Quanti sono i cattolici nel mondo

Ecco i numeri delll’Annuario Pontificio 2018 e l’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2016. L’Africa il continente più vivace, l’Europa il più “stanco”

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Articolo tratto dall’Osservatore romano – L’Annuario Pontificio 2018 e l’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2016, la cui redazione è stata curata dall’Ufficio centrale di statistica della Chiesa, sono in questi giorni in distribuzione nelle librerie, con un ritardo dovuto al passaggio a metodi di redazione e produzione più avanzati e performanti dei due annuari.

Il lavoro di stampa di entrambi i volumi è stato effettuato dalla Tipografia vaticana.
Dalla lettura dei dati riportati nell’Annuario Pontificio si possono desumere alcune novità relative alla vita della Chiesa cattolica nel mondo, a partire dal 2017.

Durante tale periodo sono state erette 6 nuove sedi vescovili e 4 eparchie; è stata elevata a sede metropolitana una diocesi e sono state elevate a diocesi 3 vicariati apostolici.

I dati statistici dell’Annuarium Statisticum, riferiti all’anno 2016, permettono di aggiornare alcuni basilari aspetti numerici della Chiesa cattolica nel contesto mondiale ed evidenziare le tendenze più marcate e di maggiore importanza.

I cattolici battezzati nel pianeta sono passati da 1285 milioni nel 2015 a 1299 milioni nel 2016, con un aumento complessivo relativo pari all’1,1 per cento. Tale aumento risulta inferiore a quello medio annuo rilevato nel corso del periodo 2010-2015 (1,5 per cento); e ancora tale crescita è di poco inferiore a quella della popolazione mondiale fra il 2015 e il 2016; di modo che la presenza relativa dei cattolici battezzati non diminuisce che di pochi millesimi: si passa da 17,73 cattolici per 100 abitanti nel 2015 a 17,67 nell’anno successivo.

La distribuzione dei cattolici, in accordo con il differente peso demografico dei diversi continenti, è diversa nelle varie aree geografiche.

L’Africa raccoglie il 17,6 per cento dei cattolici dell’intero pianeta e si caratterizza per una diffusione della Chiesa cattolica assai dinamica: il numero dei cattolici passa da poco più di 185 milioni nel 2010 agli oltre 228 milioni nel 2016, con una variazione relativa pari al 23,2 per cento. Nel continente africano, in particolare, la Repubblica Democratica del Congo si conferma al primo posto per numero di cattolici battezzati con oltre 44 milioni, seguita dalla Nigeria con 28 milioni, ma anche Uganda, Tanzania e Kenya registrano cifre di tutto rispetto.

Si consolida la posizione dell’America quale continente a cui appartiene il 48,6 per cento di fedeli battezzati del mondo. Di questi il 57,5 per cento risiede nell’America del sud (il 27,5 per cento nel solo Brasile che si conferma il paese con la più alta consistenza di cattolici al mondo), il 14,1 per cento nell’America del nord e il restante 28,4 per cento nell’America centrale. Se si rapporta il numero dei cattolici alla consistenza degli abitanti, Argentina, Colombia e Paraguay emergono con una incidenza dei cattolici pari a oltre il 90 per cento della popolazione.

Moderatamente crescente appare l’incidenza nel mondo cattolico del continente asiatico che, con un peso di oltre il 60 per cento della popolazione del pianeta, si mantiene attorno all’11 per cento circa per tutto il periodo. Il 76 per cento dei cattolici del sud-est asiatico si concentra nelle Filippine (con un numero di cattolici pari a 85 milioni nel 2016) e in India (22 milioni).

L’Europa, pur ospitando quasi il 22 per cento della comunità cattolica mondiale, si conferma l’area meno dinamica, con una crescita del numero dei cattolici nel periodo 2010-2016 pari ad appena lo 0,2 per cento. Questa variazione, d’altra parte, a fronte di una stagnazione della dinamica demografica, si traduce in un lieve miglioramento della presenza sul territorio che raggiunge nel 2016 quasi il 40 per cento. In Italia, Polonia e Spagna, l’incidenza dei cattolici supera il 90 per cento della popolazione.

