Perché la Francia ha fatto guerra alla Libia? «Per un mancato acquisto di armi»

La rivelazione di Béchir Saleh, ex braccio destro del dittatore Gheddafi, sull’attacco che ha destabilizzato l’intera regione: «I militari preferivano le armi russe. Tripoli non voleva un rapporto privilegiato con Parigi»

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Perché la Francia nel 2011 ha fatto guerra alla Libia, destabilizzando un paese, rovinando una delle principale economie del Nord Africa e innescando una crisi politico-militare che ancora oggi ha enormi ripercussioni sulla vita dell’Europa? Non per problemi umanitari, ma «per il mancato acquisto di armi francesi da parte di Tripoli per 4 miliardi». La dichiarazione è forte e per questo va precisato con chiarezza chi ne è l’autore: Béchir Saleh.

BRACCIO DESTRO DI GHEDDAFI. Saleh, 71 anni, è stato per decenni il braccio destro del dittatore della Libia, Muammar Gheddafi. Era l’uomo a cui la Guida confidava i segreti del regime, intermediario presso importanti politici come l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, ma anche Dominique de Villepin, Claude Guéant, Alain Juppé. È stato inviato in diversi Stati africani per condurre missioni fondamentali per il paese ed è stato definito più volte il «cassiere di Gheddafi», anche se le sue proprietà modeste in Sud Africa, dove si trova attualmente in esilio, non lasciano intendere che nasconda davvero miliardi di beni appartenuti al regime.

TRATTATIVE CON PARIGI. Dopo sei anni di religioso silenzio, due settimane fa Saleh ha rilasciato un’intervista esclusiva televisiva a France 24 e un’altra al giornale Jeune Afrique. È in quest’ultima che ha raccontato alcuni dettagli molto interessanti sulle motivazioni che hanno spinto la Francia a fomentare la guerra che porterà alla caduta e morte di uno dei dittatori più potenti e longevi d’Africa. Quando nel febbraio del 2011 scoppiò la guerra e la Francia si schierò contro Tripoli, Saleh si fece inviare da Gheddafi a trattare con Parigi. Dopo un incontro con l’allora ministro degli Esteri, Juppé, tornò in Libia con un’offerta per Gheddafi: «Lasciare il potere e ritirarsi a Sirte. In questo caso non gli sarebbe accaduto nulla».

LE ARMI NON ACQUISTATE. Gheddafi però rifiutò perché non si fidava delle deboli garanzie offerte dai francesi e così Saleh venne inviato una seconda volta a Parigi, dove parlò direttamente con Sarkozy e al quale pose solo una domanda da parte del raìs: «Perché mi stai facendo questo?». Secca la risposta dell’ex presidente della Repubblica: «Perché tu ti prendi gioco di me». Che cosa intendeva dire? Ecco la versione di Saleh: «Secondo Sarkozy, la Libia non aveva rispettato alcuni grandi contratti economici. Bisogna dire, in effetti, che l’acquisto da parte di Tripoli di alcuni aerei caccia Rafale, elicotteri e altri equipaggiamenti militari francesi, per un valore totale di 4 miliardi di dollari, era stato bloccato perché i capi del nostro esercito si erano opposti. Loro infatti erano abituati agli armamenti russi e li preferivano».

«NESSUN LEGAME PRIVILEGIATO». Non solo. «Inoltre, nell’entourage più intimo di Gheddafi, i figli Seif al-Islam, Mountassim e Saadi, così come il primo ministro Baghdadi Mahmoudi, erano contrari a instaurare un legame privilegiato con i francesi. Era una posizione condivisa da molte persone e i contratti militari erano stati davvero bloccati». Il resto, la caduta del dittatore, la crisi politica, la divisione del paese, il tentativo di scippare all’Italia il rapporto privilegiato con la sua ex colonia, è storia. Oggi Saleh è tornato in campo e sta cercando di promuovere la riconciliazione di tutte le parti politiche in Libia.

«GHEDDAFI SAPEVA DIRE NO». Il suo rapporto con Gheddafi, non intende rinnegarlo: «L’Occidente l’ha dipinto come un diavolo solo perché lui aveva la forza di dire di no. Lui amava la Libia più di chiunque altro, l’Africa amava lui e io gli devo tutto. Aveva degli atteggiamenti estremisti ed eccessivi a volte, ma era un capo tribù che considerava i libici come suoi figli. Andate in Libia, rimarrete stupiti dal vedere quanta gente ama ancora Gheddafi a sei anni dalla sua morte. Lo amano tanto quanto odiano Sarkozy».

Foto Ansa

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