Parlare di famiglia in pubblico è diventato pericoloso. Mantovano racconta la sua disavventura

Riempie di amarezza che, mentre a poche centinaia di chilometri a 21 persone è tagliata la testa solo perché sono cristiani, dalle nostre parti c’è chi si preoccupa di prendere una scala per sporcare la Vergine

mantovano-scritte-01 Le immagini che vedete in pagina si riferiscono alle scritte e agli atti vandalici compiuti in una parrocchia di Lecce dove Alfredo Mantovano era stato invitato per una conferenza pubblica sulla famiglia.

mantovano-scritte-madonnaLecce, 7 febbraio. Invitato dal parroco, vado a tenere una conferenza sulla famiglia nel salone di una chiesa di periferia. Un centinaio di persone di varia età, molta curiosità sui provvedimenti in discussione nel Parlamento e sul perché non si varino misure per affrontare le concrete e quotidiane difficoltà delle famiglie italiane.
Trattare di questi argomenti in pubblico, sia pure in una parrocchia, dev’essere uno scandalo: nei giorni precedenti monta la protesta. L’associazione LeA-Liberamente e Apertamente, scrive in una nota che «questo tipo di iniziative in una società democratica, laica e progredita siano lesive della dignità di tutte le persone, non solo omosessuali, in quanto sono occasione di incitamento all’odio, scorretta informazione e diffusione di un clima di terrore psicologico legato alle tematiche che riguardano le persone lgbt». E per questo organizza un “presidio”, contestualmente alla conferenza, cui aderiscono Agedo Lecce, Ergot Officine, Casa delle Donne, Rete Antirazzista, SEYF, DNAdonna, Arci Lecce, Circolo Arci Zei, Fermenti Lattici, DifferenteMente, Democrazia Atea, Alternativa Comunista: le ho riportate tutte per non fare torto a nessuno, anche se, passando nelle vicinanze del “presidio”, il numero di persone appare inferiore a quello delle sigle organizzatrici.
Verso la fine della conferenza, i rappresentanti di queste associazioni sono raggiunti da esponenti di area antagonista e di centri sociali: a differenza di quanto accaduto in altre circostanze e in più d’una veglia delle Sentinelle in piedi, qui la polizia è presente in forza e tiene a distanza i contestatori; tutto si svolge con tranquillità.

mantovano-scritteLecce, 16 febbraio. Le proteste hanno una coda: come si vede dalle foto pubblicate, la democrazia si esercita sui muri della chiesa che mi ha ospitato non solo scrivendo gentilezze al sottoscritto, ma aggiungendovi qualche bestemmia e passando di vernice rossa la statua della Madonna.
Ho sempre ritenuto una benevola provocazione la frase di Chesterton del 1905: «fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate». Non avrei immaginato che si concretizzassero: dire in una sala pubblica che la famiglia è quella fondata sul matrimonio fra uomo e donna riesce solo se fuori la porta c’è la polizia in assetto antisommossa! Al posto delle spade ci sono i manganelli, ma la sostanza è identica.
Riempie di amarezza che, mentre a poche centinaia di chilometri a 21 persone è tagliata la testa solo perché sono cristiani, dalle nostre parti c’è chi si preoccupa di prendere una scala per sporcare la Vergine; non c’è incompatibilità fra cattiveria e idiozia: quando si prende di mira il simbolo più dolce della nostra fede, Colei che è madre anche di chi non crede, vengono alla mente le parole di papa Francesco sul sentimento che segue l’offesa rivolta alla propria madre.
E non è l’unico paradosso: chi usa questi sistemi, o da essi non si dissocia, e anzi crea le premesse perché si realizzino, viene invitato a tenere corsi di educazione al genere all’interno delle scuole, magari utilizzando i libretti diffusi dall’Unar. Al contrario, chi propone nelle scuole l’educazione alla sana affettività deve sottoporsi a Tac e pet di democraticità, e spesso non gli viene fatto superare l’esame. Viva i nuovi diritti!