I cattolici dell’Oceania sono pari a poco più di 10 milioni e risultano lievemente in crescita rispetto a quelli dell’anno precedente, mentre divergono un po’ da quelli del 2010: nell’intero periodo si è registrata una variazione positiva pari al 10,4 per cento.

La dinamica differenziale dei cattolici battezzati nei vari continenti ha imposto un adeguamento della struttura territoriale della Chiesa al fine di renderla rispondente ai bisogni e alle esigenze di una efficace operatività dell’offerta dei servizi pastorali. In particolare, il numero delle circoscrizioni ecclesiastiche, nel periodo 2010-2016, ha registrato la crescita più consistente proprio nelle aree territoriali che hanno manifestato maggiore dinamicità della domanda di servizio pastorale. Le circoscrizioni ecclesiastiche, infatti, sono aumentate del 3 per cento in Africa e dell’1,9 per cento in Asia, a fronte di una sostanziale inerzia in Europa. Crescono ad un tasso moderato attorno all’un per cento le aree geografiche rimanenti.

Le circoscrizioni presentano una variabilità territoriale sia in termini di superficie che di popolazione cattolica. Le più estese sono quelle dell’Oceania, con una superficie di oltre 105.000 chilometri quadrati e dell’America del nord, con 71.378 chilometri quadrati; seguono Asia sud-orientale con oltre 68.000, America del sud con quasi 30.000 ed Europa con poco più di 13.000 chilometri quadrati. Anche il rapporto tra numero di cattolici e numero delle circoscrizioni presenta una consistente variabilità.

L’America si conferma il continente con il quoziente più elevato, con 577 mila cattolici che fanno capo alla medesima circoscrizione ecclesiastica. Seguono l’Africa con un presidio territoriale per 422 mila cattolici, l’Europa con 376 mila cattolici e l’Asia, dove ogni circoscrizione raccoglie in media oltre 265 mila cattolici.

I più recenti dati riferiti al 2016 indicano anche che il numero dei chierici nel mondo è pari a 466.634, con 5353 vescovi, 414.969 sacerdoti e 46.312 diaconi permanenti.

Nel corso degli anni intercorrenti tra il 2010 e il 2016, il numero dei vescovi è aumentato del 4,88 per cento, passando da 5104 nel 2010 a 5353 nel 2016; tuttavia gli incrementi risultano differenziati dal punto di vista territoriale. Se si calcola l’incremento medio lineare si ricavano delle differenti consistenze del fenomeno nelle varie parti del globo terrestre: si va, ordinando le aree in modo decrescente, da un valore massimo dell’1,47 per cento per l’America centrale, al valore minimo per il nord America di 0,34 per cento (altri valori: America del sud 1,07 per cento, Asia 0,95 per cento, Europa 0,82 per cento, Africa 0,45 per cento e Oceania 0,39 per cento). Si osserva, così, che l’America centrale e meridionale e l’Asia registrano un aumento relativo più consistente in confronto alle altre aree geografiche e, si può asserire, elevato rispetto al nord America e all’Europa.

Si può anche notare che il numero di cattolici per ogni vescovo, al 2016, risulta non poco diverso da continente a continente (media mondiale pari a 243 mila con variazione da 313 mila a 169 mila, rispettivamente per Africa e per Europa). Particolarmente favorevole è la situazione in Oceania in cui a ogni vescovo fanno capo 79 mila cattolici, segno da questo punto di vista, di un lieve eccesso di vescovi comparativamente agli altri continenti.

