario di Scelta Civica, Stefania Giannini, Franco Barnabé, l’ex ad di Telecom, oggi entra in lizza per lo Sviluppo economico insieme all’ex rivale, Vittorio Colao, ex ad di Vodafone.

 

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