Perché San Remo è Sanremo (forse)

Le poche certezze agiografiche e i dubbi toponomastici non scalfiscono una granitica certezza canora

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La prima cosa che dovete sapere è che San Remo non esiste. La seconda è che si chiamava Romolo. La terza è che, chiunque sia, ha dato il nome a una città che non si sa se si chiami Sanremo o San Remo. La quarta è che è tutto molto più complicato di così.

Dunque. La premessa è che di San Remo si sa poco. O meglio, si sa che nessun Remo santo è mai esistito, tant’è vero che il suo nome non compare tra quelli del calendario, eppure egli è patrono dell’omonima città. E, tra l’altro, l’onomastico è festeggiato in molte date diverse a seconda di quale san Romolo si desideri ricordare, ma il 13 ottobre a Sanremo quando si ricorda il patrono: il san Romolo di Genova.

Secondo una biografia anonima del X secolo, si è portati a pensare che un tale Romolo, vissuto tra il IV e V secolo, nativo di Villa Matutiae (l’odierna Sanremo), uomo saggio e buono con grandi abilità diplomatiche nel dirimere liti, divenne vescovo di Genova dopo san Siro e san Felice. Forse per sfuggire ai longobardi o forse durante una visita pastorale, morì proprio nella sua città natale. Secondo un’altra versione, invece, il vescovo si ritirò sua sponte in una grotta a Villa Matutiae, conducendo vita eremitica e di preghiera. Sta di fatto che il luogo, in cui fu eretta una chiesa, divenne meta di pellegrinaggi.

Intorno al 930, per proteggere le sue reliquie dalle scorrerie dei saraceni, i fedeli trasportarono il corpo a Genova e lo seppellirono nella cattedrale di San Lorenzo. Si narra che, grazie alla sua intercessione, siano stati compiuti grandi prodigi e vittoriose battaglie siano state condotte in suo nome contro gli invasori. È per questo, pare, che è spesso rappresentato con una spada in mano.

Diffondendosi la venerazione del santo, il nome della località dove s’era ritirato fu ribattezzata Civitas Sancti Romuli (“San Romolo”) che, difatti, anche oggi, è una frazione di Sanremo. Poiché “San Romolo” nel dialetto locale si pronunciava “San Roemu” eccoci arrivati a “San Remo”.

Tutto chiaro? Illusi, così sarebbe facile. Infatti esiste un’altra interpretazione secondo cui il san Romolo di Genova se ne sia sempre stato a casa sua, non abbia mai compiuto alcuna visita pastorale a Villa Matutiae e il nome Remo derivi da una contrazione di “eremo”, che non ha dunque nulla a che fare col santo, o almeno con quello di Genova.

Ricapitolando – per modo di dire – potrebbe anche darsi che il san Romolo di Genova se ne sia sempre stato a Genova senza mai diventare Romuli, Roemu, Remo, quindi san Remo a Sanremo. Lineare, no?

I problemi, però, come ha notato Leonardo Tondelli, non finiscono qui. Infatti: si scrive San Remo o Sanremo? Come si chiama il Comune? Sappiamo che nel 1928 a comparire sulla Gazzetta ufficiale è il nome San Remo e così è ancora oggi. Solo che nello statuto del Comune si legge Sanremo tutto attaccato e la vicenda ha qualcosa a che fare col fascismo, ma anche con alcune baruffe campanilistiche, col caso e con chissà cos’altro – e non stiamo qui a farla lunga. Di certo c’è che noi parliamo della gara ciclistica “Milano – Sanremo”, mentre in Francia scrivono «Milan – San Remo».

Tali incertezze toponomastiche e agiografiche cozzano infine con una granitica certezza canora: che si tratti di Remo o Romolo o Roemu, di Sanremo o San Remo, niente pare poterci risparmiare ogni anno dalla tortura festivaliera. Su questo, purtroppo, non ci sono santi che tengano.

Foto Ansa

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