Papa Francesco diventi l’avvocato dei non-nati

Lettera aperta al Pontefice perché faccia della battaglia contro l’aborto il tema centrale del suo pontificato

Per gentile concessione del sito The Public Discourse pubblichiamo il seguente articolo in una nostra traduzione

Caro Santo Padre, sono stato un ammiratore del suo pontificato sin dall’inizio, e sono rimasto entusiasta per tutti questi otto anni. La sua visione ha avuto un effetto trasformativo sullo sviluppo della mia visione pro-life, specialmente per quanto riguarda l’opporsi alla cultura dello scarto con una cultura dell’incontro e dell’ospitalità. E naturalmente il suo pontificato è stato trasformativo per la Chiesa in generale: l’insegnamento della retta fede si è combinato con la proposta di un piano pastorale centrato sul Vangelo per raggiungere i lontani e concentrare la nostra attenzione sui poveri.

Sin dall’inizio del suo pontificato, lei ha deciso consapevolmente di introdurre un “nuovo equilibrio” che giustamente insiste sulla necessità di considerare le tradizionali questioni pro-life e pro-famiglia in un contesto morale e sociale che assegna una nuova priorità ai poveri e agli stranieri nell’insegnamento e nell’azione di sensibilizzazione della Chiesa cattolica. Questa visione ha il potere e il potenziale per superare la polarizzazione fra destra e sinistra che affligge la nostra Chiesa e riportare l’unità in un modo profondamente fedele agli insegnamenti di Cristo.

Alcuni hanno criticato il suo tentativo di trovare questo nuovo equilibrio, particolarmente con riferimento all’impressione che lei sottovaluti la gravità dell’aborto. Considerato il modo in cui i grandi media hanno informato sul suo pontificato, Santo Padre, l’impressione che alcuni hanno avuto è comprensibile, anche se personalmente ho sottolineato, nel mio “Resisting Throwaway Culture”, quanto lei sia stato energico sul tema della giustizia verso i non-nati. Infatti proprio il giorno dopo l’apparizione della sua intervista che presentava il nuovo equilibrio, lei si è rivolto ai medici di ostetricia e ginecologia dicendo: «Ogni bambino non ancora nato, condannato ingiustamente all’aborto, porta il volto di Gesù Cristo». Di fronte a una cultura dello scarto che ci spinge a guardare da un’altra parte, lei è stato pronto a riferirsi all’aborto come «l’equivalente dei crimini nazisti in guanti bianchi», cosa che effettivamente è. Lei è arrivato al punto di paragonare l’aborto all’affittare un sicario per risolvere un problema. Si tratta di dichiarazioni potentissime. Ma, Santo Padre, devo rispettosamente sottolineare una significativa differenza fra lei e i suoi predecessori, che pure parlarono potentemente su questi argomenti – almeno fino a questo momento del suo pontificato. Le sue parole dirette ed energiche a favore della giustizia per i non-nati sono quasi sempre apparse come osservazioni improvvisate oppure sono state pronunciate in circostanze di basso profilo. Quando si tratta dei suoi insegnamenti e dichiarazioni più autorevoli, lei spesso cita l’aborto, certamente, ma quasi sempre nella forma di una considerazione secondaria o qualcosa messo lì come parte di un elenco più lungo di problemi da affrontare. 

Più recentemente, in una discussione sulla sua peraltro fantastica enciclica Fratelli Tutti, ho reso noto il mio disappunto per il fatto che la condizione dei bambini non-nati non è stata trattata per nulla, benché si presenti un insieme strutturato di riflessioni che lamentano il fatto che i diritti umani non sono sufficientemente universali. Questa è stata una grossa delusione, soprattutto considerando che lei non si è fatto problema a richiamare quella condizione, che riguarda i più vulnerabili dei portatori del Volto di Cristo, in altre encicliche. Credo nella sottomissione al suo insegnamento, Santo Padre, ma ricordo anche che lei ha giudicato benefico il dissenso da parte di coloro che sono fedeli a lei e alla Chiesa che guida. E io qui la invito a collocare la sua energica difesa dei bambini non-nati in una posizione più centrale del suo pontificato. È tempo di alzarsi in piedi con fermezza ed energicamente per la loro dignità in una cultura che sempre più li considera una cosa usa e getta che può essere eliminata con violenza.

L’Argentina sua patria è diventata l’ultimo paese ad aver legalizzato la violenza contro i bambini non-nati. Come ha fatto notare nelle lettere che ha inviato alle donne pro-life e ad altri nel corso del dibattito al calor bianco che c’è stato, la posizione scientificamente corretta è che ci sono due vite umane da tenere in considerazione, e non una. Significativamente il ministro della Sanità (maschio), prendendo le difese del progetto di legge del suo presidente (maschio) finalizzato a legalizzare questa terribile violenza ha ammesso inconsapevolmente la verità: «Qui non siamo davanti a due vite come alcuni dicono», ha detto. «Chiaramente c’è solo una persona, e l’altra è un fenomeno. Se non fosse così, ci troveremo di fronte al più grande genocidio dell’universo, dal momento che più della metà del mondo civilizzato permette questa cosa».

