Prism? Per tutti (tranne che per Saviano) è il segreto di Pulcinella

Il sistema di sorveglianza è stato legalizzato da una legge del Congresso Americano. Bonino: dov’è lo scandalo? «Basta leggere qualsiasi spy story per capire che se ne sono viste di tutti i colori».

Prism, il sistema di sorveglianza della Nsa, la cui esistenza è stata rivelata al Guardian dall’ex tecnico del controspionaggio americano Edward Snowden, non sembra aver portato a uno di quegli scandali che lascia a bocca aperta l’opinione pubblica. Già dai tempi di George Bush si parlava di un programma simile, Echelon, in grado di intercettare ogni conversazione privata che potesse rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti. E fu proprio l’ex presidente americano, dopo l’11 settembre, a ampliare con il “Patrioct act”, la discrezionalità del governo nel contrasto al terrorismo. Oltre a quella legge, fu varato dal Congresso anche il “Foreign Intelligence Surveillance Act”, che in una sezione parla della possibilità per di istituire un sistema di sorveglianza come Prism. Dov’è lo scandalo, allora? Le uniche informazioni segrete riguardano i particolari del programma, certo non la sua esistenza.

BONINO E TERZI. NON SORPRESI. Dopo l’ex spia della Cia che ha spiegato al Corriere della Sera come sia molto più comune l’uso dello spionaggio per affari commerciali che per quelli di sicurezza, anche le vittime potenziali del sistema di rilevamento delle conversazioni ridimensionano l’entità del “Datagate” (nomignolo dello scandalo affibbiato da Repubblica). «Certo – ha ammesso il ministro degli Esteri, Emma Bonino – spiarsi tra alleati non è carino: ma basta leggere qualsiasi spy story per capire che se ne sono sempre viste di tutti i colori».
Già ieri l’ex numero uno della Farnesina, Giulio Terzi di Sant’Agata aveva dimostrato tutto fuorché sorpresa, riguardo l’ipotesi che gli Stati Uniti abbiano tenuto sottocchio anche consolati e ambasciate: «Ogni diplomatico, per quanto ingenuo o a inizio carriera, sa che gli può accadere di essere spiato». E anche: «In 40 anni di carriera non ho mai pensato che una telefonata fosse sicura».

DISINFORMAZIONE? COLPA DEI TROLL. A prendere molto sul serio le rivelazioni di Snowden è lo scrittore Roberto Saviano: «Potevamo immaginare – scrive l’autore di ZeroZeroZero, oggi su Repubblica– che i servizi segreti spiassero non solo milioni di cittadini ma anche le diplomazie dei paesi alleati: ma c’è una differenza sostanziale tra avere un sospetto e avere una prova di questo». La prova, secondo Saviano, Snowden l’ha fornita: è la sua testimonianza. L’ex tecnico dell’Nsa, spiega lo scrittore napoletano, è una figura simile a quella del fondatore di Wikileaks, Julian Assange: «Da soli, riescono a mettere in crisi sistemi complessi per un motivo semplice: si fanno network». Cioè Rete. «Verità importanti che un tempo restavano segrete, o confinate in nicchie che nessuno scopriva – argomenta Saviano – con la rete giungono immediatamente a tutti».
Sarà la rete a decodificare le informazioni e a stabilire se sono vere. C’è qualcuno che può fermare il potere immenso del network? Da quello che scrive l’autore di Gomorra sembra di sì. Sono i guastafeste del web, i produttori di filmati falsi su youtube a rendere insalubre internet. Purtroppo, spiega, «la rete è aperta a tutti, anche a chi fa circolare menzogne», come «blog e troll che costantemente lavorano sul web» per delegittimare chi come Assange e Snowden fornisce informazioni sui meccanismi sotterranei del potere.