Non sono clandestini, ma “solo” cristiani. Per questo non possono entrare in Italia

“Stupefacente” episodio a Trieste dove è stato negato il visto a una decina di fedeli dello Sri Lanka, invitati e ospitati dalla curia per una «visita culturale e spirituale»

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Catholics celebrate Good Friday in Jerusalem

«Stupefacenti». È la parola con cui il vescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, ha definito le motivazioni con cui è stata respinta la richiesta di visto per un gruppo di cristiani dello Sri Lanka che voleva entrare nel nostro paese per una «visita culturale e spirituale». L’episodio raccontato oggi sul Giornale è, effettivamente, “stupefacente”.

COSA È SUCCESSO. In aprile, Crepaldi ha chiesto il visto per una decina di cattolici, specificando che il viaggio in Italia avrebbe avuto tutte le caratteristiche di una visita «culturale e religiosa in occasione dell’anno giubilare». Nella richiesta, il vescovo specificava le tappe e l’itinerario che comprendeva un «pellegrinaggio alle basiliche di Roma, a quella di San Francesco d’Assisi e di Sant’Antonio da Padova» e la partecipazione ad alcuni eventi religiosi e culturali. Non solo: la Chiesa triestina si è premurata di spiegare che le spese per il soggiorno sarebbero state interamente sostenute dalla curia, grazie anche a una raccolta fondi organizzata tra i fedeli. A maggior garanzia che le persone fatte entrare nel nostro paese fossero affidabili, padre Mario Michalik, sacerdote polacco ex missionario nello Sri Lanka oggi parroco a Trieste, si era recato nel paese per conoscere gli undici giovani.

NON SONO CLANDESTINI. Ma qualcosa è andato storto. Cosa? «Una cattiveria. Dall’ambasciata non ci rispondevano neppure per cortesia. I ragazzi cingalesi cristiani che avevamo invitato per una visita spirituale non sono terroristi e nemmeno immigrati che vogliono restare in Italia», ha detto padre Michalik al Giornale.
Per l’ambasciata i dieci giovani non avevano i requisiti adatti per chiedere il visto, non avendo «dimostrato di disporre di mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno, sia per il ritorno nel paese di origine». Insomma, nonostante le ripetute rassicurazioni, l’ambasciata non ha ceduto e la visita (che doveva concludersi con l’incontro con papa Francesco alla Gmg di Cracovia) non si è svolta. «Il vescovo – conclude amaramente padre Michalik – ha garantito e certo non vuole portare immigrati clandestini in Italia. I cristiani non protestano mai. Forse per questo ci trattano così».

Foto Ansa

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