Anche la valutazione del numero di sacerdoti per ogni vescovo può essere utile, in quanto tale rapporto fornisce l’indicazione di quelli che, almeno a livello meramente numerico, sono gli impegni pastorali a cui ogni vescovo, mediamente in ciascun continente, deve far fronte. Ebbene dai dati di tale rapporto, relativo al periodo 2010-2016, risulta a livello mondiale un migliorato equilibrio quantitativo fra sacerdoti e vescovi, al trascorrere del tempo fra l’inizio e la fine del periodo esaminato: si passa da 81 sacerdoti per vescovo nel 2010 a 78 nel 2016. La diminuzione del rapporto si riscontra in America (da 64 a 61), in Europa (da 118 a 105) e in Oceania (da 37 a 36) mentre tale rapporto risulta in aumento in Africa (da 54 a 63) e in Asia (da 75 a 82).

Nel 2016, il numero dei sacerdoti nel mondo cattolico ammonta a 414.969, così ripartiti: il 67,9 per cento di essi sono del clero diocesano mentre il restante 32,1 per cento di quello religioso; va rilevato che rispetto all’anno precedente questa ripartizione è praticamente la stessa, mentre la percentuale dei sacerdoti diocesani è aumentata di circa un punto rispetto a quella del 2010. Se dal 2010 al 2014 si era manifestata una crescita non forte ma comunque apprezzabile (media annua della variazione relativa +0,22 per cento), nei due anni successivi la consistenza numerica dei sacerdoti subisce scarse variazioni: nel complesso essa è diminuita dello 0,2 per cento (+0,19 per i diocesani e -1,01 per i religiosi), ma i cali si concentrano nell’America del nord (-2,7 per cento), nell’Europa (-2,8 per cento) e nel Medio oriente (-1,7 per cento), mentre incrementi del 4-5 per cento si verificano in tutte le altre aree, a eccezione dell’America centrale e dell’Oceania, dove l’incremento è del 2 per cento. Nell’intero periodo 2010-2016 i sacerdoti nel complesso sono aumentati dello 0,7 per cento, passando da 412.236 a 414.969 unità. Tuttavia quando si analizzano separatamente i sacerdoti diocesani e quelli religiosi si rileva che a fronte di una crescita dei primi (1,55 per cento), questi subiscono un declino numerico non irrilevante (diminuzione relativa pari a 1,4 per cento). Nei vari continenti le dinamiche appaiono contrastate.

I sacerdoti religiosi, salvo qualche eccezione di incremento come l’Africa, l’area asiatica sud-orientale e l’America centro-continentale, sono in generale decrescita numerica con punte di qualche rilievo, nel nord America e in Europa. Di contro, i sacerdoti diocesani mostrano una tendenza opposta: qui le aree di decrescita, limitate al nord America, all’Europa e in misura molto minore in Oceania, costituiscono l’eccezione di una situazione di generale crescita anche se in qualche caso piuttosto blanda. Va segnalato il caso dell’Africa in cui il movimento di crescita risulta cospicuo e continuo (+23,1 per cento). Si può anche annotare che tali dinamiche hanno riassestato il peso relativo dei sacerdoti diocesani rispetto a quello dei religiosi, tuttavia una variazione apprezzabile si è presentata solo in Africa, dove i sacerdoti religiosi che all’inizio del periodo risultavano il 47,5 per cento dei diocesani, nel 2016 sono diventati sensibilmente di meno dei diocesani (43,5 per cento). Il ridimensionamento dei sacerdoti religiosi in Africa dovrebbe essere ascritto a un ritorno di questi operatori pastorali verso i luoghi di origine secondato dal rafforzamento delle comunità ecclesiali locali, assicurato dalla crescita dei sacerdoti diocesani.

I mutamenti appena descritti hanno influito, conseguentemente, sul peso dei sacerdoti nei vari continenti. La distribuzione, nel 2016, per aree geografiche evidenzia come a fronte del 42,6 per cento del totale dei sacerdoti presenti in Europa sta il 29,5 per cento, appartenente al continente americano, mentre le altre aree geografiche seguono con 15,9 per cento per l’Asia, 10,9 per cento per l’Africa e, infine, 1,1 per cento per l’Oceania.

