Pakistan, dall’accusa di blasfemia non ci si salva neanche se assolti

Dalla strage di Gojra al rogo dei cristiani. La pena capitale non è mai stata eseguita, ma chi è incolpato di avere offeso l’islam viene linciato dalla folla

In Pakistan se sei accusato di blasfemia non solo finisci in carcere senza giusto processo, ma vieni linciato dalla folla. Sono morte così settanta persone, assassinate dai civili in mezzo alla strada: le ha ricordate Peter Jacob, direttore esecutivo del Center for Social Justice con sede a Lahore, in Pakistan, durante il secondo Ministerial sul progredire della libertà di religione che si è concluso a Washington.

DUECENTO ASIA BIBI

Unendosi all’appello di Shaan Taseer, che ha chiesto libertà e giustizia per le «duecento Asia Bibi in pericolo in Pakistan», Jacob ha definito “letale” la legge sulla blasfemia, troppo vaga nell’identificare cosa costituisca davvero un insulto all’Islam o a Maometto, e incapace di garantire l’incolumità delle persone accusate di averla violata.

LA STRAGE DI GOJRA

Jacob ha ricordato la strage di Gojra, nel 2009, quando a seguito di false accuse di blasfemia, dieci cristiani furono uccisi, otto dei quali arsi vivi, mentre quattro chiese furono completamente distrutte nel corso di un violento attacco insieme a 40 abitazioni. Sono passati dieci anni, e almeno 1.472 persone sono state incriminate per blasfemia dal 1987 in Pakistan. La pena capitale, prevista per chi viola l’articolo 295 C del codice penale, non è mai stata eseguita su nessuno, ma attualmente, secondo le organizzazioni umanitarie (a moltissime delle quali è vietato operare a Islamabad) nelle prigioni pakistane ci sono almeno 200 persone incarcerate con l’accusa di blasfemia senza giusto processo, di cui 40 nel braccio della morte.

GLI SPOSI BRUCIATI VIVI

Chi viene assolto, inoltre non si libera mai dall’etichetta del “blasfemo” e rischia di venire linciato. Sono almeno settante le persone uccise da bande di musulmani inferocite senza alcuna prova. Persone come Shama e Shehzad Bibi, bruciati vivi nel 2014 e scagionati solo dopo la morte del capo del distretto di polizia di Kasur, nel Punjab. Un destino che rischiano di condividere tantissimi altri innocenti in Pakistan, protagonisti di casi orchestrati ad arte abusando della legge sulla blasfemia per distruggere intere comunità.