Il petrolio tradisce l’Arabia Saudita, costretta a tagliare gli stipendi del settore pubblico

La guerra del petrolio dichiarata proprio da Riyad nel 2014 sta avendo esiti economici disastrosi per il Regno islamico, che è vittima di se stesso

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Tempo di spending review a Riyad. Per la prima volta nella sua storia, l’Arabia Saudita ha annunciato che taglierà lo stipendio dei dipendenti pubblici. La notizia è rilevante, visto che i due terzi dei sauditi che lavorano sono impiegati nel settore pubblico. I salari verranno ridotti del 20 per cento, mentre le agevolazioni per casa e automobile verranno decurtate del 15 per cento.

DEFICIT RECORD. Il decreto reale blocca anche gli aumenti di stipendio degli impiegati a inizio carriera e mette un tetto a straordinari e ferie, limitate a 30 giorni. I salari e le agevolazioni costituiscono quasi la metà di tutte le uscite del budget statale nel 2015, cioè circa 120 miliardi di dollari, e hanno contribuito a creare il deficit di 98 miliardi nel 2015.

GUERRA DEL PETROLIO. A causare l’enorme buco nel bilancio di uno dei paesi più ricchi del mondo è stato il crollo del prezzo del petrolio a partire dal 2014, passato da circa 100 dollari al barile ai 40 odierni. Per evitare una perdita ancora più grave nel 2016, il regno islamico ultra-conservatore ha deciso quindi di tagliare gli stipendi. Il paradosso è che Riyad è vittima di se stessa, dal momento che sono stati proprio i sauditi a insistere per far crollare il prezzo del petrolio, aumentando a dismisura la produzione, per far fallire Stati come Russia e soprattutto l’arcinemico sciita Iran. Ma la guerra del petrolio lanciata dagli sceicchi non è finita come speravano.

VERTICE OPEC. Anche di questo si è parlato al vertice Opec, che chiuderà oggi ad Algeri. I paesi esportatori di petrolio dovranno decidere se mettere un tetto alla produzione per diminuire l’offerta, e così far alzare i prezzi, o continuare ai ritmi degli ultimi anni. Se prima dell’inizio dell’incontro c’era ottimismo, con i giorni è andato scemando ed è probabile che non verrà raggiunta un’intesa.

«ALLAH SIA CON NOI». Intanto i sauditi corrono ai ripari e cominciano a mettere in pratica quella riforma dell’economia annunciata a fine aprile. Il piano di sviluppo intitolato Saudi Vision 2030 ha come obiettivo quello di sganciare la prosperità saudita dalle esportazioni petrolifere, che oggi rappresentano oggi il 46 per cento del Pil nazionale, l’84 per cento delle esportazioni e l’87 per cento delle entrate fiscali. Il piano mira poi ad aumentare le esportazioni non petrolifere dall’attuale 16 al 50 per cento e l’incidenza del settore privato sul Pil dall’attuale 40 al 65 per cento entro il 2030. I tagli al settore pubblico sono stati fatti anche per rendere più appetibile e competitivo quello privato. Inutile dire che in patria la notizia non è stata presa bene. Come affermato da un saudita citato dalla Bbc: «Allah sia con i cittadini, stiamo tornando ai tempi della povertà».

Foto Ansa/Ap

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