«Rehman si è battuta per Asia Bibi, la difenderemo. Ma il processo per blasfemia forse non ci sarà»

Intervista a Peter Jacob, direttore esecutivo Commissione giustizia e pace della Cei pakistana: «L’ambasciatrice negli Usa ha proposto di cambiare la legge sulla blasfemia ma non è blasfema. Per ora è partita l’indagine».

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«Sherry Rehman è una donna molto coraggiosa e quando ha provato a modificare la legge sulla blasfemia l’abbiamo difesa». Peter Jacob, direttore esecutivo della Commissione nazionale giustizia e pace della Cei pakistana, parla volentieri a tempi.it della donna musulmana, ambasciatrice negli Stati Uniti, che ha difeso pubblicamente la cristiana Asia Bibi e ora rischia di essere processata per blasfemia. La Corte Suprema, con una decisione inaspettata, ha infatti imposto alla polizia di accogliere le accuse di blasfemia lanciate contro di lei da un commerciante nel 2011 e di aprire un’indagine. «Io però continuo a sperare che non si arrivi a un processo».

Sherry Rehman sarà dunque processata per blasfemia?
Non è detto, il suo caso non è ancora stato portato davanti a un tribunale, ma soltanto ammesso e la polizia ora dovrà investigare. Per il momento però non c’è stato alcun procedimento nei suoi confronti. Questa petizione contro di lei era stata presentata dopo che nel febbraio 2011 Rehman ha difeso Asia Bibi durante un talk show su Dunya Tv. Dopo una serie di ricorsi, la Corte suprema ha dato ragione a Faheem Akhtar Gull, che l’ha accusata.

Perché la Corte Suprema ha accettato la petizione?
Non sono ancora uscite le motivazioni ma io spero che la Corte non aprirà un processo. Il vero problema è che nel 2011 Rehman ha proposto di emendare la legge sulla blasfemia all’Assemblea nazionale del Pakistan. Poi ha ritirato la proposta perché il suo partito, per ragioni politiche, non l’ha appoggiata.

Il governatore del Punjab musulmano Salman Taseer è stato ucciso dopo avere difeso Asia Bibi e proposto modifiche alla legge.
Quando qualcuno propone di modificare la legge sulla blasfemia viene subito criticato e minacciato. Questo è un elemento comune non solo tra i casi di Taseer e Rehman ma anche di tutti quelli che cercano di opporsi alle ingiuste sofferenze portate da questa legge.

Dal punto di vista della legge, cercare di apportare delle modifiche significa essere blasfemi?
Su questo ci sono diverse interpretazioni: qualcuno vede il tentativo di cambiare la legge come un attentato al profeta Maometto. Io penso che questo però non sia automatico e quindi falso.

Dopo il caso della ragazzina cristiana Rimsha Masih, accusata di blasfemia e poi dichiarata innocente, i pakistani non hanno cambiato idea sulla blasfemia?
Sì, qualcosa è cambiato davvero, soprattutto nella percezione di alcune persone. L’opinione pubblica ora mette in conto che la legge può essere manipolata e che un’accusa non è già una condanna ma che bisogna aspettare. Il caso di Rimsha ricorda a tutti noi che la legge non sempre viene usata nel modo corretto.

Però Rehman è stata accusata di blasfemia.
Per cambiare una legge c’è sempre bisogno dell’appoggio popolare. Credo che quel momento stia per arrivare, ma prima c’è bisogno che un dibattito libero sia permesso nella società, e ancora non è così purtroppo. Quando sarà possibile, e ci vuole ancora qualche passo, allora la modifica della legge verrà di conseguenza. Siccome la popolazione chiede diritti e rispetto della legge, sono sicuro che presto discutere e quindi cambiare la legge sarà possibile.

L’opinione pubblica come ha reagito alla decisione della Corte Suprema?
Da noi questa non è una grande notizia e la gente non ha ancora reagito con forza, anche perché Rehman fa parte del partito al governo e si trova negli Stati Uniti e non in Pakistan in quanto ambasciatrice. Quindi la gente pensa che non può essere attaccata dagli estremisti, che è fuori pericolo. Inoltre, bisogna vedere come va a finire il caso. Io conto che vada a finire bene, Rehman è una donna molto coraggiosa e noi la difenderemo, anche se ora fare dimostrazioni pubbliche non conviene.

La violenza contro le minoranze nel 2012 è cresciuta in Pakistan. Perché?
È vero, la violenza è cresciuta contro le donne e le minoranze. Nella nostra società purtroppo ci sono troppe armi e c’è una radicalizzazione crescente, anche l’intolleranza religiosa aumenta. Nonostante questo  io vedo che nella società ci sono energie positive per combattere contro l’intolleranza e la discriminazione.

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