Perché il don Orione non vuole più la Monterosso?

A Bergamo la storica opera vuole interrompere il contratto con una cooperativa di servizi senza spiegazioni plausibili. E la gente scende in strada per protestare

«Sua santità papa Francesco, le scriviamo perché abbiamo bisogno del suo appoggio urgentemente perché il nostro datore di lavoro è stato licenziato senza un motivo valido dopo 31 anni di servizio». Inizia così la lettera che i dipendenti della cooperativa Monterosso di Bergamo hanno scritto al pontefice per chiedere un suo intervento. Da giorni, molti di loro si ritrovano davanti ai cancelli dell’Opera don Orione per protestare. Soprattutto per avere qualche risposta.

COSA È LA MONTEROSSO

Da oltre trent’anni la Monterosso ha in gestione una serie di servizi del don Orione: lavoro nei reparti, cucine, pulizia. La cooperativa è guidata da Esam Abd El Monim, egiziano giunto in Italia nel 1979 e che ha ottenuto la cittadinanza. Esam, una laurea in economia e commercio, è presidente della Monterosso del 1988 ed è da tutti conosciuto come una brava persona che si è sempre prodigata per i propri dipendenti ben al di là dei propri compiti. Alla guida della cooperativa lo mise il parroco don Giovanni Bonanomi che gli chiese di impegnarsi secondo quello che è il vero spirito di un’opera sociale: prodigarsi più per la persona che per il profitto, aiutare chi è in difficoltà attraverso l’insegnamento di una professione, stabilire un rapporto umano e non solo lavorativo tra i soci.
Oggi la Monterosso dà lavoro a circa 400 persone (la metà lavora al don Orione), ma Esam in questi anni ha trovato occupazione a migliaia di extracomunitari e italiani. Come testimoniano diversi dipendenti della Monterosso: «Ci ha sempre tratti come un padre».

COSA È SUCCESSO

Per trent’anni, dunque, il rapporto tra la Monterosso e il don Orione è stato di reciproca soddisfazione. Tanto che nel 2013 il contratto di fornitura dei servizi è stato rinnovato fino al 2023. A settembre, con qualche modifica, l’accordo è stato di nuovo firmato. «Sembrava che tutto andasse bene – racconta Esam Abd El Monim a tempi.it –, ma a dicembre ci è arrivata una lettera di disdetta». Secondo quanto si è appreso, il 10 febbraio alla Monterosso subentrerà una nuova cooperativa, la Quadrifoglio di Pinerolo che ha già annunciato essere sua intenzione assumere in blocco tutti i dipendenti della Monterosso. Il fatto singolare della vicenda è che i lavoratori non vogliono cambiare e lo dicono ad alta voce e in piazza: «Vogliamo lavorare per Esam».

PERCHÉ?

Perché il don Orione vuole cambiare? Perché questa decisione? Cosa è successo? È proprio questo che non si capisce ed il primo a non capirlo è proprio Esam: «In trent’anni non abbiamo mai avuto contestazioni significative. Anzi, sono migliaia gli attestati di stima. In questi giorni sono state tantissime le lettere scritte da pazienti o parenti che hanno testimoniato come la Monterosso abbia sempre agito bene». E allora perché questo cambio? Don Alessio Cappelli, direttore del don Orione dal novembre 2017, non ha fornito spiegazioni convincenti. Si parla di disservizi, ma non si capisce quali. Si parla di una generica volontà di “innovazione”, ma non è chiaro cosa ci sarebbe da cambiare in una situazione che non presenta criticità.

L’INTERVENTO DI CONFCOOPERATIVE

Giuseppe Guerini, presidente di Confcooperative, s’è detto basito da come è stato gestita la situazione. Guerini s’è speso in prima persona, interessando la curia di Bergamo della vicenda. Il vescovo Francesco Beschi ha inviato don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro, per sincerarsi dell’accaduto. Al momento, tuttavia, pare essere cambiato poco, tanto che lo stesso Guerini è intervenuto pubblicamente, sollecitandoli: «Li invito a difendere le posizioni. Sono decenni che conosco l’universo della cooperazione, ma non ho mai visto nulla del genere».

CAPIRE IL MOTIVO

Il 10 febbraio si avvicina e i responsabili del don Orione paiono non voler fare marcia indietro. Esam è combattuto tra due sentimenti: da un lato, la profonda riconoscenza verso i suoi dipendenti che, ogni giorno, mettono a repentaglio il loro stesso posto di lavoro pur di dimostrargli gratitudine. Dall’altro, l’amarezza per essere stato trattato con molta freddezza da alcuni responsabili del don Orione che, fino al giorno prima, lo aveva sempre rassicurato sul proseguimento del rapporto. La sua speranza è che prima del 9 febbraio si possa tornare a parlarsi: «Chiedo solo di capire il motivo per cui una storia trentennale debba interrompersi così in malo modo».