Previdenza: ecco da dove il governo Monti prenderà 20 miliardi – RS

La manovra correttiva da circa 20 miliardi che verrà varata il 5 dicembre dal Consiglio dei ministri ancora non si conosce, ma le ipotesi più credibili sul suo contenuto sono: stretta sui vitalizi dei parlamentari, innalzamento a 40 anni di contributi per la pensione di anzianità, blocco totale per il 2012 degli aumenti delle pensioni, Ici e aumento contributi per commercianti

La manovra correttiva che il governo Monti varerà durante il Consiglio dei ministridel 5 dicembre dovrebbe salire a 20 miliardi, forse più. L’unica cosa certa sembra la stretta sui vitalizi dei parlamentari, che dal 2012 saranno calcolati in base al sistema contributivo, che vale già per il resto degli italiani. Circolano poi molte indiscrezioni sul menù che verrà servito a tutti i cittadini: “Si parte dal riemergere di quella che sarebbe una norma-simbolo: l’innalzamento della soglia minima di 40 anni di contributi per avere la pensione d’anzianità a prescindere dall’età anagrafica. Ma è solo l’assaggio: si parla anche del blocco totale nel 2012 degli aumenti (quelli per il recupero dell’inflazione) per tutte le pensioni, della revisione delle aliquote contributive per attenuare le disparità oggi esistenti e di una nuova accelerazione nell’aumento dell’età pensionabile delle lavoratrici private (l’allineamento ai 65 già previsti per le statali potrebbe partire dal 2012 per concludersi nel 2016, o al massimo nel 2020, anziché dal 2014 fino al 2026 come previsto attualmente)” (Avvenire, p. 5).

“La previdenza è il terreno privilegiato per ‘fare cassa’ in tempi rapidi, come impone il peggioramento dl quadro congiunturale testimoniato l’altro giorno dall’Ocse che vede l’Italia in recessione l’anno venturo a -0.5%. Il solo blocco totale degli aumenti da solo frutterebbe 5-6 miliardi, ma già i pensionati della Cgil dicono «no» (…). Anche l’aumento dei contributi (si ragiona sul far salire di due punti quel 20-21% oggi versato da commercianti e artigiani, inferiore di molto al 33% dei lavoratori dipendenti) darebbe circa 1.2 miliardi. Così come 5 miliardi verrebbero poi dal ritorno dell’Ici nella versione ‘super-Imu'” (Avvenire, p. 5).