Si può aggiungere all’analisi strutturale dei sacerdoti quella dei cattolici per evidenziare eventuali squilibri tra domanda e offerta di servizio pastorale. Nel caso di perfetto equilibrio tra presenza e richiesta di attività pastorale, le percentuali di composizione dei sacerdoti dovrebbero coincidere per ogni area territoriale esaminata con quelle dei cattolici. In realtà, dal confronto tra le due percentuali di composizione dei sacerdoti e dei cattolici, risulta che nel 2016 si registrano dei larghi divari. In particolare, le percentuali dei sacerdoti superano quelle dei cattolici nel nord America (11,2 per cento di sacerdoti contro 6,8 per cento di cattolici), in Europa (42,6 per cento di sacerdoti e 22 per cento di cattolici) e in Oceania (1,1 per cento di sacerdoti e 0,8 per cento di cattolici). Le più evidenti carenze di sacerdoti sono localizzate nell’America meridionale (12,1 per cento di sacerdoti e 27,9 per cento di cattolici), in Africa (10,9 per cento di sacerdoti e 17,6 per cento di cattolici) e nell’America centrale continentale (5,3 per cento di sacerdoti e 11,6 per cento di cattolici). La differenza tra le distribuzioni delle due serie comporta che sussista una variabilità del carico pastorale, inteso come rapporto tra numero di cattolici e numero di sacerdoti. La tendenza di tale indice, a livello mondiale, non può che essere volta all’aumento a causa del differenziale di crescita demografica fra le varie aree territoriali: si passa dunque da 2900 a 3130 cattolici per sacerdote, rispettivamente per gli anni 2010 e 2016. E ancora le differenze geografiche risultano di stretto rilievo: nel 2016 si va da poco più di 1600 cattolici per sacerdote in Europa agli oltre 7200 dell’America meridionale, ai poco più di 5000 dell’Africa e ai poco meno di 2200 per l’Asia.

I diaconi permanenti costituiscono il gruppo dei chierici che si accresce con notevole vivacità. L’incremento medio annuo nel corso del periodo 2010-2015 è risultato pari al 2,88 per cento, a livello planetario, ed è proseguito anche nel 2016, seppure a ritmo minore (2,34 per cento); in tale anno essi risultano essere 46.312 rispetto ai 39.564 registrati nel 2010. I divari territoriali restano molto accentuati: negli anni dal 2010 al 2015 i ritmi di crescita più cospicui si manifestano in Asia e nell’America meridionale e in quella centro-continentale, mentre i più blandi si registrano nell’America del nord, in Europa e in Africa. Nel periodo 2015-2016, i ritmi di accrescimento della presenza dei diaconi nelle varie aree territoriali si sono mantenuti, con una forte accelerazione in Africa, nell’America centrale e in quella meridionale, e un notevole rallentamento nel nord America, in Europa e in Asia in cui si registra una stasi. Non si segnalano variazioni di rilievo nella distribuzione planetaria dei diaconi fra i due anni 2015 e 2016: si verifica solo una lieve diminuzione del peso del numero relativo di diaconi in Europa e una altrettanto lieve crescita di quello dell’America. L’effettiva possibilità dei diaconi permanenti di cooperare con i sacerdoti nell’erogazione dei servizi pastorali sul territorio rimane, tuttavia, ancora contenuta. Nel mondo, la distribuzione dei diaconi ogni cento sacerdoti presenti, infatti, è appena pari a 11,2 nel 2016 e va da un minimo di 0,48 in Asia a un massimo di 24,8 in America. Il quoziente in Europa è attorno all’8 per cento mentre in Africa è pari a un diacono per 100 sacerdoti presenti.

Le dimensioni del fenomeno, pertanto, risultano ancora del tutto inadeguate perché l’opera di tale categoria di operatori pastorali possa incidere in maniera significativa sull’equilibrio tra la domanda e l’offerta di servizi ai fedeli cattolici presenti sul territorio. In termini evolutivi, tuttavia, si rileva che essi tendano a manifestare una maggiore frequenza sul territorio proprio laddove il rapporto cattolici battezzati per sacerdote risulta più carente.

