Quebec, basta simboli religiosi in pubblico. «Questo è ateismo ufficiale»

«La libertà di esprimere la nostra fede in privato e in pubblico è un diritto riconosciuto dalla nostra Carta dei diritti e delle libertà».

Continua la marcia del Quebec verso un secolarismo sempre più intollerante verso qualsiasi espressione di appartenenza religiosa. Certamente non un buon esempio di laicità, ma solo di laicismo giacobino. Come vi avevamo già raccontato, infatti, il partito di governo “Parti Québécuois” spinge l’esecutivo a far approvare la cosiddetta “Carta dei valori”, che ha nella sua intestazione l’esatto contrario di quel che afferma visto che vuole vietare l’esposizione di tutti i simboli religiosi, compresa la croce cristiana, in tutti gli uffici pubblici.

I rappresentanti delle religioni ufficiali si stanno molto lamentando della deriva che la politica vuole imporre al paese e anche i cattolici stanno facendo sempre più sentire la propria voce. Già il presidente dei vescovi del Québec, Pierre-André Fournier, ha avuto modo di stigmatizzare la Carta affermando che questa presunta laicità altro non è se non “ateismo ufficiale” si Stato.
In questi giorni anche Gérald Lacroix, arcivescovo di Québec, tra poco cardinale, ha fortemente criticato il provvedimento: “La libertà di esprimere la nostra fede in privato e in pubblico è un diritto riconosciuto dalla nostra Carta dei diritti e delle libertà”.