Rémi Brague: «Il matrimonio gay in Francia trasforma i bambini in oggetti da fabbricare»

Il famoso filosofo: «Ciò conduce a cancellare la differenza non fra l’umano e l’animale, ma fra le persone e le cose. È il trionfo estremo del capitalismo: l’uomo divenuto merce»

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Il «successo del progetto umanista», che a partire da Francis Bacon si è lanciato «alla conquista della natura» e che «non tollera nulla di superiore all’uomo: né natura, né angeli, né Dio», priva l’uomo «di qualsiasi punto di riferimento» tanto che «l’uomo non può più sapere se è un bene continuare a esistere e dunque se occorre proseguire l’avventura umana assicurando la riproduzione della specie».

UOMO E ANIMALE. In un’intervista ad Avvenire, il celebre filosofo Rémi Brague, docente a Parigi e a Monaco di Baviera, riprende il suo ultimo saggio “Ciò che è Proprio all’uomo. Su una legittimità minacciata” dove analizza una degli estremi approdi del pensiero “antiumanista”, che con l’aiuto della tecnica rischia di «farla finita con l’umanità» e produrre «l’estinzione della specie pura e semplice». Il sogno del “superuomo”, «vecchio almeno quanto Nietzche», spiega Brague, «è rafforzato dai progressi della biologia. C’è un dubbio dell’uomo su se stesso. L’uomo non sa più troppo bene se si distingue radicalmente dall’animale. E ancora meno se vale davvero di più. Una certa “ecologia profonda” sogna di sacrificare l’uomo alla Tera, assurta a una sorta di divinità».

BAMBINO COME MERCE. Una conseguenza di questo pensiero antiumanista si coglie nell’approvazione del matrimonio gay in Francia: «La maggioranza dei difensori della legge sono animati da buoni sentimenti, come il desiderio di uguaglianza o la compassione verso persone a lungo disprezzate. Ma la legge ha una sua logica interna. Autorizzare l’adozione per le coppie omosessuali, dunque necessariamente non feconde, conduce inevitabilmente alla procreazione artificiale (detta “assistita dalla medicina”) e all’affitto dell’utero (chiamato “gravidanza surrogata”). Il bambino diventa in tal modo un oggetto che si fabbrica e compra, un bene di comodo al quale si “ha diritto”. Ciò conduce a cancellare la differenza non fra l’umano e l’animale, ma fra le persone e le cose. I nostri socialisti (…) marciano così verso il trionfo estremo del capitalismo: l’uomo divenuto merce».

RIPARTIRE DALLA NOSTRA CULTURA. «Se l’umanità vuole sopravvivere – continua – e se vuole restare davvero umana, cioè razionale» non serve «lanciare appelli alla natura o all’istinto» perché sarebbe come «affidare all’irrazionale il destino del cosiddetto “animale razionale”». Bisogna invece «attingere alle fonti della nostra cultura. Ho concluso il mio libro con una meditazione dal primo racconto della creazione nella Genesi, al termine del quale Dio dichiara che ciò che Egli ha fatto è “cosa molto buona”. Si potrebbe pure invocare il platonismo con la sua “Idea del Bene”. Ma occorrerebbe ripensare tutto ciò in profondità, per poterlo riproporre con qualche speranza di convincere».

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