PPP, Caravaggio e certi fotogrammi di miracolo

Senza ombrello, sotto il temporale di Frangi&Stolfi

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I due volumi usciti in questi giorni nei Meridiani di Mondadori che raccolgono i saggi (cioè i capolavori) di Pier Paolo Pasolini, contengono anche numerosi inediti. Tra questi c’è un breve intervento in cui Pasolini racconta la sua passione per Caravaggio. Come al solito tra tanti ragionamenti sorprendenti e discutibili, Pasolini infila un’osservazione geniale e indiscutibile. Dice che la “Vocazione di Matteo” della cappella Contarini in San Luigi dei Francesi, a Roma, cioè il capolavoro di Caravaggio, cioè il più bel quadro mai dipinto nella storia (verdetto unanime di noi due più Ppp), trova la sua forza straordinaria nel fatto di essere concepito come il fotogramma di un film. Per associazione di idee, trasferiamoci subito tra le pagine di un altro libro bellissimo, “L’attrattiva Gesù” di don Luigi Giussani. Una delle conversazioni più belle di quel libro, ha un titolo che non può non suscitare un aggancio: Come un film. “Perché tutto il discorso evangelico si sviluppa come un film”, dice don Giussani. Il film ha due caratteristiche fondamentali: si compone di una sequenze di scene e, pur raccontando una storia avvenuta in un tempo e in un luogo preciso, permette a questa storia di “ripetersi” ogni volta che qualcuno la guarda. Il film ha una grammatica avvincente. E se un film è una grande film, chi si rimette davanti alla storia finisce per immedesimarsene. Caravaggio è un pittore. Quindi il suo film deve esser contenuto tutto in un fotogramma. Deve concentrare tutti gli elementi della storia in una sola scena. Ogni particolare di quella scena deve a sua volta essere assolutamente coerente con gli altri, deve veicolare un messaggio suo particolare e deve essere il più magro possibile, perché più si mantiene nella sua essenzialità e più è la forza e la precisione con cui riesce a comunicarsi allo spettatore. Nella Vocazione di Matteo Caravaggio racconta questo episodio del Vangelo come al 99 per cento deve essere davvero accaduto. È un attimo, un istante come tanti altri. Non è un attimo atteso o speciale. Anche perché il luogo è uno dei meno indicati per eventi straordinari: un ufficio di gabellieri sulla strada che porta da Gerusalemme a Damasco. In quell’attimo però accade una cosa che riempie di stupore chi guarda. E stupisce persino chi ha già familiarità con Cristo, come Pietro. Potremmo andare avanti per ore a raccontare i singoli fotogrammi di questo fotogramma di Caravaggio. Ma potete farlo voi, tanto è sobria, semplice ed essenziale la storia. Noi vorremmo solo far notare un’affinità. Cristo che sceglie come discepolo uno che tutti ritenevano un bastardo esattore (Matteo), ora sceglie un pittore sanguinario, maledetto e assassino (questo era Caravaggio, non facciamone immaginette, per favore), per “riraccontare”, come nessuno ha mia fatto, un capitolo chiave della propria storia. Anche questo è un miracolo.

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