Portofranco, la “goccia” che dimostra che la sussidiarietà funziona

Di Rodolfo Casadei
20 Novembre 2025
Un convegno a Milano sui numeri e sul metodo dell'esperienza di aiuto allo studio che fa risparmiare le famiglie e migliora le performance scolastiche di chi lo frequenta

«Quantitativamente Portofranco è una goccia nell’oceano, ma qualitativamente è un oceano in una goccia». Con questo suggestivo chiasmo Marcello Tempesta, docente dell’Università del Salento e co-autore dello studio Efficacia ed elementi di valore dell’attività del centro di aiuto allo studio dell’Associazione Portofranco Italia a cura della Fondazione per la Sussidiarietà, ha voluto sintetizzare le risultanze della sua ricerca sulla realtà di aiuto allo studio creata un quarto di secolo fa dal sacerdote ambrosiano e ciellino don Giorgio Pontiggia.

Interventi e relazioni che si sono succedute nel corso dell’evento “Dall’esperienza al metodo: il percorso educativo di Portofranco”, organizzata da Portofranco Milano presso la sala Biagi di Regione Lombardia, hanno avvalorato il sintetico giudizio del Presidente del Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università del Salento. Perché è vero che le 60 sedi di realtà collegate a Portofranco attive in tutta Italia erogano 98 mila ore di studio gratuite all’anno grazie a 2 mila volontari che offrono senza compensi finanziari il proprio tempo e la propria competenza, è vero che la sola sede di Milano serve 1.400 studenti che si interfacciano con 300 volontari di ogni età (docenti in attività e in pensione, professionisti, studenti universitari) e consente alle famiglie di risparmiare qualcosa come 2 milioni di euro che andrebbero spesi per lezioni private nello stesso numero di ore. Ma la ragion d’essere che è il vero contributo che Portofranco offre alla società italiana e porta in questo mondo sta tutta in un motto che campeggiava in un pannello all’ingresso e in un frame del filmato introduttivo: «Condividere lo studio per condividere il senso della vita».

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Tu sei prezioso per me

Il versante qualitativo dell’azione di Portofranco lo hanno riconosciuto anzitutto le autorità intervenute all’evento.

«Portofranco è la conferma che il principio di sussidiarietà funziona, e che Regione Lombardia fa bene a sostenere queste realtà», ha detto il sottosegretario alla presidenza della Regione Raffaele Cattaneo. «Portofranco ha ricevuto l’Ambrogino d’oro con la motivazione che integra il welfare cittadino, ma più che un sistema di welfare incarna un sistema di comunità», ha commentato la vice sindaco di Milano Anna Scavuzzo. «Attraverso Portofranco i ragazzi si innamorano non solo della scuola, ma della società. Grazie all’autenticità e gratuità dei rapporti, nei quali sperimentano che “tu sei prezioso per me”», ha spiegato il sottosegretario con delega ai Giovani e allo Sport di Regione Lombardia Federica Picchi, per evidenziare il superamento del malessere giovanile che produce teppismo fra i giovani che hanno fatto l’esperienza del centro di aiuto allo studio.

«I due segreti di Portofranco sono una gratuità che non avviene come una cosa calata dall’alto, ma in un rapporto in cui ci si ritrova allo stesso livello, e il suo metodo, perché senza metodo non c’è esperienza», ha detto mons. Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione sociale dell’arcidiocesi di Milano. «Sussidiarietà e centralità della persona sono princìpi di azione che ci accomunano, a motivo dei quali raccomando la collaborazione fra le scuole e le realtà del territorio come Portofranco», ha commentato in conclusione e in collegamento Giuseppe Valditara,  ministro dell’Istruzione e del Merito.

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Qualcuno lì per me

In mezzo, le relazioni di Tempesta e di Fulvia Pennoni, Ordinaria di Statistica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, co-autrice dello studio che si è occupata soprattutto di analizzare statisticamente un fatto che tutti apprezzano nei fatti: chi frequenta assiduamente Portofranco vede migliorare la sua performance scolastica.

Pennoni ha verificato per esempio che dedicare ore allo studio della matematica e della fisica presso il centro per l’aiuto allo studio permette di aumentare rispettivamente dal 29 al 41 per cento e dal 34 al 57 per cento la percentuale di voti sopra la sufficienza. Un altro calcolo permette di dire che la probabilità di promozione a giugno aumenta del 10 per cento per ogni ora aggiuntiva di studio della matematica.

