L’Onu festeggia l’ennesimo accordo che salverà «il futuro del pianeta» e resterà rigorosamente sulla carta

Falliti i vecchi obiettivi, l’Onu ne fissa 17 di nuovi da raggiungere entro il 2030, dall’accesso all’acqua all’aborto per tutti. Costerà 75 mila miliardi di dollari. Chi ci mette i soldi? Nessuno, tanto è «volontario»

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onu-wikipedia

Applausi scroscianti, discorsi commoventi, euforia incontenibile. Domenica sera al Palazzo di Vetro l’atmosfera era davvero festosa, tanto da giustificare citazioni importanti, come questa famosa di Nelson Mandela: «Sembra sempre impossibile, fino a quando non lo facciamo». Che cosa è stato fatto dunque alle Nazioni Unite di così «rivoluzionario»? Che cosa giustifica l’utilizzo tanto inflazionato di termini come «momento storico» ?

17 OBIETTIVI. I 193 membri dell’Onu hanno adottato un documento, intitolato “Trasformare il nostro mondo: Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile”, che fissa i 17 obiettivi da realizzare nei prossimi 15 anni. Questi 17 obiettivi sostituiscono gli 8 precedenti (Obiettivi di sviluppo del Millennio), che nel 2000 i paesi membri avevano deciso di raggiungere.

SRADICARE LA POVERTÀ. Tra i traguardi da tagliare da qui al 2030 ce ne sono di importanti come sradicare la povertà, garantire a tutti educazione, lavoro, accesso all’acqua e sicurezza alimentare. Inoltre, bisognerà fare attenzione a parità di genere, protezione del suolo, conservazione dei mari, cambiamenti climatici, consumo sostenibile, energia sostenibile e innovazione sostenibile.

ACCESSO UNIVERSALE ALL’ABORTO.  Peccato che all’interno di questa «visione olistica dello sviluppo», questo «modello multidimensionale» che garantirà «il futuro del pianeta», ci sia anche un dettaglio non indifferente come l’aborto. Sì, perché tra gli obiettivi c’è anche quello di «garantire entro il 2030 l’accesso universale ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, inclusa la pianificazione familiare», che è la formula onusiana per definire l’aborto, che è stato eretto a «diritto universale».
Quindi, per l’Onu e i suoi 193 paesi membri, la povertà, soprattutto nel sud del mondo, va sì ridotta aumentando la qualità di vita degli abitanti ma anche riducendo la quantità degli abitanti sopprimendoli mentre sono ancora nell’utero.

75 MILA MILIARDI DI DOLLARI. Secondo le stime, per raggiungere questi “goals” serviranno, dollaro più dollaro meno, tra i 3.500 e i 5 mila miliardi all’anno per 15 anni. Cioè, tra i 52.500 miliardi e i 75 mila miliardi di dollari. Una bella cifra, in tempi di crisi economica. Come è stato possibile convincere i paesi del mondo a sborsarli? Semplice, specificando che l’impegno di ogni Stato è da considerarsi «volontario». Chiunque, cioè, potrà fregarsene dei nuovi “target” salvo farsi bello ogni tanto versando qualche milioncino, in modo tale che risulti nelle statistiche.

VECCHI OBIETTIVI DISATTESI. Ma vale la pena anche ricordare che degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, appena sostituiti dai nuovi 17, ne è stato raggiunto appena uno su otto in 15 anni, cioè quello di dimezzare il numero di persone nel mondo che vive in estrema povertà. Un grande risultato, si dirà, ma il merito non è stato dell’impegno mondiale, ma dell’incredibile crescita economica cinese, che ha garantito un incredibile miglioramento di vita ai suoi 1,3 miliardi di abitanti. È da notare tra parentesi che detta crescita economica non si ripeterà più, visto che Pechino ora ha quasi esaurito il suo incredibile potenziale e ha cominciato a rallentare.

CHE COSA SI FESTEGGIA? Che cosa c’è dunque da festeggiare? I vecchi obiettivi non raggiunti? Lo stanziamento eccezionale di denaro che non avverrà mai? L’aborto considerato come chiave e perno dello «sviluppo sostenibile»? O semplicemente l’ennesima firma apposta sull’ennesimo accordo che resterà sulla carta? Tra parentesi, il documento che fissa «obiettivi non vincolanti» non è stato ancora approvato ufficialmente: è stato approvata la bozza che verrà presentata ai leader mondiali il 25 settembre, i quali dovranno decidere se ratificarla dopo tre giorni di summit. Davvero una «rivoluzione».

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