Mediaset, Confalonieri: «Condannano Berlusconi e assolvono me che firmo i bilanci. Aberrante»

Il paradosso sottolineato dal presidente del gruppo di Cologno Monzese: hanno attribuito più responsabilità al Cavaliere che a me. E lui faceva politica

«Abberrante», così Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, definisce la sentenza definitiva che ha portato alla condanna per frode fiscale Silvio Berlusconi. In un’intervista per la Summer School della fondazione Magna-Carta, riproposta in parte oggi dal Giornale, Confalonieri sottolinea il paradosso di un processo che ha portato lui all’assoluzione ma Berlusconi alla condanna, benché quest’ultimo mentre era presidente del Consiglio non potesse gestire gli affari dell’emittente televisiva di Cologno Monzese.

7 MILIONI SU MEZZO MILIARDO DI TASSE. «La prova che questa sentenza sia aberrante», spiega Confalonieri, «è che io, che sono quello che firma i bilanci di Mediaset, sono stato assolto due volte. Quello che faceva il presidente del Consiglio nel 2003 è condannato a quattro anni per frode fiscale». «La frode fiscale» è una «cosa ben precisa», sottolinea Confalonieri, spiegando che il gruppo di cui è presidente ha pagato miliardi di tasse: «Fininvest 9 miliardi, Mediaset ha dato 6 miliardi all’erario da che c’è». In quanto consiste la frode sarebbe stata perpetrata? «7 milioni e rotti avremmo frodato». «E in un anno dove poi tra l’altro avevamo pagato 560 milioni di tasse». Pagarne 567 cambiava di poco per l’azienda. «Però questa è la giustizia, e a un certo punto la giustizia diventa una player nella competizione» afferma il Presidente di Mediaset.

VENT’ANNI DI GUERRA. «Nel ’73, quindi 40 anni fa, c’erano 100 persone con Berlusconi», ricorda Confalonieri. L’ex premier allora creò la nuova tv commerciale, l’alternativa alla Rai. «In quel periodo c’è stata la vera rivoluzione liberale nel nostro settore. E questo», sottolinea Confalonieri «è uno dei meriti di Berlusconi, un merito politico anche quando non era ancora politico, perché quella è stata veramente una ventata di libertà portata nel nostro Paese». Poi il fondatore di Fininvest entrò in politica e ci sono stati «20 anni di guerra sempre». E oggi, «la vicenda Berlusconi sembra stia per chiudersi per un intervento della magistratura, cioè di un ordine dello Stato che ha sentito Berlusconi come un intruso, come un usurpatore nel mondo della politica, nella convivenza e l’ha messo nel mirino». Confalonieri rammenta che la magistratura lo ha attaccato con un numero esorbitante di procedimenti penali (40) e con duemila ispezioni prima di arrivare «a una sentenza che è aberrante».

RIFORME INELUDIBILI. «Un Paese non può litigare tutti i giorni», sottolinea Confalonieri. «Ci vogliono dei princìpi comuni e poi ci vogliono delle riforme fondamentali, una riforma come quella della giustizia è ineludibile, una riforma del sistema del lavoro, dei costi del lavoro, una riforma anche del welfare è ineludibile». E poi bisogna «pensare alla scuola». Ma, conclude, «tutto dipende da Berlusconi, da come se la cava proprio in queste ore, direi più che ancora in questi giorni. Perché mi sembra che centrodestra voglia dire soprattutto Berlusconi».