Nel 2016, il gruppo dei religiosi professi non sacerdoti nel mondo consta di 52.625 unità e sono presenti 8731 in Africa, 14.818 in America, 12.320 in Asia, 15.390 in Europa e 1366 in Oceania. La diminuzione verificatasi nel corso del periodo 2010-2015, è proseguita e si è accentuata nel 2016: il gruppo, a livello mondiale, diminuisce del 3 per cento nell’ultimo anno. In particolare si rileva che mentre in Africa si registra una quasi stazionarietà, in tutti gli altri continenti si assiste a un decremento generalizzato con punte di rilievo in Oceania (-4,5 per cento), in Europa (-3,8 per cento) e in America (-3,7 per cento).

La distribuzione percentuale dei religiosi professi non sacerdoti subisce nel 2016 lievissime variazioni rispetto al 2015, la più significativa delle quali riguarda l’Europa che ha visto scendere la sua quota relativa dal 29,5 al 29,2 per cento.

Le religiose professe costituiscono il gruppo di maggiore peso numerico nell’insieme dei vari operatori pastorali (specificamente: vescovi, sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi non sacerdoti professi e religiose). Nel 2010 esse erano 722 mila, diminuiscono progressivamente, tanto che al 2016 se ne contano 659 mila (con una variazione relativa nel periodo di -8,7 per cento). La contrazione registrata nel numero delle religiose professe nel mondo è sostanzialmente attribuibile a un aumento considerevole delle morti, risultato da una elevata presenza di religiose in età avanzata, mentre il numero di abbandoni della vita religiosa diviene meno rilevante nel corso del periodo di riferimento. È importante notare la profonda differenza di comportamenti nei vari continenti che ricalca le caratteristiche già osservate per le altre categorie di operatori pastorali, accomunandone le determinazioni geografiche. L’Africa, nel periodo 2010-2016, registra il maggior incremento (+9,2 per cento), seguita dal sud-est asiatico (+4,2 per cento). L’America del nord vanta, invece il record negativo, con una contrazione di quasi il 21 per cento. Seguono da vicino Europa (con oltre il -16 per cento) e l’America meridionale (-11,8 per cento), mentre più contenuto è il calo registrato nell’America centro-continentale e nel Medio oriente. Infine, sostanzialmente stazionaria è la situazione in America centro-Antille, con una riduzione di circa il 2 per cento. Questi movimenti, naturalmente, influiscono sulle variazioni dei pesi continentali delle consistenze di religiose. Osservando nel periodo 2010-2016 la distribuzione per aree continentali, si registra un ridimensionamento della presenza di religiose in Europa e nel nord America, a vantaggio di Asia e Africa. In particolare, infatti, se nel 2010 il complesso delle religiose professe operanti in Europa e nord America rappresentava il 49,7 per cento del totale mondiale, nel 2016, esse incidono sul dato dei due continenti per il 45,1 per cento.

La variazione positiva di maggiore rilievo si osserva nel sud-est asiatico dove l’incidenza delle religiose passa dal 22,2 per cento del 2010 al 25,4 per cento del 2016, e in Africa in cui l’incidenza sul totale mondiale si attesta nel 2016 all’11 per cento da 9,2 per cento nel 2010.

Nel 2016 l’andamento delle vocazioni sacerdotali, in linea con la flessione già riscontrata negli anni precedenti, continua la fase di diminuzione: si passa da 116.843 seminaristi maggiori del 2015 ai 116.160 del 2016 (683 unità in meno, pari a 0,6 per cento); il tasso di vocazione (seminaristi per 100.000 cattolici) regredisce, da 9,09 a 8,94. A livello territoriale l’America (specialmente quella meridionale) risulta essere il continente con il più basso tasso di vocazione (5,13 seminaristi per 100.000 cattolici); l’Europa segue da vicino con un quoziente pari a 6,17.

