No Tav, storie di ordinaria follia dalla Val di Susa

La maestra che distribuisce in classe il volantino che definisce “mafiosa” l’azienda del padre di un suo alunno. Vendola che scomunica il sindaco di Sel favorevole all’opera. Il sindaco di Rifondazione espulso dal partito perché non tollera i bivacchi degli antagonisti. Capito perché questo è il paese dei balocchi di Beppe Grillo?

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Beppe Grillo invoca la deflagrazione della politica, con annesso “processo di Norimberga per i partiti”. In molti si chiedono quali contorni potrebbe avere il “mondo di Grillo&Co”. Quanti vogliano placare almeno un po’ questa curiosità potrebbero farsi un giro nella “Vandea trenocrociata”. Nella Val di Susa dove l’egemonia è esercitata da quei No-Tav che profonde simpatie, ampiamente ricambiate, indirizza al comico genovese dalle mire palingenetiche. A parlare sono i fatti. Un mondo al rovescio, non precisamente “delle meraviglie”. Nelle ultime settimane, una sequenza di avvenimenti che nemmeno ad immaginarli una fantasia potrebbe partorirli. Andando in ordine (cronologico), nel disordine.

Un mese fa circa, una professoressa al “Defendente Ferrari” introduce in classe un volantino, consegnatele da un’ex-alunno perché lo affidasse ad altri due suoi alunni, in cui la Martina Service, l’azienda che ha vinto l’appalto a Chiomonte, è bollata come mafiosa. Piccolo dettaglio: tra i suoi allievi c’è anche il figlio del proprietario dell’azienda. Questi si confida con il padre, che decide di denunciare la scuola. Il preside propone un provvedimento duro (una settimana di sospensione) contro gli studenti che si sono resi protagonisti della consegna del volantino, ma i docenti insorgono: troppo dura. Documenti dei Consigli di classe e l’immancabile presidio dei No Tav di fronte alla scuola. Alla fine tutto si risolve con un giorno di sospensione. Nulla per la professoressa che si difende dicendo «non ho letto il volantino, ero di fretta». Insomma, ha scatenato tutto “a sua insaputa”. Non si capisce se sia più grave che il volantino sia stato letto o che si distribuisce ciò che non si legge. Il marchio No Tav garantisce per tutti, se c’è non occorre leggere. “Extra No Tav, nulla salus”.

Fine settimana scorsa, Nichi Vendola sale a Torino. E sconfessa Antonio Ferrentino, sindaco di Sant’Antonino e consigliere provinciale, tra i primi vendoliani di questa porzione di territorio e con un passato nel Pci, perché sgradito ai No-Tav: ha aperto all’Osservatorio e alla realizzazione per lotti della Torino-Lione. Il movimento ha sempre ragione. Il leader di Sel non incontra Ferrentino iscritto al suo partito, ma sempre per benedire due Pd No Tav (ed accidentalmente di antiche ascendenze Dc): Sandro Plano e Carla Mattioli.

Il mondo al contrario trova il suo “apice” con la cacciata da Rifondazione Comunista del sindaco di Giaglione Ezio Paini, con tanto di intervento del segretario Paolo Ferrero, per aver denunciato l’abuso edilizio della casetta presidio del movimento. «Intorno alla baracca gira brutta gente, le mamme si sono lamentate», aveva denunciato il primo cittadino, motivando l’ordinanza in cui si chiedeva di verificare eventuali abusi. Paini, tesserato Pci dal 1963, passato a Rifondazione nel 1991, è uno dei rappresentati del movimento No Tav. Ma lui stesso si definisce anche intransigente «contro chi compie violazioni di qualsiasi natura», attivisti compresi. La posizione di Paini si è quindi concretizzata in un’ordinanza nella quale si chiedeva una verifica su un possibile abuso edilizio.
«Ogni ordinanza, divieto o provvedimento che possa limitare l’attività del presidio No Tav è incompatibile con l’appartenenza al partito, da sempre schierato con il movimento» è stata quindi la replica del partito. Paini risponde al segretario del partito, Paolo Ferrero: «Posso solo augurati che un giorno tu abbia vergogna di questa sciagurata scelte. Ti giunga l’espressione del mio profondo disgusto».

In Val di Susa, il Cappellaio Matto Beppe Grillo pare aver trovato il suo “Paese delle Meraviglie”.

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