La presentatrice americana Sherri Shepherd affitta un utero e poi divorzia: «Non voglio più il bambino»

Ha detto di amare il figlio, ma poi i piani sono cambiati e ha fatto ricorso chiedendo che le sia tolta la potestà genitoriale

Aveva detto di volere a tutti i costi un figlio, poi aveva annunciato il suo divorzio e infine di non voler più quel bambino che con lei «non avrebbe nulla a che fare». Così l’attrice e presentatrice americana Sherri Shepherd (nella foto a destra), sposata in seconde nozze con lo sceneggiatore Lamar Sally, ha fatto causa affinché il tribunale le revochi la potestà genitoriale.
L’odissea della coppia di vip era cominciata quando i due avevano raccontato di essersi sottoposti alla fecondazione assistita. Visto l’insuccesso, però, gli sposi erano passati all’eterologa, scegliendo di usare lo sperma di Sally e di comprare un ovulo per concepire un figlio da impiantare a pagamento nell’utero di un’altra donna. Ora, data la mancanza di legami genetici fra Shepherd e il bambino, e data la fine del matrimonio, la presentatrice ha spiegato di non volersi prendere la responsabilità di crescerlo.

IL CORTOCIRCUITO DEI DIRITTI. La vicenda mette in luce il cortocircuito di una pratica innaturale, che apre un’infinità di possibilità e quindi di conseguenze. Sopratutto per il fatto che la legalizzazione dell’utero in affitto permette la vendita di ovuli togliendo alle madri genetiche ogni responsabilità. Non solo, i genitori non biologici possono addirittura decidere di abbandonare il piccolo, interrompendo la gravidanza, come già successo in alcuni casi come quello denunciato da Crystal Kelley. Chi dunque si occuperà del bambino, dato che per la legislazione americana la gestante non ha alcuna potestà su di lui? Negli stati americani in cui l’eterologa e l’utero in affitto sono permessi ci sono diverse regole, in alcuni casi scritte, in altri lasciate alla prassi. Così in nome del sistema della common law, fondato sul diritto consuetudinario, si stia alimentando un mercato miliardario. Le leggi poi cambiano a seconda degli stati cosiddetti “surrogacy friendly” come la California, il Maryland, New York. In alcuni, il padre biologico e la moglie sono riconosciuti come genitori legali del bambino solo dopo la nascita, anche se la moglie non è geneticamente legato al bambino, in altri i contratti sono lasciati ai privati. Ma le regole mutano anche a seconda della provenienza della madre “surrogata”. Non si sa quindi cosa deciderà il tribunale nel caso specifico.

«BASTA SCROLLARE LA POLVERE». Non a caso il giudice che segue la causa di Shepherd le aveva detto che avrebbe potuto parlare pubblicamente e quanto voleva della fine del suo matrimonio, ma di non rivelare nulla sull’identità della donna che ha “affittato” il proprio utero. La presentatrice aveva quindi parlato a Us Magazine, spiegando che «quando ti accorgi che avevi fatto la scelta sbagliata», poi basta «fare un lavoro introspettivo e cercare di non fare lo stesso errore». Ma come affrontare le conseguenze? «Torna indietro, scrolla la polvere dai piedi e comincia a camminare in avanti». Poi pensando al “bene” di suo figlio aveva chiarito: «Non posso permettere che il mio bambino veda sua madre con un esaurimento nervoso. Non è nei miei piani». Peccato solo che i piani siano cambiati.