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Politicamente correttissimo: adesso pure il sandwich al burro di arachidi è razzista

novembre 22, 2013 Redazione

L’incredibile uscita della preside di una scuola dell’Oregon, che porta avanti un progetto per sradicare il «razzismo sottile» dei suoi insegnanti

Negli Stati Uniti il politicamente corretto ha superato una nuova frontiera, quella delle usanze alimentari. Sembra incredibile, ma adesso a quanto pare perfino il mitico sandwich all’americana è da considerarsi razzista. Lo ha spiegato a un giornale locale Verenice Gutierrez, preside della Harvey Scott K-8 School, un istituto con cinquecento alunni di Portland, Oregon, che quest’anno ha introdotto un “avanzatissimo” progetto di aggiornamento professionale rivolto agli educatori per far comprendere loro quanto siano intrisi fino al midollo di «white privilege» e per «cambiare le loro abitudini di insegnamento allo scopo di migliorare il rendimento degli studenti appartenenti alle minoranze».

DISCRIMINAZIONE SOTTILE. Come spiega il Portland Tribune, la Gutierrez intende sradicare il «sottile linguaggio del razzismo» che tutti noi, insegnanti in primis, esprimiamo nella quotidianità. «Si pensi al panino al burro di arachidi, un esempio apparentemente innocente utilizzato da un insegnante durante una lezione l’anno scorso», scrive il settimanale dell’Oregon: «Che dire degli studenti somali o ispanici, che magari non mangiano i panini?», commenta la preside della Harvey Scott. «Diverso sarebbe chiedere loro: “Gli americani mangiano burro di arachidi e gelatina, voi avete qualcosa di simile?”. Che siano loro a dirlo. Magari mangiano “torta” (una sorta di panino ispanico, ndr). O la pita».

FORMAGGIO SESSISTA? Naturalmente l’infelice uscita della preside ha subito trasformato questo progetto inteso a «migliorare l’educazione per gli studenti di colore, in particolare per i ragazzi neri e scuri», nel bersaglio delle ironie dei lettori. Uno dei quali su Twitter ha domandato: «E qual è il verdetto per il formaggio grigliato? Razzista? Sessista?». E un altro: «Nella scuola dei miei figli il cibo odia tutti quanti». Molti invece si sono sbizzarriti a scovare e denunciare altre possibili forme di razzismo linguistico-gastronomico. Per esempio il modo di dire “essere americano come la torta alle mele”, che ovviamente può suonare discriminatorio alle persone che non mangiano l’alimento.

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7 Commenti

  1. Holly says:

    di fronte a casi umani come la sopracitata petulante Gutierrez divento schifosamente maschilista!

  2. Antonio says:

    questa del razzismo ovunque sta diventando una paranoia. Fra poco multa a tutti quelli che non mangiano cocomero, pollo fritto, banane e altro cibo “da gente di colore” perchè razzisti.

  3. Mappo says:

    Giuro che non ho capito perché gli studenti somali o ispanici non possano mangiare un panino. Questa Gutierrez deve essere parente della preside italiana che vieta ai suoi alunni di visitare la mostra di Rolando Rivi.

  4. francesco taddei says:

    ve lo ricordate il film “il principe delle donne”? durante una partita al biliardo un amico del protagonista si lamentava del razzismo di quel gioco: la palla bianca mandava in buca la palla nera e il tappeto verde era la terra. se qualcuno lo prende sul serio che succederà?

  5. lau says:

    Solo le donne si cimentano in questi exploit sul cibo? Niente affatto ! Gli uomini non sono da meno !
    Tanto per fare un esempio mi è capitato di leggere una fatwa di un imam egiziano che sosteneva che non è halal mangiare pomodori con insalata in quanto gli uni sono maschi, le altre femmine e metterli insieme è promiscuità.
    A me piace tanto l’insalata con i pomodori!!

  6. mike says:

    neanche io ho capito perché gli studenti somali o ispanici non possano mangiare un panino. le cose più pericolose sono queste che sembrano le più baggianate.

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