Nel mondo, tra il 2010 e il 2016, si registra una diminuzione di 2830 seminaristi maggiori che è la risultante dell’aumento di 1061 seminaristi del periodo 2010-2012 e del calo di 3891 unità del successivo periodo. La crisi delle vocazioni si accentua, quindi, a livello mondiale, ma un’analisi per aree più ristrette mette in evidenza situazioni territoriali differenziate. Andamento simile a quello mondiale (una fase di crescita seguita da una fase di calo) presenta l’Asia, che registra un saldo attivo, nell’intero periodo di 779 unità e con il punto di massimo nel 2012. In Europa e nel continente americano si registrano, invece, una costante flessione che ha portato a una diminuzione complessiva nell’intero periodo di 4082 unità per l’America e di 2949 per l’Europa. L’Africa manifesta un andamento diverso sia da quello mondiale che dalle altre aree territoriali. In tale continente, infatti, il numero dei seminaristi maggiori è costantemente cresciuto con un incremento assoluto dal 2010 al 2016 di 3538 unità.

Un esame territoriale ancora più analitico condotto sui paesi in cui nel 2016 si sono avuti non meno di 1000 seminaristi maggiori (diocesani e religiosi), evidenzia che — tranne che per un minimo di paesi, nei quali le tendenze non sono sempre rilevabili con precisione — nella grande maggioranza delle nazioni considerate, nel periodo 2010-2016, si sono avuti andamenti del tipo di quelli riscontrati in precedenza: crescita seguita da decrescita, crescita o decrementi costanti.

La crescita costante che si nota in Africa si riscontra anche nei suoi principali paesi. Questi, infatti, presentano tutti un incremento percentuale complessivo superiore a quello di per sé già molto elevato (+13,1 per cento) del continente: infatti l’Uganda in cui l’incremento è del 22,1 per cento, è superata dal Camerun (+31,2 per cento), dalla Tanzania (+39,5 per cento) e dal Madagascar che manifesta un elevatissimo incremento (+65,6 per cento). La Repubblica Democratica del Congo registra una crescita fino al 2013 seguita da un calo negli anni successivi (con un incremento percentuale complessivo nell’intero periodo del 5,1 per cento). In controtendenza si presenta il Kenya che mostra un costante calo delle vocazioni: per tutto il periodo -13 per cento.

Nelle Americhe, quella del nord manifesta grosso modo, l’andamento delle vocazioni nel mondo intero con il massimo nel 2012 seguito da una lenta diminuzione. L’America centro-continentale registra una costante diminuzione di vocazioni che nel complesso porta a 91 seminaristi in meno tra il 2010 e il 2016. Il paese di maggior peso demografico del sub-continente, il Messico, mostra una tendenza non rilevabile con precisione dato che a un lieve aumento registrato fino al 2012 segue un tendenziale calo negli anni successivi: alla fine del periodo il numero di seminaristi si stabilizza sulle 5000 unità. L’America del sud presenta una continua flessione di vocazioni, tra il 2010 e il 2016, con un decremento assoluto pari a 3752 unità e percentuale pari al -17,4 per cento. Il calo interessa con intensità diverse tutti i paesi del subcontinente con accentuazione per Perú, Colombia e Brasile.

In Europa, tutti i principali paesi hanno un andamento delle vocazioni analogo a quello del continente: sempre decrescente per tutto il periodo e con un saldo negativo che ha raggiunto anche livelli notevoli in Polonia, Germania, Irlanda, Gran Bretagna e Spagna.

In Asia, le Filippine e la Repubblica di Corea registrano un calo di vocazioni per tutto il periodo, con un saldo negativo di 1,1 per cento seminaristi per il primo e di -30,2 per cento per il secondo, mentre il Vietnam presenta un costante aumento e il saldo è di +48,3 per cento. Un lieve aumento temporale si verifica per l’Indonesia in cui le vocazioni sono cresciute del 2 per cento.

Il confronto fra la distribuzione percentuale dei seminaristi tra i vari continenti e la corrispondente distribuzione percentuale dei cattolici evidenzia chiaramente le eccedenze positive e negative delle vocazioni a livello territoriale.

