Pedofilia: Papa denunciato all’Aia per crimini contro l’umanità – RS

Due associazioni americane denunciano alla corte penale internazionale dell’Aia papa Benedetto XVI per aver coperto e non aver impedito gli abusi omosessuali dei sacerdoti. Il Vaticano non commenta ma la posizione dei legali della Santa Sede non cambia: «Ogni vescovo ha responsabilità giuridica nella sua diocesi, la Chiesa non è una multinazionale»

Due associazioni americane, “Center for constitutional Rights” (Ccr) e “Survivors network of those abused by priests” (Snap), si sono rivolte al tribunale penale internazionale dell’Aia perché Benedetto XVI sia processato per “crimini contro l’umanità“, come Milosevic o Gheddafi. “La denuncia (…) chiede siano indagati, oltre al Papa, anche tre cardinali come il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, il suo predecessore Angelo Sodano e William Levada, successore di Joseph Ratzinger alla guida dell’ex Sant’Uffizio, per le loro «responsabilità dirette» in quanto «superiori gerarchici»” (Corriere, p. 16) dei sacerdoti accusati di pedofilia.

“Così i legali hanno consegnato alla corte dell’Aia un dossier di 80 pagine e 20 mila allegati «poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero». A sostegno, si presentano cinque casi di abusi sessuali in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti da Belgio, India e Usa. (…) La speranza dei legali è che la corte apra almeno «un’indagine preliminare» per verificare se il caso rientri nella sua competenza. Sarà ora il procuratore generale della corte, Louis Moreno-Ocampo, a decidere” (Corriere, p. 16).

L’iniziativa senza precedenti ha avuto enorme successo dal punto di vista mediatico ma ha ben poche speranze: “la corte dell’Aia, tra l’altro, si muove su denuncia di uno Stato e ha giurisdizione sui 117 paesi che l’hanno ratificata con il trattato di Roma del 2001, e tra questi non c’è la Città del Vaticano (né gli Usa). Dalla Santa Sede, ufficialmente, solo un «no comment». Del resto si ripete uno schema già emerso nei processi americani: la tesi è che il Papa sia direttamente responsabile delle coperture di vescovi e preti nelle diocesi del mondo. Uno stravolgimento del senso del «primato» del vescovo di Roma, hanno sempre ribattuto i legali della Santa Sede: «Ogni vescovo ha responsabilità giuridica nella sua diocesi, la Chiesa non è una multinazionale»” (Corriere, p. 16).

Una richiesta tanto inaudita quanto ingiusta, perché “se c’è un Papa che non si è nascosto nel silenzio e nell’imbarazzo, ma ha denunciato con forza i crimini e l’omertà, quello è papa Ratzinger. La sua «Lettera ai cattolici d’Irlanda» è il documento più coraggioso che il Vaticano abbia prodotto al riguardo nella sua storia” (Corriere, p. 1).