Mi sa che l’orgoglioso “no” laico alla poligamia non durerà molto (questione di burkini)

Sul Fatto quotidiano due pagine illuminanti sulla residua capacità dell’Occidente di difendere il suo spazio pubblico dai «tentativi di conquista» delle religioni

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Come ogni fondamentalista cattolico erotomane represso che si rispetti, il Correttore di bozze in spiaggia manda la moglie imbacuccata ma sbircia di sottecchi le pischelle in perizoma, e infatti ha subito fatto sua la benemerita campagna contro il burkini, l’intollerabile costume da bagno maomettano simbolo della decadenza dell’Occidente, il nostro glorioso Occidente cristianista che per secoli ha saputo difendere i suoi litorali dal perfido saracino invasore proprio andando al mare a mostrar le chiappe chiare.

Molti complimenti, quindi, da parte del Correttore di bozze al sublime Marco Marzano, sociologo esperto di beghe cattoliche che nell’edizione di ieri del Fatto quotidiano ha saputo spiegare ottimamente perché «il no al burkini appare comprensibile e sostanzialmente giusto». Certo, il punto di vista di Marzano è laicista e dunque in teoria anticorrettorista, tuttavia per una volta il Correttore di bozze ha deciso di non star lì a sindacare, poiché in questa sacrosanta crociata agostana siamo tutti sullo stesso materassino.

Grazie a Marzano, possiamo perciò tornare a ribadire una serie di cose molto condivisibili, come per esempio che «la cultura della laicità francese non merita molte delle critiche che le sono state mosse, ma dovrebbe essere esportata rapidamente in altri luoghi d’Europa». Una cosa su cui i lettori di Tempi concorderanno al volo, senza bisogno che il Correttore di bozze si rimetta adesso a elencare tutti i clamorosi successi maturati in Francia anche solo nell’ultimo anno e mezzo grazie all’ottima laïcité républicaine, soprattutto nelle banlieue.

Indiscutibile, poi, che per «evitare» davvero la famosa «deriva» fondamentalista che minaccia l’Europa bisognerebbe non solo obbligare le femmine a svestirsi un poco almeno d’estate, ma si deve anche – suggerisce Marzano – «ispezionare con attenzione, e sempre seguendo l’esempio di una legge francese del 2001, la vita interna delle tante organizzazioni settarie proliferate nel cristianesimo occidentale nell’ultimo mezzo secolo» (questa è per veri intenditori, ma i correttori di bozze hanno orecchie per intendere).

Insomma, capite bene che la vera laicità, se vuole, è armata fino ai denti di idee intelligentissime per respingere l’avanzata marittima del nemico islamista. Idee che il pezzo di Marzano sciorina a meraviglia. Comunque il concetto fondamentale è che non è giusto tollerare il burkini poiché è «sbagliato» vietare allo Stato di «farsi parte attiva nel promuovere un mutamento sociale così importante come quello che riguarda la parità di genere. Per quale ragione lo stato dovrebbe rimanere neutrale e assistere alla riproduzione di un’evidente discriminazione di genere? Perché non può essere l’autorità politica a promuovere l’abbattimento di una disparità così visibile? Non in nome di una fantomatica ideologia laicista, ma in quello dell’impegno a perseguire valori universali (e non occidentali, né tantomeno cristiani) nei quali ogni cittadino di una democrazia può e deve riconoscersi. L’eguaglianza tra uomini e donne è certamente uno di questi».

Adesso attenti a non banalizzare però. Non è che lo Stato diventa invadente solo perché decide di imporre l’eguaglianza di tutti gli uomini e di tutte le donne davanti alla moda balneare. Specifica Marzano: «Vi sarebbero laicismo ideologico e totalitarismo etico solo se lo Stato, come avveniva ad esempio nell’Albania di Hoxha, promuovesse l’ateismo, scoraggiasse i cittadini dal recarsi nei templi o dal seguire i precetti delle diverse religioni». In Francia mica succede questo. Al contrario. In Francia lo Stato addirittura incoraggia i suoi cittadini, se proprio ci tengono, a recarsi nei templi. Purché però ci si chiudano dentro.

È solo così, apprende il Correttore di bozze, che la Francia ha «impedito che l’esibizione ostentata di simboli identitari (dalle croci alle kippah, ai veli e oggi ai burkini) divenisse un’offesa alla civile convivenza, trasformandosi in un tentativo di occupazione e conquista di un ambito (lo spazio pubblico) che deve rimanere comune e condiviso». Giacché secondo Marzano «si inizia con l’accettare il burkini» (o, per rimanere alla logica di Marzano, con l’accettare la croce e la kippah) «e si finisce con il trangugiare la schiavitù».

Quindi: viva la laicità francese, crepi il burkini. Resta solo un piccolo dubbio da dirimere. Non che il Correttore di bozze abbia mai stimato particolarmente Hoxha, ma almeno lui un’alternativa alle religioni ce l’aveva: l’ateismo di Stato appunto. Hollande e Marzano che intenzioni hanno, a parte la pialla dell’eguaglianza? Non è che un giorno imporranno il bikini paritario anche agli uomini? O i boxer alle donne? O il topless ai Correttori di bozze e il borsello di vero budello per tutti?

Fortunatamente, però, lo stesso Fatto quotidiano, e sempre nell’edizione di ieri (anzi proprio nella pagina accanto a quella con il commento del sociologo bikinista), offriva altri due articoli che hanno tranquillizzato non poco il Correttore di bozze. Elisabetta Ambrosi e Lia Celi vi esponevano rispettivamente le proprie ragioni per il no alla proposta-provocazione avanzata da Hamza Roberto Piccardo di riconoscere, dopo le unioni gay, anche il “diritto civile” alla poligamia islamica.

Ebbene. Il Correttore di bozze non saprebbe dire quanto fossero seri gli articoli della Ambrosi e della Celi. Però sicuramente certificavano come l’Occidente laico, per nostra fortuna, abbia ancora le idee chiarissime su come difendere il suo spazio comune e condiviso. La Celi, per dire, scrive: no alla poligamia «perché essendo la tendenza al tradimento fisiologica nella specie umana, ci si continuerebbe a mettere le corna, anzi, le multicorna». Oppure la Ambrosi: no alla poligamia perché «i termini poligamia, bigamia, poliandria sono troppo carichi di significati culturali lontani dai nostri. Meglio parlare di poliamore, e della possibilità di avere più partner, con relativi diritti e doveri civili. Ma i fautori dell’amore plurale possono mettersi comodi: ci abbiamo messo decenni per una tenue legge sui diritti dei gay, ci vorranno un paio di secoli perché il Parlamento ammetta che sì, si possono amare anche due persone insieme». Ma se indossano il burkini non è vero amore.

Foto burkini da Shutterstock

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