“Panariello non esiste” (e purtroppo si vede)


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Giorgio Panariello ha inaugurato domenica sera a Vigevano il tour estivo del suo nuovo spettacolo “Panariello non esiste”. Due ore tra musica e sketch dei suoi personaggi più celebri, ma la verve non è quella di un tempo e si arriva in fondo un po’ annoiati. A salvare il pubblico in extremis, la sempre splendida imitazione di Renato Zero nel finale

Lo scorso 3 luglio è partito il tour estivo del comico toscano Giorgio Panariello, dal titolo “Panariello non esiste”. L’esordio è nella caldissima Vigevano, già in piena emergenza zanzare che, in un palazzetto dello sport rinnovato ma privo di aria condizionata, ospita gli spettatori che hanno deciso di passare un’estiva domenica sera in allegria.  Molti i posti liberi in verità, sarà per questo che Panariello attende sino alle 21 e 30 prima di palesarsi sul palco, mentre il pubblico accaldato inizia a fischiare. Si apre la scena e compare lui, accompagnato alle spalle da una band: la sensazione è che Panariello abbia voluto rievocare in qualche modo un palcoscenico televisivo di un varietà degli anni gloriosi (e quindi in bianco e nero) della Rai. Ma di varietà, ahinoi, c’è poco o niente.

Panariello ripropone in ordinati sketch tutti i suoi personaggi più noti al grande pubblico, senza un vero filo conduttore che li tenga: c’è Pierre, lavoratore della discoteca “Kitikaka”, con il vecchissimo tormentone “Si vede il marsupio?”, la signora Italia, la stessa della pubblicità dell’operatore telefonico a cui l’attore è legato da tempo, Naomo, la brutta copia di Flavio Briatore che cammina lanciando soldi, sino all’anziano Raperino. Niente di nuovissimo: le battute, certo, sono inedite, ma i tempi sono cambiati e ora i comici si sentono un po’ ingabbiati tra un paio di paroline magiche “Bunga bunga, Bocchino, Carfagna”, che strappano un sorriso a tutti ma che non sono sempre nelle corde di chi le propone.

Per il resto, si scivola senza scossoni da un personaggio all’altro, secondo dinamiche narrative abbastanza ripetitive e poco coinvolgenti. Ci prova in realtà Giorgio a scaldare il pubblico lombardo, che però sembra lontano dal sentirsi parte dello spettacolo: si ride a singhiozzo, gli intermezzi musicali sono raffinati e ben eseguiti, ma sembrano più che altro esercizi di stile della band che un momento per allietare il pubblico. Qualche tocco di magia lo forniscono alcune “illusioni” che Panariello crea sullo schermo, utili a stupire i bambini in sala e a dare un tocco di eleganza in più al palcoscenico. Poca sostanza, qualche monologo sull’attualità che non brilla per arguzia e sarcasmo e molta ripetitività. Che ne è stato dello splendente re Giorgio che trionfava nel sabato sera di Rai uno con Torno Sabato? Ne rimane una pallida imitazione, un ricordo dei fasti che furono, di battute che prendevano la pancia e ti lasciavano contento sul divano dimenticando la pioggia fuori che rovinava il weekend.

L’abisso Panariello lo tocca con il personaggio di Raperino, l’anziano solo. Il messaggio è uno, forte e chiaro “Non abbandonate i vostri vecchi, teneteveli stretti”. Qui il pubblico si scioglie in un lungo applauso, ma la retorica è imbarazzante, poche parole per liquidare un discorso che andrebbe forse analizzato in altro modo, così come quando l’attore parla commosso degli amati amici animali. Cause nobili che avrebbero meritato un trattamento migliore, per non sembrare troppo artificiali e vuote. Unico guizzo vero della serata lo concede la sua sempre bellissima imitazione di Renato Zero, che regala ai suoi spettatori nel finale: sulle note de “I migliori anni della nostra vita” l’intero palasport si lascia andare. Chissà cosa succederà nelle prossime date, in questa lungo tour che lo vede in giro per l’Italia. Il rischio è che si avveri la profezia del titolo dello spettacolo e che la gente esca un po’ delusa dal teatro e l’indomani sulla spiaggia si lasci andare a un penoso commento con il vicino d’ombrellone: “Panariello? Non esiste!”.