Pakistan. Di nuovo libera Fouzia, la cristiana rapita da un musulmano, sposata e convertita a forza

La donna di 31 anni, madre di tre figli, è stata violentata e picchiata più volte in prigionia. «Ho tentato anche il suicidio, ma Dio non mi ha mai abbandonata»

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pakistan-fouzia-sadiqeÈ stata liberata per la seconda volta dal suo aguzzino musulmano e ora si trova al sicuro in una località segreta. La speranza è che questo possa essere il capitolo definitivo del calvario di Fouzia Sadiqe, cristiana di 31 anni e madre di tre figli, residente nell’area di Pattoki, nel Punjab pakistano.

SPOSATA E CONVERTITA A FORZA. Tempi.it ha già parlato più volte di questa donna, rapita nel luglio del 2015 dal suo datore musulmano di 61 anni, Muhammad Nazir, per il quale lavora anche tutta la famiglia di Fouzia. La donna dopo il sequestro è stata costretta a convertirsi all’islam e a sposare Nazir. L’8 marzo, grazie all’impegno di una ong cristiana, Fouzia era stata liberata e nascosta. Dopo la fuga, aveva dichiarato di «essere stata violentata più volte ma di non avere mai perso la fede in Gesù».

FAMILIARI “RAPITORI”. L’anno scorso, però, era stato annunciato a marzo che Fouzia era stata di nuovo rapita da Nazir. In realtà, ha rivelato oggi la British Pakistani Christian Association (Bpca), la famiglia era stata costretta a restituire la donna al datore di lavoro musulmano dopo che questi aveva sporto denuncia accusando i familiari di rapimento, essendo ormai la donna legalmente sposata con lui. Dopo aver ricevuto minacce di morte, la famiglia non ha potuto fare altro che cedere.

DI NUOVO LIBERA. Ieri Bpca ha dato una bella notizia: Fouzia è stata di nuovo liberata, il 27 ottobre, e portata in un luogo sicuro. L’associazione ha aspettato più di quattro mesi prima di diffondere la notizia per garantire alla donna e alla famiglia protezione. Durante la sua prigionia, ha rivelato l’associazione, Fouzia è stata picchiata e violentata più volte. «Pensavo che Dio mi avesse abbandonato e ho provato a suicidarmi», sono le parole della donna. «A un certo punto ho smesso di pregare e ho cominciato a odiare me stessa. Pensavo di essere cattiva e di aver fatto qualcosa di male per attirarmi l’odio di Dio».

IL TENTATO SUICIDIO. A causa dei continui abusi sessuali subiti, «mi sentivo sporca perché il mostro (Nazir, ndr) mi costringeva a fare cose di cui mi vergognavo. Ma non avevo scelta». Continua Fouzia: «Il fondo l’ho raggiunto quando ho provato a suicidarmi ma non ci sono riuscita perché Nazir mi ha portato in tempo all’ospedale. In quell’occasione, mi ha fatto togliere le ovaie, così ora non potrò più avere figli. Non potevo neanche uccidermi, mi sentivo impotente. È allora che ho capito che da sola non sarei mai uscita da questa situazione. Ho chiesto perdono a Dio per non avere avuto fiducia in lui e ho ricominciato a pregare. Solo mentre pregavo mi sentivo in pace».

«DIO NON MI HA ABBANDONATA». Quando un cugino è riuscito a farle avere un telefono cellulare, grazie al quale ha organizzato la fuga insieme a Bpca, «mi sono resa conto che Dio non mi aveva mai abbandonata. È sempre stato con me. Ora prego solo di essere liberata dal matrimonio forzato al quale sono incatenata». Ed è per assumere un avvocato che l’aiuti ad annullare legalmente il suo matrimonio con Nazir che Bpca sta cercando di raccogliere duemila dollari.

ALMENO MILLE ALL’ANNO. La storia di Fouzia purtroppo non è isolata. Casi simili sono molto comuni in Pakistan, dove ogni anno almeno mille donne appartenenti a minoranze religiose vengono rapite dai musulmani e convertite a forza all’islam. Il dato è in crescita, visto he un rapporto del 2013 parlava invece di 700 sequestrate all’anno.

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