Tempesta si è concentrato di più sugli aspetti qualitativi, che ha sintetizzato in una serie di definizioni del lavoro di Portofranco. Il quale costituisce un “aiuto di tipo personale in un contesto comunitario”, perché le lezioni a tu per tu, caratteristiche della struttura, avvengono in un “ambiente di relazionalità estesa”, cioè dove c’è il tempo e la possibilità di intrattenersi con gli altri studenti, coi volontari e con gli animatori, cucinare insieme e fare altre cose, e dove volontari e animatori si confrontano formalmente e informalmente sul modo migliore di procedere (“condivisione educativa fra gli adulti”).

Da cui la frase che talvolta si sente pronunciare da alcuni studenti: «Portofranco è diventato la mia casa, la mia famiglia». I momenti di studio sono “appuntamenti, non lezioni”. Spiega Tempesta: «Al centro c’è la richiesta dello studente, il contrario di quello che avviene a scuola, dove interrogazioni e verifiche sono iniziativa dell’istituzione. Lo studente richiede gli appuntamenti perché fa una constatazione che genera in lui stupore, rispetto e attenzione: “C’è qualcuno che è lì per me, e lo fa gratuitamente”».

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Non un progetto, ma un soggetto

La percentuale di studenti stranieri iscritti in forte crescita suggerisce un’altra notazione: il fenomeno è dovuto al fatto che non vengono avvicinati come esponenti di minoranze etniche, ma come persone a pieno e uguale titolo degli gli italiani; questo rende più stimolante la convivenza fra gli studenti autoctoni e quelli con background migratorio.

I criteri pedagogico-didattici che vengono in luce sono il “realismo educativo” e l’”attenzione integrale alla persona” che si esprime come “centralità della persona”. Non c’è nessun progetto moralistico o ideologico calato sulla persona per darle una certa forma: si parte dal bisogno concreto riguardante una materia scolastica che lei manifesta; al centro del rapporto non c’è un progetto, ma il soggetto dello studente, il cui bisogno specifico esprime un più vasto bisogno di pienezza e di realizzazione personale. Gli esiti socio-educativi di questo metodo sono la crescita dei tassi di successo formativo, la diminuzione della dispersione scolastica e una tangibile inclusione sociale e relazionale.

Nasce la Fondazione Portofranco

Nel corso di una tavola rotonda nella seconda parte dell’evento Alberto Bonfanti, co-fondatore di Portofranco e suo attuale direttore, interrogato dal giornalista Enrico Castelli sull’attualità dell’insegnamento di don Giorgio Pontiggia ha spiegato: «È attuale l’idea iniziale: i ragazzi devono essere aiutati ad affrontare la fatica dello studiare, perché lo studio è la strada maestra per la costruzione del futuro. Il fallimento scolastico è un fallimento che condiziona tutta la vita, accompagna fallimenti affettivi familiari e induce alla ricerca di altre strade (sottinteso: cattive – ndr). Il metodo per contrastare questo esito è imperniato sulla gratuità: si studia perché ci si sente oggetto della preferenza di qualcuno. Ci vogliono insegnanti che guardano lo studente con commozione per il suo destino. Vedere un insegnante appassionato alla materia che insegna e che ha uno sguardo commosso sulla persona dello studente fa accendere il fuoco che è in lui». Uno dei motti di Portofranco è infatti una variazione di una frase attribuita a Plutarco, che affermava che «la mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere». Nella versione modificata da don Pontiggia il motto diventa «I ragazzi non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere».

L’evento del 19 novembre ha visto anche l’annuncio della creazione della Fondazione Portofranco Ets da parte del suo presidente Emmanuele Forlani. Ne sono soci fondatori la Cdo Opere sociali, la Cdo Opere educative e la Fondazione Sacro Cuore, che esprimono il consiglio di amministrazione e interagiscono con un’assemblea di partecipanti che conta già l’adesione di 51 realtà di centri di studio in tutta Italia ispirati alla metodologia di Portofranco e con un comitato di sostenitori. La Fondazione è la garante dei princìpi che sono all’origine di Portofranco ed è interlocutore delle istituzioni. «Dare spazio alla libertà presuppone che ci sia una proposta educativa», ha puntualizzato Forlani. «Essa è il frutto di una presenza e di una posizione culturale specifica».

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