Intervista al direttore dell’Institute of Global Studies (Igs) Nicola Pedde: «Mojtaba Khamenei è espressione della volontà dei pasdaran. Così il paese diventa una autocrazia militare. I raid di Usa e Israele non hanno distrutto la capacità repressiva del sistema»
Un cartello di propaganda a Teheran mostra i defunti leader supremi dell'Iran Ruhollah Khomeini e Ali Khamenei consegnare la bandiera del paese al nuovo leader supremo, l'ayatollah Mojtaba Khamenei (foto Ansa)
A tre giorni dalla nomina ufficiale a nuova Guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, figlio dell'ex leader Ali Khamenei, potrebbe già essere gravemente ferito a causa di un raid da parte di Israele e Stati Uniti. La sua sorte è incerta, ma di sicuro la scelta del suo nome per succedere al padre «decreta la morte del regime teocratico in Iran», dichiara in un'intervista a Tempi Nicola Pedde, studioso della Repubblica islamica, direttore dell’Institute of Global Studies (Igs) di Roma e della rivista Geopolitics of the Middle East. «Ormai il potere è stato conquistato dalla seconda generazione, dai Guardiani della rivoluzione».
Il "regime change", dunque, c'è già stato in Iran?Sì, anche se non è quello che desideravano Israele e Stati Uniti. La nomina di Mojtaba Khamenei, espressione della volontà dei pasdaran, ridefinisce gli assetti di potere in Iran. La Costituzione iraniana prevede infatti che la Guida suprema sia un ayatollah, ma Khamenei non ha mai raggiunto formalmente questa car...
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