«Neanche nel caso di Asia Bibi le accuse di blasfemia erano così deboli»

Mercoledì doveva tenersi in Pakistan l’udienza finale del processo di appello di Shagufta Kausar e Shafqat Emmanuel. I coniugi cristiani sono stati condannati a morte per blasfemia sei anni fa con accuse ridicole

«In questo caso di blasfemia le prove sono ancora più deboli rispetto a quello di Asia Bibi». Se a dichiararlo è Saiful Malook, il legale musulmano che è riuscito a far assolvere la madre cattolica dopo quasi dieci anni di carcere ingiusto, c’è da credergli. L’avvocato si è assunto un altro caso spinoso in Pakistan, che riguarda una coppia di cristiani: Shagufta Kausar e il marito Shafqat Emmanuel. Entrambi si trovano in carcere da sei anni, in attesa che in appello i giudici ribaltino il verdetto di condanna a morte. Ma come avvenuto con Asia Bibi, nessuno vuole prendersi la responsabilità di assolvere un cristiano, anche quando le prove a sua discolpa sono numerose, per timore di essere ucciso dagli estremisti islamici. E così l’udienza finale del processo, che doveva tenersi mercoledì all’Alta corte di Lahore, è stata rimandata ancora una volta.

LA COPPIA NON SA SCRIVERE

La coppia di cristiani ha quattro figli ed è stata condannata a morte in primo grado per blasfemia nel febbraio 2014. Originari della città di Gojra (Punjab), dove nel 2009 più di 100 case di cristiani sono state bruciate da una folla di estremisti islamici in uno dei casi di persecuzione più famoso nel paese, i due sono stati accusati di aver scritto sms blasfemi nel 2013 da Muhammad Hussein.

Secondo Hussein, Shagufta, impiegata come donna di servizio in una scuola gestita dalla Chiesa cattolica, gli avrebbe inviato sms blasfemi in lingua inglese con la «connivenza» del marito la sera del 18 luglio 2013, mentre si trovava in preghiera in moschea. La coppia però è analfabeta e non è in grado di scrivere né in urdu né in inglese.

LE TORTURE E LA CONFESSIONE ESTORTA

La polizia ha arrestato la coppia il 21 luglio, dopo che una folla di musulmani, accerchiando la stazione di polizia, ne ha invocato la morte immediata, accusandola di blasfemia per «insulti al profeta e al Corano». Shagufta, che è parzialmente paralizzato, secondo gli agenti avrebbe anche confessato il crimine ma il fratello Joseph, parlando alla Bbc, ha dichiarato: «Non hanno un’istruzione sufficiente a scrivere messaggi. Ho visitato mio fratello in carcere e mi ha detto di essere stato torturato e di essere stato costretto ad ammettere il crimine che non aveva commesso. Ha anche aggiunto che un poliziotto gli ha perfino rotto una gamba».

I quattro figli della coppia sono rimasti «traumatizzati e non fanno che piangere tutto il giorno», spiega il fratello dell’imputato. Secondo l’avvocato della coppia, Malook, un vicino di casa dei cristiani con il quale avevano litigato avrebbe comprato una Sim card a nome di Shagufta e avrebbe inviato gli sms per vendicarsi. «La comunità internazionale deve farsi sentire come nel caso di Asia Bibi», conclude l’avvocato.