Papa: «Lo sguardo di Gesù non è magico ma ci cambia la vita. E Lui ci guarda tutti»

Il Papa commenta la conversione di san Matteo, cambiato dallo sguardo di Gesù: «Quando siamo guardati, ci sentiamo più degni e siamo portati a seguirlo»

Lo sguardo di Gesù è in grado di cambiarci la vita e noi dobbiamo lasciarci guardare: è quanto detto da papa Francesco durante la Messa a Santa Marta. Commentando il Vangelo sulla conversione di san Matteo, papa Bergoglio ha detto: «Gesù guarda negli occhi un esattore delle imposte, un pubblico peccatore. Il denaro è la sua vita, il suo idolo. Ma (…) quello sguardo lo ha coinvolto totalmente, gli ha cambiato la vita. Noi diciamo: lo ha convertito. Gli ha cambiato la vita. “Appena sentito nel suo cuore quello sguardo, egli si alzò e lo seguì”. E questo è vero: lo sguardo di Gesù ci alza sempre. Uno sguardo che ci porta su, mai ti lascia lì, mai, (…) ti porta a crescere, ad andare avanti, ti incoraggia, perché ti vuole bene. Ti fa sentire che Lui ti vuole bene».

«NON UNO SGUARDO MAGICO». Ma questo sguardo di Gesù non è «qualcosa di magico: Gesù non era uno specialista in ipnosi, ma cambiava la vita a tutti». Ad esempio a Pietro, spiega ancora Bergoglio, o a tutti noi con quell’ultimo «sguardo sulla Croce: guardò la mamma, guardò il discepolo e ci ha detto così che la sua mamma era la nostra e che la Chiesa è madre. Con uno sguardo». Poi ha guardato il buon ladrone e ancora una volta Pietro, «impaurito, dopo la Resurrezione, con quelle tre domande: “Mi ami?”. Uno sguardo che lo faceva vergognare. Ci farà bene pensare, pregare su questo sguardo di Gesù e anche lasciarci guardare da Lui».

«A CENA CON I PECCATORI». E quando Gesù è andato a casa di Matteo, si è messo a tavola con «molti peccatori. Si era sparsa la voce. E tutta la società – ma non la società pulita – si è sentita invitata a quel pranzo. (…) I pubblicani e i peccatori erano stati guardati da Gesù e quello sguardo credo sia stato come un soffio sulle braci, e loro hanno sentito che c’era fuoco dentro, ancora, e che Gesù li faceva salire, riportava loro la dignità. Lo sguardo di Gesù sempre ci fa degni, ci dà dignità. È uno sguardo generoso. “Ma guarda che Maestro: pranza con la sporcizia della città!”: ma sotto a quella sporcizia c’erano le braci del desiderio di Dio, le braci dell’immagine di Dio».

«TUTTI SIAMO GUARDATI COSÌ». In conclusione il Papa ricorda che «tutti noi, nella vita, abbiamo sentito questo sguardo e non una volta: tante volte! Forse in un sacerdote che ci insegnava la dottrina o ci perdonava i peccati, forse nell’aiuto di persone amiche. (…) Tutti noi ci troveremo davanti a quello sguardo, quello sguardo meraviglioso alla fine. E andiamo avanti nella vita, nella certezza che Lui ci guarda. Ma anche Lui ci attende per guardarci definitivamente. E quell’ultimo sguardo di Gesù sulla nostra vita sarà per sempre, sarà eterno. Io chiedo a tutti questi Santi che sono stati guardati da Gesù, che ci preparino a lasciarci guardare nella vita, e che ci preparino anche a quell’ultimo – e primo! – sguardo di Gesù».