Romanzo di una casalinga e di una vita «da fare impallidire il Mulino Bianco»

Marcella Manghi Catania racconta la sua vita normale e straordinaria in “Qualcosa di diverso”

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Può la vita essere straordinaria anche se racchiusa nella normalità di una famiglia milanese come tante altre, composta da una casalinga che sogna un’esistenza borghese e il “principe azzurro”, ma finisce per sposare un consulente aziendale, da cui avrà tre figli? Per Marcella Manghi Catania sì. È la storia raccontata nel suo “Qualcosa di diverso” (edizioni Ares, 200 pagine, 13,90 euro).

PIETRO, NON IL PRINCIPE AZZURRO. Tutto inizia quando Marcella ha 24 anni. Nata a Parma, laureata in matematica, conduce una vita semplice, da giovane provinciale, la cui stella polare è il buon senso. Marcella sogna un’esistenza tranquilla, coronata dal matrimonio con un “principe azzurro”. Suo marito Pietro, bravo ragazzo con polo bianca, jeans chiari e vita regolare non corrispondeva per niente al suo ideale. Pensatore milanese, lui ama godersi ogni istante della vita e non ha nulla di ordinario. I due si incontrano a Milano e non si piacciono: troppo diversi. «Questo mondo non fa per me», pensa Marcella, che però in qualche modo resta attratta da quell’incontro.

REALTÀ O FANTASIA. Paradossalmente, ad attirare Marcella è proprio la diversità di Pietro: «Il difficile – scrive l’autrice – è chiudere con i pregiudizi e aprire la mente. La fatica più grande è andare al cuore di un’intuizione, lasciandomi alle spalle le aspettative». «La realtà in cui mi sta trascinando sta rischiando di essere più interessante delle mie fantasie. Possibile che la mia felicità passi per di qui?», si chiede l’autrice.

«TRAVOLTA DA UN CICLONE». Lasciando aperta quella possibilità, Marcella incontra ancora Pietro e si ritrova, a poco a poco, ad essere «stregata davanti a un orizzonte sempre più aperto, con pochissimi riferimenti a me noti, come travolta da un ciclone». Le cose procedono normalmente, ma Marcella riesce a vedere gli episodi più effimeri di un normale corteggiamento in una luce che li rendono divertenti. Poi, arrivati al dunque, davanti alla proposta di matrimonio, la ragazza capisce che questa volta è una decisione per la vita. E lei la paragona alla scelta fra un paio di scarpe fantasy da adolescente a un altro della sua misura, che le restituisce un’immagine di sé «come non l’avevo vista, e cioè priva di limiti». Perciò, continua, «opto decisa per le scarpe. Quelle comode. Che Dio me la mandi buona».

PANNOLINI E TACCO DIECI. Incomincia così una vita completamente diversa da quella piena di romanticherie che ancora le giravano in testa. Una vita bella nella sua normalità, durante la quale Marcella cresce dentro giornate fatte di figli che nascono e crescono, di tre parti cesarei quando li voleva naturali, di pannolini da cambiare, di lotte per far quadrare i bilanci familiari, di un appartamento in centro anziché una grande casa in una prateria. «Una settimana dopo l’altra, gli schemi si sono allentati come gli elastici degli slip», l’amore tra Marcella e Pietro è cresciuto e il segreto resta sempre lo stesso: accettare la diversità dell’altro come una novità. Nel libro Marcella non nasconde i limiti propri e del marito e sa ironizzare anche sul tempo che passa, come quella volta che Pietro le ha regalato un paio di decolté nere tacco dieci e i figli le domandano se “da giovane” metteva i tacchi

«SEI TROPPO BELLA PER ANDAR PERDUTA». Il libro elenca uno dopo l’altro episodi familiari quotidiani «da far impallidire il Mulino Bianco» ma che portano Pietro, dopo nove anni di matrimonio, a scrivere a Marcella una lettera così: «In tutte le flessioni di impatto emotivo che caratterizzano ogni nostro interloquire, interagire (…) si agita un frammento prezioso di eternità. Tale frammento vorrei saper cogliere (…) perché niente di noi andrà perduto…Sei troppo bella tu per andar perduta (…)».

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