Referendum Bologna. Grillini e Sel spingono ancora per far chiudere le paritarie, ma non ci riusciranno

Lunedì il Consiglio comunale voterà sul finanziamento pubblico alle materne paritarie. Castaldini (Pdl): «Passerà l’ordine del giorno proposto da noi»

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REFERENDUMB-come-Bologna copiaIl finanziamento pubblico alle scuole materne paritarie di Bologna sarà confermato anche per i prossimi anni a venire. Con buona pace dei promotori del referendum dello scorso 26 maggio che si sono battuti per la sua abolizione. Gli stessi che due anni fa quel finanziamento da un milione di euro (su un totale di 38 milioni normalmente spesi dal Comune per l’istruzione) «l’hanno votato», in particolare nel momento in cui «hanno approvato il bilancio pluriennale» di Palazzo d’Accursio a Bologna. Che già allora prevedeva la destinazione di 1,11 milioni di euro alle materne paritarie in ragione dell’importante contributo dato alla città nella composizione dell’offerta di istruzione ed educazione a beneficio delle famiglie e dei figli. A spiegarlo a tempi.it è la consigliera comunale del Pdl Valentina Castaldini.

QUESTIONE DI NUMERI. «A nulla dunque servirà – spiega Castaldini – che Sel e Cinque stelle presentino lunedì prossimo il loro ordine del giorno per l’abolizione del finanziamento pubblico alle materne di Bologna». Come documentato anche nell’ordine del giorno per il mantenimento nei prossimi anni della convenzione in questione, presentato da Pd Pdl Lega e Udc, e avente come primo firmatario Francesco Critelli del Pd, «la modifica delle convenzioni in atto relativamente alla parte finanziaria, cioè quella che riguarda l’oggetto del referendum, non aumenterebbe l’offerta di scuola dell’infanzia, ma al contrario produrrebbe un decremento dell’offerta complessiva». Lasciando di fatto fino a quasi 2 mila bambini senza la certezza di poter frequentare la scuola dell’infanzia negli anni a venire.

BAMBINI A CASA. Senza l’esiguo finanziamento, infatti, molti asili paritari sarebbero costretti a chiudere non potendo più garantire rette alla portata di tutti. Ma anche perché Sel e gli esponenti del non-partito di Beppe Grillo eletti in Consiglio comunale non avrebbero comunque i numeri per imporre il cambio di rotta. Senza contare poi il maggior costo per la collettività, quantificabile in almeno 12 milioni di euro, se a  gestire quelle scuole dovesse essere lo Stato. Costruzione degli edifici a parte.

APPUNTAMENTO A LUNEDÌ. «Se lunedì tutto andrà come sembra profilarsi all’orizzonte – prosegue Castaldini – adotteremo l’ordine del giorno di Pd e Pdl». Un ordine del giorno che, si augura la consigliera, «dovremmo votare tutti uniti». Questo infatti prevede né più né meno «il mantenimento dell’attuale sistema pubblico integrato, compresa l’erogazione delle risorse finanziarie comunali destinate al supporto delle scuole paritarie private». Che è la soluzione appoggiata, oltre che da una larga fetta della società bolognese, anche da tante personalità della sinistra come il sindaco Virginio Merola, l’ex sindaco Walter Vitali, Romano Prodi Luigi Berlinguer, esponenti della Chiesa come i cardinali Angelo Bagnasco e Carlo Caffarra, il giornalista Antonio Polito e da ultimo anche il ministro all’Istruzione Maria Chiara Carrozza, il sottosegretario Gabriele Toccafondi e il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi.

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