Per costruire il bene comune in una società plurale non si può fare a meno della religione

Fondazione Oasis, fondata dall’arcivescovo di Milano Angelo Scola, ha organizzato ieri sera l’incontro “Religione, società plurale e bene comune”. Cronaca.

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«Promuovere la reciproca conoscenza e l’incontro tra il mondo occidentale e quello a maggioranza musulmana». È questa, in sintesi, la mission principale della fondazione Oasis, nata nel 2004 grazie all’intuizione del cardinale Angelo Scola, oggi arcivescovo di Milano. È con questo intento che con l’Arcidiocesi di Milano e con la casa editrice Centro Ambrosiano è stato organizzato ieri sera l’incontro “Religione, società plurale e bene comune”.

MUSULMANI, CHANCE PER MILANO . «Per sostenere i cristiani che vivono nei paesi a maggioranza musulmana è necessario conoscere le persone che vivono accanto a loro tutti i giorni» attacca Maria Laura Conte, anticipando il metodo di lavoro di Oasis, di cui è direttrice. Un metodo che richiede un impegno quotidiano per conoscere l’altro e che può anche portare ad una presa di coscienza più consapevole di sé, come ricordato da Paolo Branca, professore di Islamistica presso l’università Cattolica di Milano: «Il fatto che una città come Milano abbia una presenza rilevante di musulmani e di cristiani che vengono da molti paesi del Nordafrica e del Medio Oriente (come dimostrano le 50 mila presenze di egiziani) non può che essere una chance per noi».

IL RUOLO CHIAVE DELLA RELIGIONE. In questo senso, la strada giusta è quella del dialogo interreligioso, come spiega Asfa Mahmud, presidente del Consiglio direttivo della Casa della cultura islamica di Milano: «La religione dovrebbe aiutare l’uomo a rispondere alle domande fondamentali della sua vita, mentre invece noi tendiamo a ridurre l’esperienza religiosa a un insieme di atti e credenze che riguardano solamente la nostra vita personale e privata». La conoscenza e il fattore religioso, invece, servono per collaborare al bene comune. «È necessario però un senso di solidarietà e di familiarità verso gli altri» spiega Giovanna Rossi, docente di Sociologia della Famiglia e Servizi alla persona all’università Cattolica di Milano che, studi statistici alla mano, ha dimostrato come il fattore della famiglia abbia un ruolo cruciale in questo processo, perché è proprio dalla famiglia che inizia la mediazione interculturale.

BENE COMUNE IN UNA SOCIETÀ PLURALE. A concludere il dibattito, il professore Martino Diez: «Questa pluralizzazione della società può certamente indurre a un conflitto, ma il consenso che è emerso stasera è positivo soprattutto per quanto riguarda il ruolo che le religioni possono avere nella costruzione del bene comune». Come ha ricordato il professore di “Lingua e cultura araba” in Cattolica, se si intende la testimonianza non come un dibattito teorico, ma come il rapporto del singolo con la verità, si può continuare su questa strada partendo dalla propria identità.

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