«Il regime di Fidel Castro mi ha tolto tutto, tranne la mia coscienza e la fede»

Armando Valladares, prigioniero di coscienza a Cuba per 22 anni, è stato premiato a New York. E ha elogiato le suore che si oppongono a Obama

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«I miei carcerieri mi hanno tolto tutto, ma c’era qualcosa che non potevano strapparmi via: la mia coscienza e la mia fede». Armando Valladares, 79 anni, ex prigioniero di coscienza sotto il regime comunista di Fidel Castro, ha ricevuto settimana scorsa la Medaglia Canterbury 2016 dal Fondo Becket per la libertà religiosa a New York per «il coraggio dimostrato nella difesa della libertà religiosa».

PRIGIONIERO DI COSCIENZA. Per essersi rifiutato di sostenere il governo comunista a Cuba, Valladares ha passato 22 anni della sua vita in carcere, otto dei quali completamente nudo in isolamento. È stato arrestato a 23 anni per essersi rifiutato di esporre nel suo ufficio il cartello: «Io sto con Fidel». Ed è uscito solo di prigione solo a 55 anni.

LA RICCHEZZA. «Anche quando non abbiamo niente, ogni persona e solo quella persona possiede la chiave per la sua coscienza, un castello sacro», ha detto alla cerimonia ricevendo il premio. «Da questo punto di vista ognuno di noi, anche se non possiede né un castello terreno né una casa, è più ricco di un re o di una regina. Se io avessi esposto quel cartello, mi sarei suicidato spiritualmente».

SCRIVERE CON IL SANGUE. Valladares ha esposto la sua vita nel libro Contro ogni speranza, dove racconta dei giorni in carcere passati a scrivere e a dipingere, fino a quando non gliel’hanno impedito sottraendogli ogni mezzo per farlo. Così ha cominciato letteralmente a scrivere con il sangue: «Mi hanno sottratto tutto. O quasi. Avevo ancora il mio sorriso e l’orgoglio di sapermi un uomo libero: la mia anima era un giardino eternamente in fiore. Quando mi hanno tolto penne e matite avevo ancora l’inchiostro della vita, il mio sangue, e ho scritto poesie con quello. Il mio corpo era in prigione e veniva torturato, ma la mia anima era libera e fioriva».

LE SUORE ANTI-OBAMA. L’evento ha visto la partecipazione anche di suor Loraine Marie Macguire, madre provinciale delle Piccole sorelle dei poveri, che da quattro anni sono in causa con il governo di Barack Obama che le vuole costringere a pagare ai dipendenti assicurazioni inclusive di contraccezione e aborto. Le suore hanno disobbedito alla legge, non volendo collaborare con un «grave male».
A loro Valladares si è rivolto dicendo: «Si chiameranno anche Piccole sorelle dei poveri, ma sono ricche, perché non permettono ad alcun burocrate del governo di invadere le loro coscienze». Loro, ha aggiunto, «sanno quello che il mio corpo ha imparato dopo 22 anni di crudele tortura: che se firmano il documento, il governo richiederà che violino la loro coscienza e commettano un suicidio spirituale. Se lo facessero, rinuncerebbero alla verità. Quindi io rendo onore alle Piccole sorelle dei poveri per il loro apparentemente piccolo atto di ribellione».

«TESTIMONIARE LA VERITÀ». Prima di scendere dal palco, l’ex prigioniero di coscienza ha concluso: «Tutti dobbiamo portare testimonianza alla verità, anche con azioni piccole. Io ero solo una persona ordinaria ma Dio mi ha scelto per qualcosa di straordinario. Quindi grazie per questo premio, lo accetto nel nome delle migliaia di cubani che hanno usato il loro ultimo respiro per esprimere la loro libertà religiosa, gridando, davanti all’esecuzione: “Lunga vita a Cristo re”».

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