All’Europa che, nonostante il calo delle vocazioni nel periodo 2010-2016, sembra essere in grado di poter rispondere adeguatamente alle esigenze dei cattolici (15,2 per cento dei seminaristi contro 22 per cento dei cattolici), fa riscontro il deficit di vocazioni nelle Americhe (27,9 per cento di seminaristi contro il 49 per cento di cattolici) che è particolarmente alto per l’America meridionale.

Nei paesi dell’Africa e dell’Asia, in cui è bassa l’aliquota di cattolici sugli abitanti, invece, le percentuali di seminaristi sono notevolmente superiori alle basse percentuali di cattolici.
Si tende, così, a soddisfare in questi continenti l’esigenza di provvedere, in piena autonomia, all’opera di apostolato locale.

Tirando le fila di questa analisi quantitativa dei principali fenomeni che interessano la Chiesa cattolica nei vari continenti e fermando l’attenzione solo sugli aspetti che appaiono costituire le tendenze più marcate e di maggiore importanza, si può osservare, in primo luogo, che negli anni dal 2010 al 2016, il numero dei cattolici nel mondo è andato aumentando in maniera significativa. In questi anni si registra una situazione di elevata concentrazione territoriale di cattolici battezzati nel mondo. Complessivamente nel 2016, in 15 paesi ne risiedono circa 830 milioni, pari al 64 per cento dei cattolici battezzati mondiali. L’America e l’Europa (rispettivamente con il 49 per cento e il 22 per cento) ospitano il 71 per cento della popolazione battezzata complessiva. Guardando al dettaglio dei singoli paesi, 4 dei 15 (Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Uganda e Angola) si trovano in Africa e rappresentano da soli il 47 per cento del totale continentale. In America, oltre il 64 per cento del totale è attribuito ad altri 4 paesi (Brasile, Messico, Stati Uniti e Colombia), 2 paesi appartengono al continente asiatico (Filippine e India), che da soli raccolgono quasi il 77 per cento del totale continentale e i rimanenti 5 paesi sono europei (Italia, Francia, Spagna, Polonia e Germania), con una incidenza sul continente pari al 74 per cento.

Altro aspetto rilevante è che nell’arco temporale esaminato si registra un’attenuazione degli squilibri preesistenti nella distribuzione geografica per grandi aree sia delle circoscrizioni ecclesiastiche che dei centri pastorali. Anche il numero dei vescovi appare più armonicamente diffuso e in buona crescita. Quanto all’evoluzione degli altri operatori pastorali, si osserva una evidente contrazione nei religiosi non sacerdoti, nelle religiose professe e nei sacerdoti. Questi ultimi, tuttavia, registrano una flessione solo nell’ultima parte del periodo esaminato. Spiccano le perdite subite nell’intero periodo dall’Europa e dall’America, in gran parte compensate dalla vivace dinamica manifestata dall’Africa e dall’Asia per i sacerdoti diocesani.

Le religiose professe, nonostante la contrazione osservata globalmente e a livello di alcune realtà continentali, rimangono una realtà non trascurabile: l’insieme delle suore rappresenta il 59 per cento in più della popolazione sacerdotale. Nonostante, poi, il ruolo che esse storicamente svolgono nell’erogazione dei servizi pastorali si sia complessivamente ridimensionato — come indicato dalle statistiche della consistenza di parrocchie rette da religiose — la loro azione nella vita delle comunità religiose rimane tuttora quella di affiancare, quando addirittura non sostituire, quella dei sacerdoti.

I candidati al sacerdozio presentano globalmente una tendenza alla decrescita, essendo il numero dei seminaristi maggiori in calo dell’1,8 per cento tra il 2010 e il 2016. Anche in questo caso, però, alcuni motivi di preoccupazione provengono dall’Europa e dal continente americano, dove la diminuzione appare molto evidente. Viceversa, l’Africa e l’Asia mostrano una grande vitalità.

Foto Ansa

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