Un taglio all’antipolitica

La riduzione dei parlamentari proposta dal referendum è solo l’ennesima pistolettata del partito dei manettari. Per questo bisogna votare No

I motivi per votare “no” al referendum sul taglio dei parlamentari li abbiamo elencati tutti e tante volte che sarà meglio sbrigarsela rapidamente per non recare tedio a noi stessi e ai lettori. Da un lato, c’è chi propone una sforbiciata chirurgica e netta senza troppi patemi d’animo (M5s), e chi, obtorto collo, la sostiene per tenere in piedi il governo (Pd). Dall’altro, c’è chi è per il “no” per una ragione tutta politica (“far cadere il governo”, come dicono alcuni di centrodestra, col solito tempismo dei ritardatari) o per ragioni varie che qui si fa fatica a condividere (ci riferiamo a una certa drammatizzazione sul “pericolo per la democrazia” o “l’autoritarismo digitale alle porte”. Adesso, non esageriamo. Per mettere in piedi un regime totalitario serve gente seria, e i grillini non lo sono. Sono scarsi anche a fare i cattivi).

A dirla proprio tutta tutta tutta, le motivazioni che in queste ultime settimane sono state elencate contro il taglio (risparmi irrisori, problema della rappresentatività e del pluralismo, malfunzionamento del Senato, parlamentari “nominati”, legge elettorale ancora da fare, eccetera eccetera) hanno tutte il pregio della ragionevolezza, ma non colgono il succo della questione che è prima culturale che politico.

Ve lo ricordate Di Pietro?

Il numero dei parlamentari non è un dogma, la Costituzione non è il Vangelo, Mattarella non è il papa: una riduzione si può discutere e pure fare con criterio, se si vuole. Il problema è che questo taglio è solo l’ennesima pistolettata del “partito dell’antipolitica” al paese. Quel “partito” che, da Mani pulite in poi, ha trasformato il dibattito pubblico in una caccia al colpevole (“un politico onesto è uno che non è ancora stato scoperto”, secondo logica davighiana), i giornali in bollettini delle procure, le trasmissioni tv in gogne mediatiche. E a questo andazzo, spiace dirlo, quei braveheart dei parlamentari, anziché opporsi col petto al vento sfidando le pallottole, si sono accodati, ora lisciando il pelo ai vari Report e Fatto quotidiano, ora cercando di lucrare un po’ di consenso sulla pelle degli avversari finiti al patibolo. Solo che poi, fatto fuori il primo, toccava al secondo, poi al terzo e così via, ad un ritmo sempre più tambureggiante fino ad andare a prendere quello che, solo pochi anni prima, sulla mistica delle mani pulite s’era costruito il partito dei valori (immobiliari). Ve lo ricordate Tonino Di Pietro, no?

È a questa mentalità buzzurra e giacobina che bisogna dire “no”. Il taglio va dato alla logica dell’anticasta e non, ovviamente, perché abbiamo dei rappresentanti del popolo che sono tutti statisti (anzi), ma perché, per poter finalmente votarne di migliori, dobbiamo uscire dal dedalo mentale che ha fatto diventare il potere un virus e i suoi detrattori il vaccino. Come ha detto il cardinale Ruini a Tempi, anche noi ci auguriamo «che la grande maggioranza degli italiani si sia ormai resa conto della sterilità e dei guasti dell’antipolitica».

Foto Ansa