Milano, registro testamento biologico. Forte (Pdl): «Una bandierina ideologica»

Il consigliere pidiellino contro l’ennesimo escamotage, da parte dell’amministrazione Pisapia, di dare un “contentino” ai suoi elettori. «Per ora un tentativo goffo e superficiale»

In consiglio comunale milanese è appena stato presentato il bozzetto relativo al registro del testamento biologico. Non in una unica e definitiva versione, ma in tre versioni differenti. Due di queste sono di iniziativa popolare, una viene da “Io scelgo”, comitato promotore dei registri, e un’altra dai Radicali, capeggiati da Marco Cappato. A queste due, si aggiunge poi un terzo bozzetto, di iniziativa del consiglio comunale, e tra le prime firmatarie ha Marisa D’Amico (Pd) e Patrizia Quartieri (Sel). «Questo terzo bozzetto è la versione annacquata delle precedenti», spiega Matteo Forte, consigliere comunale del Pdl. «Il dibattito non è ancora cominciato e sono già molto lontani dall’avere una maggioranza unita sull’argomento».

QUESTIONE DI STATO. Il problema riguarda innanzi tutto la competenza sull’argomento del testamento biologico, che non spetta al Comune, ma allo Stato. «La questione – spiega Forte – è stata sancita da una direttiva interministeriale del 19 novembre 2010, firmata dai ministri di allora Maurizio Sacconi al Lavoro, Roberto Maroni all’Interno e Ferruccio Fazio alla Salute, per ribadire che ogni intervento del Comune nell’ambito della raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento risulterebbe esorbitante rispetto alle competenze proprie dell’ente locale. La direttiva parla chiaro, quindi, ma al Comune dicono che questa sia stata sorpassata e non più valida. Peccato che non ci sia stata nessuna direttiva succcessiva a questa. Se ne sono, semplicemente, “dimenticati”».

BANDIERINE IDEOLOGICHE. L’altro punto oscuro del registro riguarda lo stato del paziente e il rapporto con il medico, che comunque non può tenere conto di un eventuale registro. «In questi registri si dovrebbe segnalare l’eventuale volontà del paziente in merito alla donazione di organi e interruzione delle cure nel caso in cui fosse in uno stato di salute senza più coscienza. Ma tra morte cerebrale e stato vegetativo c’è una bella differenza. Mi sembra in sostanza un tentativo per il momento goffo e superficiale. Almeno fino a quando non arrivano a un testo unico di questi tre che circolano». Però nel frattempo se ne parla. «Sì, sembra l’ennesimo tentativo di piantare una bandierina ideologica, da parte di un’amministrazione che non amministra. Come il contentino dato ai suoi elettori con il registro delle unioni civili, fatto il settembre scorso».