Perino a tempi.it: «Pecorella? Il No Tav parlava in modo dolce e sorrideva»

Intervista surreale al leader dei No Tav Alberto Perino, secondo cui il manifestante che ha insultato il carabiniere «parla in modo dolce». E su Abbà dà il meglio: «Le sembra lecito quello che hanno fatto?».

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Una telecamera riprende il ragazzo che si pianta davanti ad un carabiniere. Sono lì, uno davanti all’altro, i due volti della protesta in Val di Susa. Più o meno sono coetanei, il No Tav e il carabiniere in assetto antisommossa. Il militare è fermo: non sta minacciando, non sta compiendo violenze né prima lo ha fatto. Non fa altro che il suo lavoro, mantenere l’ordine pubblico, quando all’improvviso arrivano le battute del manifestante. «Che pecorella sei? Non hai un nome, un numero, niente? Lo sai che sei illegale, dovresti avere un numero di riconoscimento, invece così io non so chi sei. Tu sai chi sono io, vero pecorella?». Siamo a Bussoleno (To), uno dei cantieri della Val di Susa. Intorno ai due giovani, altri carabinieri, altri manifestanti: si sente persino una musica allegra di sottofondo, si intravedono i microfoni di altre televisioni. È un momento di calma, non ci sono cariche. I No Tav, ad un’uscita dell’autostrada A32, protestano per le gravi condizioni in cui si ritrova Luca Abbà, uno dei leader della protesta, che ieri si è arrampicato su un traliccio in Val Carea, mentre la polizia sgomberava i terreni per allargare il cantiere dell’Alta velocità, e toccati i fili della corrente è caduto folgorato da dieci metri. Ora è in gravi condizioni. Il giovane No Tav prosegue: «Sei forte? Ma che bel mitra che hai! Ma sai anche sparare? Vorrei vederti sparare, lo sai» dice al caribiniere strafottente. «Dai anche i bacini alla tua ragazza con quella maschera lì? Così non le attacchi le malattie. Bravo, bravo. Dovresti farti riconoscere, sai, perché sei un agente. Tanto di me c’hai nome e cognome, Bruno Marco». Contattato da tempi.it, Alberto Perino, il leader dei No Tav, commenta: «Voi giornalisti fate le solite strumentalizzazioni».

Perché il manifestante ha apostrofato così, con offese gratuite, verbalmente anche violente, quel carabiniere? Cosa ne pensa lei?
Strumentalizzazioni vostre, non è vero. Il No Tav non è che apostrofi il carabiniere, non ha un atteggiamento minaccioso né altro. Gli parla in modo molto dolce, gli dice che è illegale che il carabiniere non sia riconoscibile, mentre lui ha detto esplicitamente il suo nome e cognome. Voi giornalisti siete abituati a travisare le cose: il ragazzo, con il sorriso sulle labbra, l’ha chiamato pecorella.

Ma perché, se il carabiniere non stava facendo null’altro se non il proprio lavoro? Perché dare del “pecorella” a un uomo che è lì, e senza violenza mantiene l’ordine?
Il militare faceva il suo lavoro in modo illecito rispetto a quello che ha chiesto l’Unione Europea, che dice chiaramente che i militari devono essere identificabili. Dice che il carabiniere non è violento, pacifico, ma allora scusi, vogliamo parlare di quel militare che è corso dietro a Luca Abbà? Ha fatto una cosa illecita, perché le norme dicono che non bisogna rincorrere in questi casi, ma primo bisognava telefonare alla centrale e staccare la corrente, poi invitarlo a scendere… Le sembra lecito quello che hanno fatto con Luca Abbà allora?

Le chiedo perché sia necessario salire su un traliccio per portare avanti una protesta, non è certo colpa delle forze dell’ordine quello che è accaduto. O no?
Quando cerco di resistere ad uno sgombero illecito cosa devo fare? Cos’altro devo fare, darmi fuoco? Perché non condanna anche i lavoratori che si arrampicano su una gru per manifestare a questo punto?

Condannerei un manifestante che gratuitamente va da un carabiniere che sta svolgendo il proprio lavoro, per provocarlo: «Dai anche i bacini alla tua ragazza con quella maschera lì?»: scusi, questo come può aiutare la vostra protesta?
Ah sì? Lei pensa così perché anche lei è una pecorella, che accetta ciò che dice lo Stato, si mette a novanta gradi e accetta quello che dice Mario Monti. Se la gente avesse fatto come lei, saremmo ancora al fascismo. La invito a riflettere.

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