Omofobia, Espresso e Arcigay riaprono la campagna. E invocano il bavaglio sulle opinioni

Riparte il battage a favore della legge Scalfarotto-Leone. Ma questa volta senza ipocrisie: «Punire anche chi dice che l’omosessualità è “contronatura”»

omofobia-copertina-espressoCon una sanguinolenta copertina dedicata all'”Italia antigay”, l’Espresso, settimanale del gruppo di Repubblica, riapre la campagna a favore della legge sull’omofobia. Del resto siamo a settembre e nei prossimi giorni la Camera dovrà tornare a discutere la norma proposta da Ivan Scalfarotto (Pd) e Antonio Leone (Pdl), dopo il rinvio dei lavori deciso un mese fa. Naturalmente nel servizio dell’Espresso, presentato come un «rapporto sulle discriminazioni» ai danni dei gay in Italia, l’omofobia è «ormai un’emergenza nazionale» (anche se poi nel testo dell’articolo lo stesso settimanale è costretto ad ammettere che in realtà «nessuno sa quanti siano i gay colpiti dall’odio omofobo. Né quanti anni abbiano, o dove vivano»). La parte più interessante dell’operazione, tuttavia, non è tanto l’«inchiesta» in sé, quanto il boxino in cui si aggiornano i lettori sull’iter della legge.

«CORREZIONI AL RIBASSO». In particolare l’Espresso si rammarica perché «rispetto alla prima bozza, la legge votata in commissione qualche settimana fa è stata corretta al ribasso». Anche per colpa della sinistra. La proposta Scalfarotto-Leone infatti prevede l’estensione a omofobia e transfobia della legge Mancino, che punisce i reati a sfondo razziale e religioso. Ebbene, scrive l’Espresso, a causa di «una modifica presentata dal Pd», nella proposta Scalfarotto-Leone è stata «introdotta una norma che chiarisce che l’intera legge Mancino non si applica alle manifestazioni del pensiero riconducibili al pluralismo delle idee». E questo al solo meschinissimo scopo di – leggete queste parole e imprimetevele nella memoria – «scongiurare le accuse giunte dal fronte cattolico più integralista di voler mettere il bavaglio alle critiche e alle posizioni contrarie ai diritti dei gay».

CONTRONATURA. I giornali nei giorni scorsi hanno chiamato questa «correzione al ribasso» non a caso “clausola di salvaguardia” contro il reato di opinione. «Secondo alcune associazioni, però», continua l’Espresso facendo proprie le loro obiezioni, «la norma così formulata è ambigua. L’Arcigay ha parlato, infatti, di comma salva-vescovi, convinta che dentro quel testo si celi non tanto la libertà di opinione, quanto la possibilità di rivolgersi agli omosessuali con epiteti come “frocio”, “malato”, “contronatura”, “deviato”, ovvero istigazioni all’odio, spacciate per opinioni». Nero su bianco: secondo l’Arcigay (e l’Espresso) con una legge sull’omofobia come si deve, sostenere che l’omosessualità è “contronatura” oppure una “malattia” sarebbe un reato punibile tanto quanto chiamare una persona “frocio”.

omofobia-espressoOPINIONI E INGIURIE. La conferma di questa visione arriva appunto dall’intervento del presidente nazionale dell’Arcigay Flavio Romani apparso due giorni fa, il 4 settembre, su gay.it. Rispondendo al relatore della legge Ivan Scalfarotto che gli aveva dato del “liberticida” per avere espresso la propria contrarietà all’inserimento della citata “clausola di salvaguardia” per il reato di opinione, Romani scrive:
«L’ambiguità, ancora una volta, è tutta di natura semantica: ci vorrebbe spiegare l’onorevole Scalfarotto cosa intendiamo per “opinione”? Concretamente: l’assessore Roberto Speranzon, che sulle pagine di un quotidiano assimila le famiglie omogenitoriali e i loro figli a “organismi geneticamente modificati”, sta esprimendo un’opinione? Quando gli omosessuali vengono definiti “malati” o “contronatura”, chi usa questi argomenti lo fa esercitando la propria libertà di opinione? Oppure, piuttosto, non ci troviamo di fronte a un esplicito atto di incitazione all’odio? Qual è il confine tra le opinioni e le ingiurie?»

QUAL È IL PROGETTO? La domanda è la stessa che hanno sollevato gli oppositori di questa legge (cattolici e non solo) fin dall’inizio di questa campagna ideologica. Va da sé, però, che il punto di vista di Romani è esattamente rovesciato. «Le leggi che fanno cultura – scrive il leader dell’Arcigay – non sono i “pacchetti sicurezza” bensì quelle che ridisegnano la struttura sociale e che iniettano il cambiamento in tutti i luoghi formativi, dalla scuola, alla famiglia, allo sport», ecco perché per gli attivisti lgbt il vero cambiamento «passa sì attraverso l’estensione della legge Mancino, ma soprattutto attende la messa in campo di un serio dibattito sull’uguaglianza, in grado di produrre leggi che traducano quell’uguaglianza in diritti: al matrimonio, all’adozione, alla definizione della propria identità e, più in generale, alla felicità». La vera questione dunque è: «Quale progetto questa classe politica ha in mente per affrontare il tema dei diritti e quello dei crimini d’odio nel loro complesso? Una volta approvata la legge contro l’omotransfobia, quale sarà il passo successivo?».

PROSSIMI OBIETTIVI. Qualche idea della possibile risposta alle inquietanti domande di Romani arriva sempre dal servizio allarmistico dell’Espresso. Dove l’Italia è rappresentata (a torto) come una nazione di bulletti intolleranti e violenti. E dove – a proposito delle famose «accuse giunte dal fronte cattolico più integralista di voler mettere il bavaglio alle critiche e alle posizioni contrarie ai diritti dei gay» con la legge sull’omofobia – si denunciano come scandali le seguenti cose, solo per fare qualche esempio:
1) nei casi di presunto mobbing di stampo omofobico «ancora oggi vengono richiesti indizi “gravi, precisi e concordanti” senza tenere conto che spesso la raccolta delle prove passa per la testimonianza proprio di quei colleghi che, nella maggior parte dei casi, erano gli stessi che discriminavano»;
2) «nonostante le dure prese di posizione dell’Ordine dei medici e di quello degli psicologi, dalla Lombardia all’Emilia, dalla Toscana al Lazio, le cliniche per curare i gay restano in funzione»;
3) esistono scuole che si permettono «addirittura» di affidare «progetti didattici sulla diversità» a «stravaganti associazioni che si occupano di teorie riparative dell’omosessualità».

RIEDUCAZIONE LGBT. Senza contare l’ineffabile Franco Grillini, che all’Espresso dichiara tranquillamente come la legge serva non solo «a colpire comportamenti criminosi, o garantire il godimento dei diritti» ma anche «a modificare la cultura della società». Ma se fino a prova contrario un gay in Italia è liberissimo di ritenersi “normale” e di non abbisognare di alcuna «stravagante» terapia riparativa, perché invece chi pensa che gli omosessuali al contrario siano “malati” o “contronatura” dovrebbero accettare di essere rieducati dal pensiero di Grillini? E poi. È più «stravagante» credere che l’omosessualità sia una “malattia curabile” oppure – come fa l’Espresso – inserire tra i casi di omofobia  il «racconto choc» di Andrea, 18 anni, che «ha contratto il virus Hiv proprio da un compagno di scuola di 17 anni» e dice: «Ho deciso di non curarmi e di non dire nulla a nessuno, perché non voglio che nessuno scopra che sono gay»? Anche questo è colpa del fronte cattolico più integralista?