Rassegniamoci: o facciamo più figli o dovremo lavorare di più

Uno studio di Banca d’Italia mette in rilievo come, entro il 2041, anche l’apporto degli immigrati «non sarà più sufficiente a risollevare il Pil»

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Oggi un interessante articolo di Repubblica riporta le conclusioni di uno studio di Banca d’Italia intitolato Il contributo della demografia alla crescita economica: duecento anni di storia italiana. La conclusione è che il futuro italiano è nero e che siamo di fronte a un aut-aut: o ricominciamo a fare figli o saremo costretti a lavorare di più e più a lungo.
MENO FIGLI. «L’Italia – scrive Repubblica – è passata dai 26 milioni di abitanti censiti all’indomani dell’Unità a oltre 60 milioni. Per molto tempo la crescita della popolazione ha contributo alla crescita del Pil: si traduceva in lavoro, è quello che si chiama “dividendo demografico”, e fino a pochi anni fa è stato positivo».
Poi, con gli anni, gli italiani hanno cominciato a fare sempre meno figli, anche se il flusso di immigrati nel paese ha “compensato” un po’ questo declino. Ora, però, non basta più perché «con il tempo gli stranieri tendono ad assumere i comportamenti degli italiani, e quindi a fare meno figli».
Il problema è semplice da inquadrare: meno persone che lavorano significa meno ricchezza. A partire dal 2041 anche l’apporto degli immigrati in termini di lavoro «non sarà più sufficiente a risollevare il prodotto interno lordo».
LAVORARE DI PIÙ. Le soluzioni sono solo due: tornare a fare figli o lavorare di più e più a lungo. Entrambe sono strade difficilmente percorribili. Per quanto riguarda la prima, «le previsioni ci dicono che nel 2065 in Italia vivranno 53,7 milioni di persone, 7 milioni in meno. L’anno spartiacque sarà il 2041: a quel punto l’apporto degli immigrati alla crescita diventerà negativo, da noi come negli altri Paesi europei».
La seconda scelta impone di agire su tre fronti: aumentare la produttività, alzare l’età pensionabile, favorire l’occupazione femminile. Per quel che riguarda la prima, la Banca d’Italia calcola che per mantenere gli standard attuali di benessere essa dovrebbe essere dello 0,3 per cento l’anno: sembra facile ma è decisamente «superiore a quella pressoché nulla registrata dall’inizio del nuovo secolo».
Per quanto riguarda l’età pensionabile, checché ne dica Salvini, al momento la legge Fornero è intoccabile: «L’estensione della vita lavorativa fino a 69 anni ridurrebbe di sette punti percentuali la flessione del Pil pro capite sull’orizzonte 2016-2061».
Aumentare l’occupazione femminile è possibile (al momento il tasso è inferiore al 50 per cento), ma per ottenere risultati significativi occorrerebbe arrivare al 60 entro il 2020. Un obiettivo difficile.

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