Caramelle (buone) dagli sconosciuti

Di Annalisa Teggi
11 Giugno 2026
Così a Cerignola, Puglia, la cooperativa “La Fabbrica di Charlie” si occupa di ragazzi “ai margini della legalità” attraverso il lavoro e l’educazione. Con dolci risultati di cui gode tutto il territorio
La Fabbrica di Charlie

Non si accettano caramelle dagli sconosciuti. In Puglia, a Cerignola, c’è una piccola fabbrica di caramelle che prova a rovesciare questa diffidenza e offre un’esperienza di lavoro a ragazzi che hanno commesso reati o vissuto esperienze ai margini della legalità, molto simili allo stereotipo dello sconosciuto da cui stare alla larga. Si dà loro la possibilità di conoscersi impegnandosi in un’opera concreta, frutto delle loro mani e di relazioni autentiche. Si chiama “La Fabbrica di Charlie” ed è uno dei progetti nati dal lavoro della Caritas della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

Per capire il progetto bisogna fare qualche passo indietro. «Facciamo i conti ogni giorno e fino in fondo con il nostro territorio», racconta Paolo Rubbio, direttore della Caritas diocesana. «Ci sono problemi legati alla marginalità, alla devianza, al caporalato. Qualche anno fa l’allora direttore della Caritas diocesana, don Pasquale Cotugno, insieme ai collaboratori, decise di investire risorse, energie e denaro sul tema della legalità e del recupero dei minori». Non fu un intervento calato dall’alto, ma un percorso: entrare nei quartieri, incontrare i ragazzi lì dove stanno.

Charlie vuole fare surf

Nacque “Charlie fa surf”, un progetto di educativa di strada rivolto a minori a rischio di dispersione scolastica o cresciuti in contesti poveri di occasioni. Nel nome c’è un intreccio curioso. È il titolo di una canzone dei Baustelle che ha alle spalle una serie di echi artistici e cinematografici. La battuta «Charlie non fa surf» è al centro di una scena cult del film Apocalypse Now. Charlie, il nemico, non conosce il modo di godersi il mare dei surfisti, ma i veri soldati anche in mezzo al delirio del Vietnam possono prendersi due ore per stare tra onde perfette, alte due metri. È un criterio impazzito, ma non così disumano, di stare dentro la guerra: il nemico non può inchiodarti fino in fondo all’inferno.

Giuseppe Russo spiega così il passaggio successivo: «Ispirato da Apocalypse Now, l’artista Maurizio Cattelan ha creato l’opera Charlie don’t surf, in cui un bambino ha le mani inchiodate al banco da due matite, immagine dura di una libertà impedita. Il nostro progetto rovescia quell’immagine: Charlie non resta inchiodato, Charlie fa surf. Nel logo dell’associazione, infatti, la matita non è più un chiodo, ma diventa una tavola da surf. È il segno di una scuola, e di una comunità, che non trattengono i ragazzi, ma li aiutano a prendere il largo».

Il secondo passo è stato il centro educativo “Diorama”. Ancora una volta il linguaggio dei simboli ha accompagnato il lavoro concreto: nel logo di Diorama le matite diventano abitazioni, un luogo dove crescere. «Nella seconda annualità di questo progetto, finanziato da 8xmille della Chiesa cattolica», spiega Rubbio, «si è pensato di realizzare un centro educativo in cui i ragazzi possono studiare, stare insieme, essere accompagnati». La proposta di un accompagnamento nella condivisione dei bisogni è diventata uno spazio stabile in cui essere accolti, un’altra porta aperta verso la conoscenza di sé.

Il guadagno è nella relazione

Infine è nata La Fabbrica di Charlie, un vero e proprio laboratorio artigianale da cui “Frik: caramelle dagli sconosciuti”. Hanno gusti particolari: bergamotto e timo; mandarino verde e alloro; eucalipto, abete e rosmarino.

«I primi ragazzi che hanno lavorato nella Fabbrica di Charlie», spiega Giuseppe Russo, «erano ragazzi che avevano commesso dei reati ed erano stati segnalati dall’Ussm (Ufficio di servizio sociale per i minorenni) di Bari. Provenendo da un contesto familiare problematico, hanno incontrato nell’esperienza della Fabbrica la realtà di un altro mondo possibile, di un’altra via di sviluppo, di crescita che non è solo legata al boss di quartiere o di un guadagno facile determinato dallo spaccio, dalla ricettazione, da altre attività illegali. Il lavoro onesto può essere meno gratificante dal punto di vista remunerativo, però dà soddisfazione personale veder realizzato con le proprie mani qualcosa che prima era nulla. Sicuramente è arricchente, fa riflettere su quelle che possono essere le prospettive future. L’ambizione non è che nascano dei grandi pasticceri, anzi ciascuno può scoprire che vuole fare altro nella vita ed è giusto che sia così».

I ragazzi impegnati nella Fabbrica di Charlie usufruiscono di borse lavoro, ma il guadagno vero è nelle relazioni che costruiscono. Nel laboratorio si lavora sotto la guida di un maestro pasticcere e per la distribuzione delle caramelle si collabora con aziende del territorio. S’impara che il lavoro è frutto di una rete di competenze, non solo dello sforzo del singolo.

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Il valore dell’8xmille non è un contributo che si esaurisce in un’attività, ma una spinta che permette a un’opera di nascere per poi camminare con le sue gambe. «I progetti finanziati chiedono sostenibilità oltre il periodo del finanziamento», osserva Russo. Per questo, dal percorso è nata la cooperativa sociale Charlie fa surf che oggi gestisce servizi educativi; per la Fabbrica è stata costituita un’associazione temporanea di scopo che mette insieme i bracci operativi della Caritas diocesana, la cooperativa Charlie fa surf, l’associazione Servi inutili e la cooperativa sociale Pietra di scarto, specializzata nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Un compito per la comunità

Oggi la Fabbrica di Charlie accoglie anche giovani con disturbo dello spettro autistico o con altre fragilità. «La sorpresa», spiega Rubbio riportando l’esperienza di Pietro Fragasso, presidente della cooperativa Pietre di scarto che attualmente gestisce la fabbrica, «è vedere l’impegno e la ricchezza di relazioni che emergono in ragazzi che spesso la società non considera all’altezza di un lavoro».

E poi il gusto delle caramelle si diffonde. Un obiettivo cruciale di questo progetto è l’animazione nella comunità territoriale. Alle scuole si propone la visita alla Fabbrica di Charlie, come occasione per vedere una risorsa del territorio, ma anche per lanciare un messaggio di inclusione. Il desiderio è dilatare l’educazione alla legalità e stimolare in altre realtà dell’associazionismo e nelle parrocchie l’ipotesi di accogliere persone che devono scontare pene con misure alternative. Da questa condivisione, alcuni imprenditori locali hanno deciso di sostenere la Fabbrica, provvedendo all’acquisto di nuovi macchinari o finanziando borse lavoro.

Conclude Rubbio: «Abbiamo a cuore di testimoniare che prendersi cura delle persone più fragili non deve essere un compito solo della Caritas o dei servizi sociali, ma di tutta la comunità».

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Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di giugno 2026 di Tempi. Abbonati per sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

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