Davvero «la recessione è finita»? Secondo gli economisti sì, ma la ripresa è un’altra cosa

I commenti degli addetti ai lavori all’intervista di Sky al ministro dell’Economia, secondo il quale «siamo a un punto di svolta del ciclo»

«Credo che l’economia entrerà in ripresa, siamo a un punto di svolta del ciclo». L’affermazione che promette prospettive positive per l’economia domestica, raccolta dalle telecamere di Sky, è del ministro Fabrizio Saccomanni, che nell’intervista ha aggiunto: «Per gli effetti sull’occupazione dovremo ancora aspettare».

MERITO DI DRAGHI? Alle parole del ministro, che per la verità non sono nuove, la stampa di oggi ha espresso un generale consenso. In particolare il Sole 24 Ore ha pubblicato un editoriale a firma di Guido Gentili dove vengono confermate le tesi di Saccomanni e individuate le ragioni della possibile ripresa, che secondo il quotidiano di Confindustria sarebbero diverse, «ma la più solida e condivisa sembra essere quella secondo la quale la rete di sicurezza stesa dalla Bce di Mario Draghi con il piano di acquisto Omt e dei titoli di Stato ha calmierato le tensioni e rassicurato i mercati».

CONFERME CON QUALCHE PAURA. Anche il professor Francesco Forte sul Foglio concorda con Saccomanni e declina il suo consenso in una dettagliata analisi di dati macroeconomici che vanno dall’osservazione dei differenziali sul Pil agli andamentali degli indicatori manifatturieri. La Stampa di Torino dedica una pagina ai tanto attesi “segnali positivi” e domanda a esponenti di Istat, Nomisma, Confindustria e Confcommercio i loro punti di vista. Gian Piero Oneto, direttore generale della contabilità nazionale dell’istituto nazionale di statistica, spiega che «la discesa è finita, ma per risalire si vedrà». Sulla stessa linea il capo ufficio studi di Confcommercio Mariano Bella: «La fine della recessione non vuol dire automaticamente inizio della ripresa. Esiste una terza via che va assolutamente scongiurata e che invece resta possibile: la stagnazione».

SERVE UN GOVERNO STABILE. Sempre sulla Stampa Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma, osserva che tuttavia «restano da risollevare credito e domanda interna». Più politica la reazione del direttore del centro studi di Confindustria, Luca Paolazzi, che sottolinea l’importanza della tenuta del governo Letta: «Senza stabilità i progressi sono inutili». Per Confindustria si è espresso anche il più alto rappresentante in carica, il presidente Giorgio Squinzi, che ha replicato alle parole del ministro dell’Economia ribadendo al Tg5 che «le priorità per noi sono il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e un intervento forte sul costo del lavoro», auspicando «stabilità politica e di governo per portare avanti iniziative che vanno nella direzione giusta».