Ravera contro Renzi. Il cimitero dei non nati? «Splatter, crociata del superfluo, sadismo di Stato, buffonata»

La scrittrice e assessore a Roma contro l’iniziativa del sindaco fiorentino. Un’associazione ne chiede le dimissioni e Alessandra Kustermann ribatte: «Seppellire un bambino spesso aiuta le donne a superare il lutto»

«Un brutto film, vecchio e clericale». Così sul suo blog sull’Huffington Post la scrittrice e assessore alla Cultura di Roma, Lidia Ravera, ha bollato l’iniziativa di Matteo Renzi di istituire a Firenze un “cimitero dei non nati”. Come vi abbiamo già raccontato tale spazio esiste già dal 1996 nel cimitero di Trespiano e vi sono già stati sepolti «più di mille i bambini non nati di cui è stata chiesta la sepoltura» (così ha detto il vicesindaco Stefania Saccardi, Pd). Il riconoscimento formale dell’iniziativa – passata in consiglio con 30 voti a favore, 4 contrari e 7 astensioni – ha sollevato però molte polemiche negli ambienti dell’estrema sinistra e della Cgil. Polemiche assurde, visto che, come ha fatto notare ad Avvenire Saccardi, a favore dell’iniziativa renziana depone «una legge nazionale del 1990 che obbliga i Comuni a dare risposta alle richieste di sepoltura per i feti».

«UN’INCIDENTE» (CON L’APOSTROFO). Tutto ciò, non è evidentemente bastato a calmare la furia della Ravera che nel suo blog parla di «splatter che ritorna sugli schermi della politica con inquietante regolarità. Il copione è sempre lo stesso: una compassionevole aggressione delle mamme mancate». L’idea di seppellire i non nati riemerge secondo Ravera «ciclicamente. I vari Movimenti per la vita (dei feti, non delle madri) hanno proposto di scavare fosse, piantare fiori, benedire zolle, riservare settori dei vari cimiteri per celebrare i diritti di chi non c’è. Sarebbe una delle tante crociate del superfluo, se non fosse, sempre più chiaramente e tristemente, una delle tappe simboliche più subdole ed efficaci della battaglia per la trasformazione della legge 194 in carta straccia».
Questa volta, prosegue «ci ha pensato il simpatico Renzi, mentre la sua giunta approvava la delibera in materia di sepolture e gravidanze interrotte? Ha pensato per un attimo che, in Italia, nascosta dietro la foglia di fico del “problema di coscienza” una percentuale elevatissima di ginecologi, rifiuta di eseguire il proprio dovere medico, nonché di ottemperare ad una legge dello Stato?». All’aborto vi si ricorre a causa di «un’incidente» (lo scrive proprio così la nostra scrittrice, con un bell’apostrofo).
Quindi la Ravera termina ricordando il dolore delle madri che scelgono l’aborto e conclude: «Chi, invece, in buona fede, pensa di procurare sollievo alle non-mamme, mandandole a piangere davanti a un quadratino di terra smossa, sappia che non è così. È una forma di sadismo di stato. Un’ingerenza intollerabile. Oltreché una palese buffonata».

CHIEDIAMO LE SUE DIMISSIONI. L’articolo della Ravera non è passato inosservato. Come informa l’agenzia Zenit, l’Associazione CiaoLapo Onlus ha chiesto al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti di revocare ogni incarico all’assessore Ravera. L’associazione si occupa di tutela della gravidanza a rischio e della salute perinatale ed è stata fondata nel 2007 da una coppia di medici, Claudia Rivaldi e Alfredo Vannacci, in seguito all’interruzione di gravidanza per morte endouterina del loro secondo figlio, che avrebbero chiamato Lapo. Nella loro lettera scrivono: «Crediamo che qualunque persona civile non possa che essere d’accordo con quanto esposto, considerando oltretutto ancora una volta, che si tratta di diritti civili riconosciuti dalle nostre leggi nazionali, come da quelle della quasi totalità dei paesi sviluppati».
«In virtù di tutto ciò – si conclude la lettera – è nostro profondo convincimento che l’insulto alle donne malate e lo sberleffo ai genitori in lutto perpetrato attraverso la stampa da parte dalla sig.ra Ravera siano incompatibili con l’alto ufficio da lei ricoperto e pertanto Le consigliamo di chiederne le immediate dimissioni o, in assenza di queste, revocarle ogni incarico».
Sempre sull’Huffington Post è intervenuta anche Alessandra Kustermann, primario alla clinica Mangiagalli, donna laica e di sinistra, ma non ostile alla vita (ha firmato anche per l’Ambrogino d’Oro a Paola Bonzi del Cav) che ha detto: «Sono ginecologa dal 1979 e non ho mai sentito una donna nominare quello che portava in grembo come feto, embrione o grumo di materia. Decidere di seppellire un bambino abortito è una scelta che va lasciata alle donne senza ferire la loro sensibilità e spesso le aiuta a superare il lutto».