La paziente si impicca. E il medico che aveva detto no all’eutanasia finisce sotto accusa per “istigazione al suicidio”

Milou, 19 anni, olandese, malata non terminale, aveva ottenuto il “diritto di morire” in Belgio. La famiglia denuncia il suo medico curante che si era opposto

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Una donna olandese, medico di base, è stata denunciata per essersi rifiutata di praticare l’eutanasia a una sua giovane paziente. Milou de Moor, 19 anni, afflitta da lupus da quando ne aveva 12, non era in condizioni terminali ma era terrorizzata dall’idea di poter rimanere un giorno incosciente. Dopo aver saputo che il suo medico non intendeva assecondare la sua richiesta di morire, la ragazza si è tolta la vita da sé. E adesso la sua famiglia vuole trascinare la dottoressa davanti alla giustizia accusandola di istigazione al suicidio.

IL LUPUS E L’EUTANASIA. Cresciuta nella fattoria di famiglia a Zaamslag, la giovane fu colpita dal lupus circa otto anni fa. Il morbo le causava forti mal di testa, momenti di confusione e amnesie. A curarla, oltre al medico di base olandese, era lo staff dell’ospedale universitario di Ghent, appena oltre il confine con il Belgio. A quattro anni dalla diagnosi, però, Milou aveva deciso che piuttosto che rischiare di rimanere “imprigionata” in una delle sue crisi avrebbe preferito morire. L’associazione olandese per il diritto all’eutanasia interpellata dai de Moor aveva subito dato parere favorevole, sollecitando l’ospedale belga a fare lo stesso (in entrambi i paesi l’eutanasia sui minori è legale). Il via libera del comitato etico dell’istituto di Ghent è arrivato nella scorsa primavera. Ma a quel punto la procedura ha trovato un “ostacolo”.

LA TELEFONATA. In molti casi in Olanda l’eutanasia è praticata dai medici di base, nel caso di Milou invece sarebbe toccato al neurologo dell’ospedale belga somministrarle il farmaco letale. Venuta a sapere del consenso all’eutanasia da parte del comitato etico della struttura, però, la dottoressa che seguiva la ragazza in patria ha deciso di chiamare i colleghi di Ghent per comunicare loro la propria contrarietà. Anche il neurologo belga a quel punto si è fermato, nonostante il parere della collega non fosse vincolante. Successivamente Milou è stata trovata morta, appesa con una corda a un albero.

«ISTIGATA AL SUICIDIO». «La parte amara è che l’eutanasia era stata approvata», lamenta ora la madre della ragazza. «Era solo questione di fissare la data in cui Milou ci avrebbe salutato». Adesso un medico olandese rischia di essere incriminata per avere “spinto al suicidio” una persona che voleva togliersi la vita. «Non vogliamo che la passi liscia», dicono i coniugi de Moor. Oltre alle accuse dei due, determinati a fare la guerra alla dottoressa affinché un fatto simile non accada mai più, anche l’ospedale di Ghent ha deciso di procedere privatamente contro di lei: «Lo dobbiamo a Milou. È stata istigata al suicidio», dicono i medici belgi.

COSCIENZE SOTTO ACCUSA. Sarà la commissione disciplinare dei medici olandesi a esaminare i fatti e a decidere se la collega sotto accusa può essere trascinata in tribunale. Se la dottoressa venisse formalmente incriminata e condannata, l’obiezione potrebbe non essere vietata in maniera esplicita, ma si tratterebbe di un messaggio chiaro a tutti i lavoratori della sanità che si rifiutano di praticare l’eutanasia per restare fedeli alla propria coscienza. Come fa notare Wesley Smith sul National Review, il passaggio dal «”diritto positivo” di essere uccisi» al «”dovere positivo” di uccidere» sarebbe solo questione di tempo.

Foto manette da Shutterstock

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