Pakistan, Coutts: «L’attacco talebano non ha precedenti. Vogliono vendicarsi dell’America sui cristiani»

L’arcivescovo di Karachi a tempi.it: «L’obiettivo dei talebani è destabilizzare il paese. La legge sulla blasfemia è rimasta come prima perché i fanatici non vogliono cambiarla»

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«L’attacco davanti alla chiesa di Peshawar è un attentato senza precedenti perché è successa una cosa mai avvenuta prima e che ci spaventa». I cristiani del Pakistan conoscono bene il significato della parola persecuzione, come dettagliato dall’arcivescovo di Karachi Joseph Coutts (foto a fianco) a Milano pochi giorni fa, ma a tempi.it il presidente della Conferenza episcopale pakistana spiega perché questo attacco da parte di due kamikaze talebani è diverso da tutti gli altri.

«NON SI PUÒ CONTROLLARE TUTTO». «Non è diverso solo perché non era mai stati attaccata così una chiesa – spiega monsignor Coutts – il problema sta nella rivendicazione dell’attacco. I talebani hanno detto che se gli Stati Uniti non smetteranno di attaccare con i droni, loro continueranno a vendicarsi sui cristiani e sulle chiese in Pakistan». Per questo la situazione è più grave delle altre volte: «La sicurezza davanti alle chiese oggi c’è già, ci sono due poliziotti a guardia degli edifici religiosi ma non basta. Prima di tutto perché le chiese sono centinaia nel nostro paese e poi perché ci sono anche scuole, ospedali, parrocchie: non è possibile controllare tutto».

LA STRATEGIA DEL CRICKET. L’obiettivo dei talebani non è solo quello di «colpire gli infedeli» ma anche di «destabilizzare il paese», mettendo in imbarazzo il governo. «Qui da noi – continua l’arcivescovo di Karachi – lo sport nazionale è il cricket, l’equivalente del calcio da voi. Nel 2009 la squadra dello Sri Lanka è venuta in Pakistan per una partita e i talebani li hanno attaccati. Oggi nessuno vuole più venire a giocare contro di noi. I talebani come si vede sono un problema per tutto il paese, non solo per i cristiani».

LEGGE SULLA BLASFEMIA INVARIATA. Coutts fa un aggiornamento anche sulla legge sulla blasfemia, «quella che ci fa soffrire di più» e che dopo il caso di Rimsha Masih sembrava poter essere emendata: «Non c’è stato nessun passo avanti nell’ultimo periodo – dichiara – Il Council of islamic ideology si è riunito di recente per proporre emendamenti alla legge. Purtroppo pochi fanatici hanno avuto la meglio e non è cambiato niente».

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