Il più grande genocidio dell’universo: questa, Santo Padre, è la verità. L’aborto è, infatti, il più grande genocidio dell’universo. E il suo bersaglio sono i disabili, i poveri, le donne le minoranze razziali e molti altri ai margini delle culture in tutto il mondo.

Lei ha sottolineato come le donne siano spesso le seconde vittime dell’aborto e che razza di ingiustizia sia pretendere da loro che sopprimano il frutto del loro seno per conseguire un falso senso di uguaglianza. Questo è ben noto alle donne argentine, che in grandissima maggioranza hanno respinto la legalizzazione dell’aborto nel loro paese. E tuttavia i principali media di tutto il mondo hanno raccontato la storia in modo da far credere che la perdita della giustizia per i non-nati sia stata il risultato dell’azione delle donne anziché dei potenti uomini che ne sono stati i responsabili nella realtà.

In molti luoghi al di fuori della sua amata Argentina la luce in difesa del valore di questi bambini si sta facendo fioca. I miei antenati irlandesi sicuramente si sono rigirati più volte nella tomba quando l’Irlanda ha rigettato la sua bella eredità della giustizia verso i non-nati. Il New Jersey, lo stato degli Usa dove vivo e che è governato da un partito che afferma di voler proteggere i più vulnerabili, sta tentando di eliminare completamente qualunque riconoscimento legale della vita dei non-nati.

È in atto un tentativo simile di eliminare completamente questi bambini anche da parte della Nuova Zelanda.

Santo Padre, io credo che lei abbia ragione a invocare un nuovo equilibrio nell’insegnamento della Chiesa. Credo che lei abbia avuto ragione a utilizzare i primi anni del suo pontificato per potenziare la centralità dei poveri e degli stranieri nella visione della Chiesa. Ma ora che il riconoscimento legale di questi esseri umani è sotto attacco come mai in precedenza, anche da parte di un presidente americano cattolico appena entrato in carica che ha promesso di contrastare i recenti progressi in materia di giustizia per i non-nati, adesso è il momento di riequilibrare l’altro piatto della bilancia. La dignità di questi poveri bambini è sistematicamente disconosciuta in un massiccio genocidio in tutto il mondo. Se l’aborto è quello che lei dice che sia – simile a un crimine nazista in guanti bianchi – allora è giunto il tempo di collocare la giustizia per i non-nati al centro del suo pontificato.

Significativamente, l’autorevolezza che lei si è guadagnato in questi anni la colloca in una posizione unica per respingere l’assalto che questi bambini subiscono. Lei può autenticamente mostrare come la dedizione alla nonviolenza, al dare la priorità a coloro che non hanno voce e ai vulnerabili, all’accoglienza degli emarginati, porti direttamente alla giustizia per i non-nati. Lei ha anche dimostrato che non dobbiamo scegliere fra il bene delle donne e il bene dei loro figli non-nati. In realtà è la cultura consumista dello scarto che contrappone il benessere delle madri a quello dei loro figli, anziché, come ha ribadito così magnificamente la resistenza pro-life in Argentina, amarli entrambi.

Santo Padre, ora le si presenta l’importante opportunità di guidare una bellissima campagna mondiale che ci chiamerebbe a fare questo. Lei ora è perfettamente posizionato per chiedere che i bambini non-nati siano trattati dal punto di vista legale come gli altri bambini per una questione di giustizia, ma anche per mostrare  che questo è coerente (e non opposto) col trattare le donne su un piano di uguaglianza con gli uomini. Lei potrebbe, per esempio, guidare campagne mondiali che chiedano di migliorare la sanità, l’assistenza all’infanzia, il sostegno alla famiglia, la protezione contro le violenze e l’educazione femminile, e allo stesso tempo invocare uguale protezione legale per tutti i bambini, indipendentemente dalla loro età. Questo, incidentalmente, segnerebbe uno spettacolare punto a favore della pienezza del Vangelo di Gesù Cristo, che dà la precedenza sia alle donne che ai bambini, di contro alla polarizzazione politica destra-sinistra che ci intima di scegliere fra le due cose.

Quel che dico può apparire esorbitante, Santo Padre, ma la posta in gioco è più alta di quanto si possa immaginare, e si sta facendo tardi. L’aborto è già “il più grande genocidio dell’universo”, ma se non si fa nulla, i bambini non-nati sono destinati a continuare ad essere legalmente e violentemente scartati come semplici oggetti o cose in tutto il mondo. Lo ripeto ancora: il suo impegno a creare un nuovo equilibrio in questi ultimi otto anni l’ha messa nella migliore posizione possibile per prendere la parola come autentico avvocato delle popolazioni scartate. Prego che lei senta quello attuale come il momento giusto per fare della giustizia per i non-nati un tema centrale del suo pontificato.

Charles C. Camosy teologo morale, professore associato di teologia alla Fordham University (New York)

Foto Ansa