Obiezione di coscienza, nuovo scontro tra i vescovi e Obama

Il governo aggira la sentenza della Corte Suprema sulla Hobby Lobby che salvaguardava gli enti for profit, peggiorando la situazione anche di quelli no profit

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Nonostante la decisione della Corte Suprema sul caso Hobby Lobby, che in giugno aveva stabilito l’esenzione delle imprese familiari dall’obbligo di pagare ai propri dipendenti assicurazioni che includessero contraccettivi e abortivi, il presidente Obama ha proposto una nuova “regola finale” più restrittiva di quella precedente.

ANCHE I NO PROFIT. Se infatti prima gli enti no profit, come le chiese, erano del tutto esenti (al contrario di ospedali e scuole religiosi) dalla clausola governativa, secondo le recenti modifiche persino i soggetti no profit dovranno partecipare all’atto, anche se contrario alla loro libertà religiosa. Questi, infatti, potranno presentare al dipartimento della Salute la loro obiezione di coscienza, firmando però un modulo di autorizzazione a procedere da parte di enti assicurativi terzi.

CONTRO LA CORTE SUPREMA. A prendere posizione nuovamente contro il governo sono stati i vescovi, ribadendo che «non c’è alcuna ragione legittima, né tanto meno convincente, per richiedere a un’organizzazione senza scopo di lucro a favore della vita, per esempio, di impegnarsi con un altro ente for profit per beneficiare di un compromesso sulla propria obiezione di coscienza». Inoltre, come hanno spiegato Anthony Picarello e Michael Moses, il primo consigliere generale e il secondo socio consigliere generale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, le nuove modifiche, oltre a non risolvere «le preoccupazioni della stragrande maggioranza delle parti interessate, persone o enti religiosi», peggiorano la situazione anche «per gli enti for profit», come la Hobby Lobby, finora protetti dalla sentenza dei giudici federali.

LA CALIFORNIA. Sulla scia dell’amministrazione Obama, anche la California si è spinta oltre. Con una lettera, il dipartimento della Salute statale ha annunciato agli assicuratori sanitari privati che «tutti i piani sanitari stipulati in California devono coprire immediatamente l’aborto». Per questo sette chiese hanno denunciato il governo californiano, ricordando che l’aborto è «un grave male morale» ed è deplorevole il fatto che gli assicuratori abbiano «già confermato ad alcune delle chiese che questi cambiamenti sono già stati introdotti nei loro piani assicurativi». Secondo la direttrice legale della Life Legal Defense Foundation, Catherine Breve, che difende le chiese, anche «questo ordine è una risposta alla pressione politica delle lobby abortive». Come il governo federale, però, anche quello della California non ha replicato.

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