Perché i miei figli possono prendere il Covid in gelateria, ma non a scuola?

Lettera a Conte di una mamma che capisce tutte le difficoltà, ma proprio non riesce a capire perché non ci sia ancora un piano per il rientro a scuola

Caro Presidente del Consiglio, sono una cittadina italiana, ho una laurea, un Master conseguito a Londra e ho fatto un’egregia carriera.

Sono felicemente sposata e ho tre figli di 17, 14 e 7 anni.

Mia mamma, che ha potuto conseguire solo la quinta elementare mi ha sempre ripetuto che innanzitutto serve l’educazione: “studia perché solo così potrai affrontare la vita”.

Ora, dopo quattro mesi dalla chiusura delle scuole non posso più tacere rispetto a ciò di cui ho fatto esperienza, che ho visto e vedo e alle non decisioni prese fino a questo momento.

Non mi soffermo sulle difficoltà della scuola a distanza, nonostante il grande impegno e creatività degli insegnanti; non mi soffermo sulla difficoltà per i genitori nel fare più lavori contemporaneamente (ufficio, scuola, casa); non mi soffermo sulla difficoltà per le donne con figli in età scolare a gestire il periodo del lockdown, con il grande rischio reale, per quanto riguarda la parità di genere, di aver portato indietro il tempo di almeno 30 anni; non mi soffermo sul danno relazionale creato ai ragazzi; non mi soffermo sul fatto che ovviamente molto del programma  non è stato affrontato; non mi soffermo sul danno creato a quei ragazzi per i quali frequentare la scuola è una possibilità di salvezza rispetto ad ambiti sociali prossimi complicati.

Arriviamo quindi al dunque: come è possibile che un Paese non sia capace di riportare i propri ragazzi a scuola? Come è possibile che dal 23 febbraio al 20 giugno un Paese non abbia ancora capito come fare a riaprire le scuole a settembre? Come è possibile che un Paese si ostini ancora a non equiparare di fatto l’esperienza delle scuole paritarie con le scuole statali? Come è possibile che un Paese non abbia chiaro che il suo futuro economico e sociale passa dalla educazione e formazione tecnica e umana dei propri figli?

Il compito della scuola, mia mamma me l’ha insegnato con la sua semplicità di quinta elementare, è educare e formare i ragazzi, sia umanamente che tecnicamente e questo compito deve rimanere la priorità, altrimenti siamo un Paese senza futuro.

Ancora mi domando perché i miei figli possono prendere il Covid in gelateria, in pizzeria e al supermercato ma non a scuola?

In fede,
Sheila Zanchi

Foto Ansa