Avete in mente Portofranco?

La politica non deve fare gran che: essa esiste per il bene comune, ha il compito di promuovere ciò che fa stare tutti meglio. Politica, governo e parlamento, almeno non dovrebbero uccidere ciò che nasce liberamente e genera nuove forme di welfare

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portofrancoCi sono cose che non si fanno. Ad esempio leggere le leggi. Forse non lo si fa per evitare questo noioso bisticcio scioglilingua. Giudizi sulla base delle conferenze stampa. Poi basta studiare le carte e casca l’asino. In questo caso, casca Renzi, con tutta la sussidiarietà che sarebbe anche la ragione sociale per cui il Nuovo centrodestra (Ncd) partecipa a maggioranza e governo.

Avete in mente Portofranco? Per chi non fosse informato è una delle più belle e spettacolari iniziative di condivisione che oggi fioriscono in Italia. Insegnanti dedicano gratuitamente il loro tempo a ripassare le lezioni con gli studenti che fanno fatica. Mi sto esprimendo in termini paternalistici, e mi scuso. So che sono esperienze potenti, illuminano un mondo dove finalmente ciascuno ha un nome e perciò vale, bravo e capace oppure no, è degno di uno sguardo, di spartire il pane del sapere con lui. Fuori dal contesto canonico di registro, voto, bidello, promosso, bocciato. Un aiuto. E si evita così l’abbandono scolastico, il tutto senza alcun onere per le famiglie. Al di là dei risultati specifici, c’è dentro queste esperienze un aspetto di gratuità che è proprio quel che fa andare avanti il mondo, e non lo fa rotolare all’inferno. La politica non deve fare gran che: siccome essa esiste per il bene comune, ha il compito di promuovere ciò che fa stare tutti meglio. Ho esagerato. Volo più basso. Che la politica, il governo e il parlamento, almeno non uccidano ciò che nasce liberamente tra le persone, nella società, ed è utile alle persone, generando nuove forme di welfare dal basso.

Invece sta accadendo qualcosa che tarpa le ali e rischia di far appassire quel che nella scuola fiorisce al di fuori del rapporto istituzionale Stato-scuola-insegnanti-studenti. È così facile calpestare i fiori e fingere di non avvedersene.

Accade che la legge di stabilità pialli via, per quanto riguarda la scuola, tutto quello che non appartiene rigidamente ai soggetti appena citati. I corpi intermedi, le associazioni libere, vengono privati di ossigeno. Il numero di insegnanti distaccati per coordinare e dirigere questa meraviglia di esperienza sarà drasticamente ridotto. Non si tagliano le spese: si stronca il bene, si dà un segnale di profondo disprezzo per la libertà di iniziativa solidale.

Che cos’è la politica di sussidiarietà? È il favorire in ogni modo quel che nasce fuori dai piani quinquennali dello Stato organizzatore delle vite di tutti e fa star meglio la gente.

La legge di stabilità nei capitoli dedicati alla scuola fa il contrario. Le risorse sono tutte destinate alla assunzione dei precari. Nessun criterio di merito o di giustizia. Un’infornata con cui il Partito democratico garantisce il suo blocco sociale avendone in cambio voti. Il guaio è che queste risorse sono reperite a danno di tutte quelle associazioni di insegnanti, dirigenti, genitori che, con la loro libera iniziativa, in questi anni hanno concorso a combattere l’abbandono e la dispersione scolastica, ad aiutare i tanti ragazzi in difficoltà. Si vogliono cancellare anche enti che operano nel campo della tossicodipendenza che si avvalgono dell’aiuto di personale distaccato.

Allo stesso modo di Portofranco saranno danneggiate l’Associazione nazionale dei presidi o l’associazione dei maestri cattolici o le associazioni dei docenti che fanno ricerca per la valutazione e la didattica, trasmettendo nuovi metodi di insegnamento. Possibile che non si riesca a contrastare questa deriva statalista che sta dietro nella pratica alle parole liberali e sussidiarie del governo? Forza, mettiamoci insieme. Nudi, ma libertà di educazione per le famiglie. Certo: siamo sicuri che anche sotto persecuzione, iniziative come Portofranco andranno avanti lo stesso. Ma perché accettarne in silenzio la mortificazione?

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