Perché gli aspiranti leader democratici arriveranno comunque tutti terzi

Da un lato c’è Grillo, dall’altro Berlusconi. Populismo chiama populismo, forse, ma tra Di Battista e Fico, lì per i terzisti sinistri non c’è gara

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

primarie-pd-ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Carta vince, carta perde. È il gioco delle tre carte. I tre candidati alle primarie del Pd – ovvero Matteo Renzi, Andrea Orlano e Michele Emiliano – arriveranno comunque tutti terzi perché la sinistra, in Italia, è già fuori gioco. Da un lato c’è Beppe Grillo, dall’altro Silvio Berlusconi. Populismo chiama populismo, forse, ma tra Di Battista e Fico, lì – e De Girolamo e Carfagna, là – per i terzisti sinistri non c’è gara. I populisti si prendono tutto il consenso e la finezza del riformismo va a farsi benedire.

Renzi ha consumato il vantaggio col referendum. I no hanno messo ko la narrazione. Lui diceva alla realtà, stai zitta sì o no? E quella ha più che risposto. La composta eleganza di Orlando non regge il confronto con la ricercatezza paesana di Di Maio sempre sul punto di fare la Prima Comunione. Emiliano, preso dalla fregola d’essere à la page si scorda di padre Pio per invocare don Milani e si ritrova bello che azzoppato. E il castigo arriva, infatti, non può più ballare la pizzica.

I telegiornali e la stampa intellettualmente più avvertita ne faranno un febbrile storytelling delle primarie del Pd, chi piace alla gente che piace andrà a scegliere tra i tre che però resteranno sempre in tre. Non ci saranno assembramenti ai gazebo delle primarie ma in fondo – tra i ludi cartacei – è l’unico con cui gli italiani possono illudersi di votare.

Non c’è presidente del Consiglio che abbia vinto le elezioni da ben quattro governi fa: in principio fu Mario Monti, quindi Enrico Letta, poi Matteo Renzi, infine Paolo Gentiloni-Silverj. Tutti nominati e mai passati al vaglio delle urne che prima o poi dovranno pur bussare al banco.

A proposito di urne. Lì, temibile, c’è Grillo. Là, inamovibile, c’è zio Silvio. E voi, dunque, dovendo scegliere, chi andrete a scegliere: carta vince/carta perde coi populisti o carta niente coi riformisti? Tertium non datur. È sempre lì: o lì o là. È la sentenza di Giufà.

Testo tratto dalla rubrica “Olì Olà” in onda su La7 durante Faccia a faccia, domenica in prima serata

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •