Il parroco di Avola cui ha telefonato papa Francesco: «Continuiamo ad accogliere i siriani»

Don Maurizio Novello racconta a tempi.it di aver soccorso 186 siriani approdati nel siracusano e di aver scritto al Papa per raccontare le toccanti testimonianze

Nella settimana tra il 3 e l’8 settembre, papa Francesco ha cercato di contattare il parroco della chiesa San Giovanni Battista di Avola per ben due volte, senza trovarlo. Nel piccolo centro a sud di Siracusa il 2 settembre c’è stato un nuovo sbarco di migranti, quasi duecento persone tutte siriane. Don Maurizio Novello, accorso ad assistere queste persone, ha avuto modo di raccogliere le loro testimonianze drammatiche e, profondamente toccato, ha deciso di inviare un fax al Papa. Non avrebbe mai immaginato che il Papa lo cercasse poi al telefono. Don Maurizio non cerca visibilità mediatica, è restio a raccontare l’episodio, a tempi.it richiama solo quanto ha già detto pubblicamente in un’omelia ai suoi fedeli: «Sono fatti molto intimi, e per rispetto preferisco non parlare», ripete.

Don Maurizio, ma possibile che il Papa l’abbia chiamata per ben due volte senza trovarla?
Vede, preferisco non dire nulla su questo episodio, perché è una vicenda personale. Semplicemente non ero in parrocchia, ma non è nemmeno la prima volta che mi accade di ricevere telefonate dalla Santa Sede. Purtroppo questa volta ero agli esercizi spirituali: il Papa mi ha contattato al cellulare, ma il telefono non prendeva perché ero in montagna. Allora il Santo Padre ha chiamato in parrocchia, per avere notizie più dettagliate, e per far sapere che ci è vicino con la preghiera.

Il motivo della chiamata è stato uno degli sbarchi di migranti siriani, di cui lei è stato testimone. Ci può raccontare cos’è successo?
Io non sto facendo nulla di particolare, ci sono persone che fanno molto e più di me, mi sento a disagio a raccontare. Ogni giorno nelle città vicine arrivano nuovi barconi, pensi che solo ieri a Siracusa ne sono approdati tre, con a bordo 199 persone. Il 2 settembre una di queste barche è arrivata proprio qui ad Avola, per cui sono accorso subito. Ho incontrato 186 persone, tutti musulmani provenienti dalla Siria, sfuggiti dopo l’attacco con il gas chimico.Si sono avventurati in mare e hanno affrontato un viaggio di dieci giorni. Noi abbiamo subito provveduto ad accoglierli con vestiti, cibo, farmaci, li abbiamo fatti visitare dai medici, poi sono stati trasferiti nei centri di accoglienza di Siracusa e Priolo. Sono tornato a trovarli questa settimana, mi hanno detto che si sentono accolti e al sicuro rispetto alla paura che vivevano in Siria: sono andato a trovarli dopo la giornata di digiuno voluta dal Papa, e loro erano felici che il Santo Padre avesse chiesto di pregare per la pace nel loro paese.

Ha riferito loro qualche messaggio da parte di papa Francesco?
Non posso rispondere.

Come vive la popolazione locale l’emergenza dei numerosi sbarchi di migranti?
Sento che ci sarebbe molto altro da fare per queste persone, per aiutarle in maniera diversa dato che i centri sono tutti pieni, anche se questo dipende dal Governo. La situazione è particolarmente grave a Porto Palo di Capopassero. Quando è arrivato il barcone ad Avola, c’erano dei bagnanti in spiaggia e anche loro sono corsi a salvarli. C’era anche il gestore di un chiosco in spiaggia, che aveva dei gelati, e che è corso a regalarli tutti ai siriani. Qui le persone stanno facendo davvero il possibile per accogliere i migranti come fratelli. Le forze dell’ordine e la guardia costiera, tutte le istituzioni, stanno facendo il possibile. Speriamo però che si possa fare ancora di più nell’accoglienza di chi vive una situazione davvero drammatica.